(*) Signori della Camera!

Noi qui rappresentiamo una massa di popolo, che ancora non ha organizzato alcuna dimostrazione per il rincaro, perché ha ancora la convinzione politica piuttosto ingenua, che il muto linguaggio della miseria sia ascoltato ancora più prontamente delle grida dei dimostranti.

In questa aspettativa ingenua vi sono elementi di ordine e di legalità, che il Governo deve sentire il dovere di conservare.

Se noi invitiamo il Governo a non deludere queste speranze, lo facciamo mettendoci unicamente dal punto di vista della pura conservazione dello Stato.

Possano il Governo ed il Parlamento concentrate la loro attenzione sulla miseria della totalità della popolazione sofferente, e non solo su quella di una determinata classe; vogliano essi tenere presente che il rincaro non è esclusivamente un fenomeno che si verifica nelle città e nei grandi centri, ma che è alle porte dei paesi dei piccoli agricoltori, degli artigiani, degli operai e alla periferia dell'Impero stesso.

Questa miseria è tanto più grave in quanto colpisce strati della popolazione che già avevano ridotto ad un minimo le loro esigenze.

Qui il rincaro generale è reso più acuto dalla posizione geografica. L'attuale politica doganale ci impedisce di acquistare carne e grano a migliore prezzo dalla vicina Italia, mentre siamo costretti a importare questi generi alimentari per la via più lunga, dall'Ungheria e dai Balcani. Lo stesso si dica per gli articoli dell'industria, che dobbiamo fare venire dai più lontani centri di produzione.

Se a Vienna si parla di certe «molte mani» della mediazione commerciale, allora queste «molte mani» al confine sudoccidentale dell'Impero, diciamo per esempio a Primiero, sono diventate mille. Noi dobbiamo rallegrarci di ogni misura che venga presa per portare più vicino il consumatore al produttore: in questo modo si lotta contro la mediazione commerciale.

Mi permetto, egregi signori della Camera, di ricordarvi che scienziati stranieri già da molto tempo hanno riconosciuto e dimostrato che in Austria particolarmente si soffre sotto il giogo della mediazione commerciale. Un economista torinese, il Leira, ci dice il numero delle persone che in Austria si occupano della mediazione commerciale per i generi alimentari, e ci dimostra come questo numero sia salito in dieci anni del 71,72%, mentre la popolazione vera e propria in questo periodo è aumentata soltanto del 9,35%.

Nell'anno 1890 su 100.000 abitanti vi erano 1.183 commercianti mediatori per i generi alimentari, nell'anno 1900 già erano 1.726. Negli ultimi dieci anni questo numero è certamente ancora aumentato.

Questo fenomeno significa già per se stesso un aumento automatico dei prezzi, e nel migliore dei casi, cioè quando la mediazione commerciale usa soltanto i mezzi legali. Soltanto una organizzazione di consumatori può stabilire un equilibrio dei prezzi in questo campo. Al riguardo il partito a cui appartengo, ha da molto tempo, riconosciuto quali sono i suoi doveri e ha cercato di compierli. In vaste zone del paese vi è una rete di cooperative di consumo, che

in grandissima parte fanno capo ad una cooperativa centrale di consumo.

Se perciò, da parte del partito socialdemocratico si chiede un appoggio a queste organizzazioni per i consumatori, noi possiamo pure approvare questa richiesta.

La cosa strana invece in questo caso è che proprio la stampa socialdemocratica ha aggredito ripetutamente le organizzazioni di consumatori, partendo dal punto di vista singolare che questi consumatori non erano socialdemocratici e non avevano nessuna intenzione di diventarlo.

Noi faremo tutti gli sforzi possibili in questa direzione per migliorare la situazione. Tramite le associazioni degli agricoltori, l'acquisto delle materie di prima necessità in campo agricolo dovrebbe trovare una base più ampia; i consorzi vinicoli dovranno fare nuovi sforzi per potersi mettere in contatto diretto con i consumatori di vino. Ma proprio su questo punto decisivo sappiamo che le nostre sole forze noti bastano.

Qui noi veniamo a conflitto con quelle «molte mani», le quali a Vienna, per esempio, fanno rincarare i nostri vini di un terzo. Occorre che lo Stato intervenga, e non tanto con misure proibitive, quanto piuttosto appoggiando i molti deboli nella loro lotta economica contro i pochi forti.

Noi siamo naturalmente dell'opinione che bisogna opporre le più severe misure a questo fenomeno del rincaro, sia per via legislativa che per via amministrativa; però, resta fermo che, secondo quanto ci insegna per esempio, anche l'esperienza dell'Inghilterra e dell'America, l'auto-aiuto delle organizzazioni, con l'appoggio dello Stato, sono il mezzo più efficace. In questa organizzazione, anche il modesto ceto medio, la «ultima mano», può avere la sua parte. Debbo però osservare che il concetto di ceto medio, come lo abbiamo noi, non ha ancora raggiunto il criterio di modernità della Neue Freie Presse, secondo cui un uomo con una rendita annuale di 10.000 corone fa parte del ceto medio, invece che del ceto dei duemila della classe superiore. Il nostro popolo fa ogni sforzo per potere, secondo i principii della riforma cristiano-sociale, influire e concorrere a deliberare sulla questione dei prezzi e con ciò indirettamente anche sul suo livello di vita. R dovere dello Stato dare tutto il suo appoggio a questo movimento, specialmente dove, come da noi, la conformazione geografico-politica contribuisce naturalmente a diminuire le possibilità di influsso.

A questo riguardo, accenno brevemente a due circostanze, che hanno ancora aggravato la già sconsolata situazione generale, proprio quest'anno. Noi abbiamo, come molti altri paesi, subito la disgrazia di una epidemia di afta tra il bestiame e, disgrazia forse ancora maggiore, abbiamo subito gli effetti delle misure per lottare contro questa epidemia. La prima conseguenza fu il rincaro del latte, del burro e del formaggio, della carne e dei foraggi; molte delle nostre Alpi sono rimaste vuote e povere perché si è proibito ogni acquisto di bestiame in Italia.

Il danno che ne deriva perciò ai nostri comuni è molto grande. Si aggiunga a questo anche il divieto di commerciare, che produce una depressione artificiale nel prezzo del mercato. Ciò avviene, signori, in zone abitate esclusivamente da agricoltori che, in linea di massima, non sono produttori, ma sono vittime di quello stesso rincaro di cui soffrono anche le popolazioni cittadine.

Si può obiettare che i contadini stessi hanno contribuito ad allargare questa epidemia. Ammetto che in molte località gli allevatori di bestiame hanno creduto di saperne di più delle autorità; ma anche qui le autorità hanno mancato di coerenza In Vai di Fiemme, nella Valle di Fassa e a Primiero si è partiti dapprima da misure molto severe. In agosto poi andarono in questo distretto le forze militari per una manovra di Divisione ed ignorarono completamente tutte queste misure. Quando io mi sono lamentato di ciò presso una autorità politica superiore, ho avuto per risposta che lo dovevo pur sapere da me, che i militari dappertutto fanno il comodo loro, e che non vi è niente da fare. Certo con principii di questo genere, sarà molto difficile che i contadini arrivino ad una comprensione più approfondita delle leggi sulle epidemie del bestiame, Ma la colpa in questo caso è almeno divisa in due, mentre il danno purtroppo grava esclusivamente sui contadini. Vi è una seconda circostanza che rende ancora più grave questo anno la situazione generale, e sono i danni ingentissimi causati dal maltempo, Da parte nostra, a questo riguardo, sono state rivolte le interpellanze necessarie. In un solo distretto il danno ammonta, secondo sopraluoghi e perizie ufficiali, a oltre due milioni di corone.

Di fronte a queste ben tristi condizioni, rese più gravi e difficili per il rincaro generale, noi chiediamo al Governo un intervento particolare per lo stato di emergenza, per mitigare il maggior danno, affinché il ceto dei nostri agricoltori non sia costretto ad ingrossare le file già abbastanza grandi degli emigranti.

Tornando alle mozioni sul rincaro, sono favorevole all'importazione della carne d'oltremare, innanzi tutto perché ne abbiamo bisogno, in secondo luogo perché siamo convinti che, come dimostra anche l'esempio dell'Italia, l'importazione della carne argentina non può danneggiare l'allevamento del nostro bestiame.

Noi voteremo anche a favore dell'abolizione delle dogane così opprimenti, particolarmente la dogana sui cereali, studiata a suo tempo, così come siamo propensi anche ad un eventuale alleggerimento per l'importazione.

Questo punto di vista è stato difeso ripetute volte nelle mozioni ed interpellanze di deputati italiani negli ultimi dieci anni. Con piacere abbiamo constatato ora, ascoltando il discorso del signor Presidente dei Ministri, che il punto di vista del Governo a questo riguardo - anche se arriva piuttosto in ritardo - non è molto distante dal punto di vista nostro. Siamo al contrario piuttosto scettici quanto al progetto di istituire un calmiere generale dei prezzi per i generi alimentari. Troppo potere viene qui attribuito allo Stato moderno. Ed ancora meno efficace ci sembra la proposta di garantire il rifornimento dei generi alimentari mediante requisizioni forzate. È noto che questi metodi furono sperimentati in Francia al tempo della Rivoluzione e portarono a risultati catastrofici, proprio contrari a quelli desiderati,

Siamo favorevoli al piano di assistenza per le abitazioni, nell'interesse dei nostri cittadini tanto più che anche qui la libera iniziativa ha fatto da pioniere. Esprimiamo il desiderio che finalmente si arrivi anche ad una riforma delle imposte sugli immobili, per potere alleggerire i nostri abitanti delle campagne, secondo le teorie che sono state enunciate dal mio collega Tonelli, nella sua proposta precedente, frutto della sua ficca esperienza e delle sue capacità di tecnico competente. Come rappresentante del partito popolare, noi siamo naturalmente favorevoli anche all'aumento degli stipendi degli impiegati di ultimo ordine, particolarmente per gli impiegati dello Stato e i ferrovieri, con la sola riserva che questo aumento non sia fatto a spese della classe popolare ed in particolare degli ambienti dei produttori agricoli, Questa necessità di una continua regolazione degli stipendi dovrebbe però

convincerci al tempo stesso dell'urgenza di una riforma dell'Amministrazione, nel senso di una semplificazione e di una maggiore economia. Vi sono categorie dì impiegati e di salariati per i quali la vita certamente è diventata troppo cara, ma, per noi tutti certissimamente questa burocrazia è troppo cara.

Signori della Camera! In tutte queste richieste e nella batta glia contro il rincaro, non vogliamo proclamare la onnipotenza dello Stato, per scaricare ogni responsabilità sul Governo. Noi conosciamo bene ciò che è possibile e ciò che è raggiungibile. Quanto abbiamo richiesto è nelle possibilità del Governo, anzi entro i limiti delle promesse che questo Governo ha fatto. E questo vale particolarmente per le misure atte ad incrementare la produzione agricola.

Il meno che noi possiamo però chiedere a questo Stato è che non inibisca lo sviluppo delle nostre forze economiche. Purtroppo, dobbiamo constatare che è proprio lo Stato a mettere dogane protettive sul capitale e sul lavoro al nostro confine. Da molto tempo attendiamo inutilmente che il Governo ci permetta lo sfruttamento del capitale idrico con trasferimento della corrente oltre frontiera, e ultimamente abbiamo visto che le autorità militari hanno proibito la costruzione di una grande centrale elettrica, o per dir meglio, l'hanno permessa soltanto ad una condizione, cioè che non vi fosse investito alcun capitale del regno italiano, né che vi fossero impiegati lavoratori italiani.

Se le consideriamo anche dal punto di vista sociale, queste misure rappresentano una diminuzione, anzi un impedimento alla produzione. Ma questo è veramente il compito di uno Stato moderno?

Non ci troviamo di fronte a malformazioni e storture ancora maggiori di quelle che S. E. il Presidente dei Ministri vuole combattere con il suo proclama?

Per il risanamento della malattia attuale, l'alto Governo ha consigliato diverse medicine. Siamo pronti a trangugiarle, ma non dimentichiamo il vecchio detto: Medice cura te ipsum!

 

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Nel mese di ottobre 1911 si svolse al Parlamento austriaco un dibattito sulla questione relativa al rincaro dei prezzi. Nel corso della discussione il Governo propose un aumento degli stipendi degli impiegati statali, ricavando i fondi necessari dall'aumento delle imposte sui redditi superiori alle diecimila corone; ciò provocò le proteste della Neue Freie Presse, per la quale tali imposte venivano a colpire il ceto medio. Nella stessa discussione parlamentare il barone Gautsch propose di colpire le «molte mani» attraverso le quali passano i prodotti prima di arrivare ai consumatori; i socialisti chiesero l'intervento dello Stato per favorite le cooperative di consumo; da altri settori della Camera furono formulate le seguenti proposte: il controllo dello Stato sui cartelli, una tariffa obbligatoria per i generi di prima necessità, la requisizione forzosa dei viveri, l'importazione di carne argentina, ecc. Durante il dibattito prese la parola anche Alcide De Gasperi, che pronunciò il discorso, che viene qui pubblicato, nella seduta del 13 ottobre 1911.