| Biografia |
Nasce a Concesio, in provincia di Brescia, il 26 settembre 1897, da una cospicua famiglia borghese di forti tradizioni cattoliche. Compiuti gli studi presso il collegio Arici, entra nel seminario di Brescia dove è ordinato sacerdote il 29 maggio 1920. Nel 1924 è già aiutante nella Segreteria di Stato e parallelamente ha l'incarico di assistente ecclesiastico della FUCI. Ha modo così di guidare e formare gran parte della futura classe dirigente cattolica italiana. Nel 1937 è nominato sostituto della Segreteria di Stato; nel 1944 diviene con monsignor Tardini il collaboratore più stretto di Pio XII. Il successivo ventennio di collaborazione con papa Pacelli caratterizza senza dubbio la formazione, la mentalità e l'azione del futuro cardinale e pontefice. Durante gli anni del fascismo mantiene stretti rapporti di amicizia con De Gasperi, consigliandolo anche, tra il 1943 e il 1945 sulle più importanti scelte politiche e sul carattere da dare al nuovo partito dei cattolici.
Nel 1952 è eletto prosegretario di Stato per gli Affari Ordinari della Chiesa; nel 1954 arcivescovo di Milano; nel 1958 diventa cardinale.
Quando papa Giovanni XXIII indice il Concilio, ne condivide l'esigenza e collabora attivamente al buon esito della importante stagione conciliare. Alla morte di Giovanni XXIII, gli succede al Soglio pontificio, il 21 giugno 1963, con il nome di Paolo VI. Primo compito del nuovo papa è la conduzione del Concilio, compito tutt'altro che semplice e che sa portare a compimento manifestando una statura spirituale e culturale straordinaria. La sua azione si caratterizza subito per la volontà di portare a termine il discorso innovatore ormai iniziato, anche se essa non può prescindere dalla prudenza di un temperamento e di una personalità per molti aspetti diversi da quelli di Giovanni XXIII.
Al termine del Concilio Vaticano (8 dicembre 1965), manifesta prudenza in talune aperture d'ordine disciplinare o ecumenico, ma evidenzia anche una forte sensibilità ai problemi del Terzo Mondo e della pace mondiale, evidenziata dall'enciclica "Populorum Progressio" del 26 marzo 1967 che ben si colloca accanto a quel coraggioso documento conciliare che è la "Gaudium et Spes" del 7 dicembre 1965. Fondamentale anche il discorso da lui pronunciato a New York, nella sede dell'ONU, nell'ottobre 1965, a favore della pace, della riduzione degli armamenti e dell'assistenza ai paesi sottosviluppati.
La lettera apostolica "Octogesima Adveniens", del 1971, rivela ulteriormente la condanna dell'ideologia marxista e del liberalismo capitalistico, ma anche la sua sensibilità sociale. Un particolare coraggio e spirito pastorale anima Paolo VI nella questione della regolamentazione delle nascite con l'enciclica "Humanae vitae" e del problema della fede e dell'obbedienza alla gerarchia. Uno dei momenti forti del suo pontificato è l'anno giubilare del 1975 caratterizzato dal massiccio concorso di 8 milioni di pellegrini. Dal 1975 al 1978 persegue con determinazione, fino alla sua morte, sia la politica ecumenica sia quella verso i Paesi dell'Est europeo.
Gli ultimi giorni della sua vita sono fortemente turbati dalla vicenda del sequestro e dell'assassinio di Aldo Moro, suo vecchio amico sin dai tempi della Fuci.
Muore a Castel Gandolfo, il 6 agosto 1978.
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