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Home >Fonti > I personaggi > Piccioni Attilio
 
 Personaggio
Cognome  Piccioni  
Nome  Attilio  
Luogo di nascita  Poggio Bustone (RI)  
Biografia  Nasce a Poggio Bustone, in provincia di Rieti, il 14 luglio 1892, nono di dieci figli. Dopo il liceo, frequentato a Rieti, si iscrive alla facoltà di legge dell'Università di Roma. La scelta cattolica avviene, oltre che per l'influenza formativa dei genitori. Allo scoppiare della prima guerra mondiale vi partecipa con entusiasmo, poi spento dalla constatazione dei dolori umani e delle ingiustizie che la guerra comporta.
Terminato il conflitto si stabilisce a Torino e quando, nel gennaio del 1919 Luigi Sturzo fonda il PPI, Piccioni è tra i primissimi iscritti nella sezione torinese. Sempre a Torino nasce nell'agosto del 1920 la rivista Il Pensiero popolare, espressione di un gruppo di popolari impegnati sul piano sociale, da Giuseppe Cappi a Guido Miglioli. Nelle elezioni amministrative del novembre 1920, Piccioni è eletto consigliere comunale.
Di fronte al fascismo, manifesta subito una opposizione decisa e ferma. Quando il direttivo del gruppo parlamentare popolare decide, il 30 ottobre 1922, la partecipazione al primo governo Mussolini, nonostante il parere contrario della direzione del partito, Piccioni condivide quest'ultima posizione e prepara a Torino l'ambiente per il primo e fondamentale discorso antifascista che Sturzo tiene in quella città il 20 dicembre 1922.
Nel novembre 1926 quando il fascismo procede allo scioglimento dei partiti, Piccioni decide di ritirarsi dalla vita politica. Si trasferisce a Pistoia dove riprende la professione forense. All'inizio degli anni '40, mentre l'Italia vive i momenti drammatici della seconda guerra mondiale, Piccioni si impegna nella fondazione e DC in costante intesa con gli amici di Roma. Egli svolge la sua attività clandestina da Firenze, dove si è trasferito nel 1939, e rappresenta la DC nel CLN di quella città. Dopo la liberazione di Firenze approda a Roma. Dal giugno 1945 è vice segretario politico della Democrazia cristiana e nel settembre 1946 subentra a De Gasperi nella carica di segretario politico e in tale ruolo conduce il partito alla vittoria elettorale del 18 aprile 1948. A questo punto De Gasperi lo chiama accanto a sé, al governo, come suo stretto collaboratore nella veste di vicepresidente del Consiglio. Successivamente, è Ministro di grazia e giustizia nel VI Governo De Gasperi, Vice Presidente del Consiglio nel VII e VIII Governo De Gasperi.
Dopo le elezioni del 1953, che vedono ridimensionata la forza parlamentare della DC, quando De Gasperi non riesce ad ottenere la fiducia per il suo ottavo gabinetto, Piccioni appare il suo più naturale successore. Il presidente della Repubblica Einaudi gli affida l'incarico di formare il nuovo governo, ma dopo una serie di consultazioni, rinuncia al mandato conferitogli. Nel Governo Scelba, il 10 marzo 1954, assume la carica di ministro degli Esteri, incarico dal quale si dimette il 19 settembre 1954. Scoppia infatti "il caso Montesi" nel quale viene implicato il figlio maggiore Piero, accusato di un reato infamante. Ma già prima che quella triste vicenda si concluda con la piena assoluzione del figlio, nel febbraio del 1957 Piccioni viene eletto presidente del Gruppo parlamentare DC a Montecitorio. Torna al governo come vicepresidente del Consiglio nel III e nel IV Governo Fanfani. Di quest'ultimo Gabinetto diventa anche Ministro degli affari esteri dal 29 maggio 1962, in sostituzione di Antonio Segni, eletto Presidente della Repubblica. In tale veste, il 7 settembre 1962 firma, insieme con il Vice Presidente statunitense Johnson, l'accordo di collaborazione scientifica spaziale ("programma San Marco"). Nel 1963 è confermato Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri nel I Governo Leone. Infine nel I, II e III Governo Moro è Ministro senza portafoglio.
Muore a Roma, il 10 marzo 1976.