| Biografia |
Nasce a Dovia di Predappio, in provincia di Forlì, il 29 luglio 1883, figlio di un fabbro socialista e anticlericale. Ha un'educazione da autodidatta e diviene maestro elementare. Stimolato dal padre comincia la sua carriera politica con l'iscrizione al Partito socialista. Allo scopo di sottrarsi al servizio militare, fugge in Svizzera, dove entra in contatto con importanti esponenti rivoluzionari. Rientra in Italia nel 1904, iniziando a collaborare attivamente al periodico socialista La lima. Il 26 febbraio 1909 è a Trento con la carica di segretario della Camera del Lavoro e direttore del giornale del sindacato L'Avvenire del Lavoratore. Fin dal suo arrivo si scaglia contro gli ambienti cattolici della città e i suoi scontri con Alcide De Gasperi, allora direttore del giornale cattolico Il Trentino, sono particolarmente vivaci. I due per mesi si apostrofano violentemente in articoli e in pubblici dibattiti. Mussolini però, proprio per i suoi modi violenti, non trova consensi negli ambienti del suo stesso partito e, il 26 settembre 1909, dopo aver collezionato sette processi e parecchi sequestri del suo giornale, la polizia austriaca lo espelle dalla città.
Tornato a Forlì la dirigenza socialista locale gli offre la direzione del settimanale Lotta di classe e lo nomina proprio segretario. La sua decisa opposizione alla guerra di Libia gli provoca un processo e una condanna al carcere, ma anche una notorietà che lo porta nel 1912 alla direzione de l'Avanti!. Allo scoppio del primo conflitto mondiale matura il convincimento che l'opposizione alla guerra avrebbe finito per trascinare il PSI ad un ruolo sterile e marginale, mentre sarebbe stato opportuno sfruttare l'occasione per riportare le masse sulla via del rinnovamento rivoluzionario. Le sue posizioni, in contrasto con la linea del partito, provocano la sua espulsione. Lasciato l'Avanti! decide di fondare un suo giornale: Il Popolo d'Italia, foglio radicalmente schierato su posizioni interventiste a fianco dell'Intesa, ottenendo anche aiuti finanziari da ambienti economici e politici italiani e francesi. Alla fine della guerra fonda a Milano il 23 marzo 1919, il movimento dei "Fasci di Combattimento" ispirato a idee radicali di sinistra e di acceso nazionalismo. L'iniziativa non riscuote un gran successo. Tuttavia, man mano che la situazione italiana si va deteriorando, il fascismo si caratterizza come forza organizzata in funzione antisindacale e antisocialista, e ottiene crescenti adesioni da settori agrari e industriali e dai ceti medi. La "marcia su Roma" dell'ottobre 1922 apre a Mussolini le porte per formare il nuovo Governo, costituendo un gabinetto di larga coalizione che lascia sperare a molti l'avvento dell'attesa "normalizzazione". Il potere si consolida ulteriormente con la vittoria nelle elezioni del 1924, grazie anche alla legge elettorale Acerbo. Dopo l'omicidio Matteotti, riprende il controllo della situazione, mette fuori legge tutte le opposizione ed instaura un regime totalitario, destinato, com'è noto, a durare un ventennio. La sua ostilità nei confronti di De Gasperi emerge sia in occasione della dura condanna subita nel processo del 1927, sia nel 1931, nel periodo della crisi dei rapporti fra regime e Azione cattolica, allorché Mussolini chiede al Vaticano l'allontanamento di De Gasperi dal suo impiego presso la Biblioteca vaticana. Lo stesso Pio XI risponde che "il Santo Padre non si pente e non si pentirà di aver dato ad un onesto uomo ed onesto padre di famiglia un poco di quel pane che voi gli avete negato".
Travolto dagli esiti negativi della guerra, riconosciuto a Dongo dai partigiani, mentre tenta la fuga verso la Svizzera, Mussolini viene giustiziato il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra (Como).
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