
back |
|
|
Home >Fonti > I personaggi > Sturzo Luigi
|
| |
| Visualizza i documenti allegati a questa scheda: |
Luigi Sturzo |
|
Personaggio |
 |
|
|
 |
|
|
 |
| Luogo di nascita |
Caltagirone (CT) |
|
|
 |
| Biografia |
Luigi Sturzo nasce a Caltagirone (Catania) da una famiglia dell'aristocrazia agraria. Frequenta i seminari prima di Acireale, poi di Noto.
La pubblicazione della Rerum novarum (1891), prima enciclica sulla condizione operaia, e lo scoppio delle rivolte dei contadini e degli operai delle zolfare siciliane, i cosiddetti Fasci, spingono Sturzo a orientare i suoi studi filosofici verso l'impegno sociale.
A Roma, mentre frequenta l'Università Gregoriana, partecipa del fervore culturale dei giovani cattolici, attratti dalle tendenze neotomiste della prima Democrazia Cristiana. Il giovane Sturzo assume posizioni entusiastiche nei confronti di Leone XIII, il papa della Rerum novarum. Allo stesso tempo si mostra assai critico rispetto allo Stato liberale, al suo centralismo, alla sua pratica del trasformismo elettorale, all'assenza di una politica per il Mezzogiorno.
Nel 1895 Sturzo fonda il primo comitato parrocchiale e una sezione operaia nella parrocchia di S. Giorgio; a Caltagirone dà vita alle prime casse rurali e cooperative. All'interno dell'Opera dei Congressi, sostiene il non expedit, che però interpreta come fase di transizione all'impegno politico, "preparazione nell'astensione". La lotta per le autonomie comunali è ritenuta da Sturzo scuola ideale per la formazione politica.
Dopo la laurea conseguita alla Gregoriana nel 1898, Sturzo si dedica pienamente al lavoro politico-organizzativo. Con i fatti di maggio del 1898, le repressioni antioperaie di Bava Beccaris, gli stati d'assedio nelle principali città, il processo a Davide Albertario, si comincia a delineare l'impossibilità della convivenza all'interno dell'Opera dei Congressi fra conservatori e democratici cristiani. Il mantenimento dell'unità dei cattolici, voluta da Leone XIII, diventava sempre più arduo. Il sacerdote di Caltagirone tenta invano di introdurre nell'Opera una riflessione sui problemi del Mezzogiorno, che aveva sempre più approfondito nell'esperienza diretta del mondo contadino negli anni della crisi agraria.
"Pochi - scrive Gabriele De Rosa - ebbero, come Sturzo, la conoscenza specifica della struttura agraria e artigianale siciliana e la sua capacità di analisi degli effetti negativi del processo di espansione del capitalismo industriale sui fragili mercati del Sud e sulla piccola e media borghesia agricola e artigiana locale, che si sfaldava sotto i colpi di una impossibile concorrenza. Tra le cause della disgregazione dei vari ceti artigianali in Sicilia, Sturzo indicava la 'forte concorrenza delle grandi fabbriche estere o nazionali di materie prime'; la lotta 'rovinosa' che si facevano gli artigiani locali, la mancanza di capitali, l'indebitamento, l'impoverimento delle campagne dovuto alla crisi agraria" (De Rosa 1982, p. 616).
Nel 1900 Sturzo tiene al seminario di Caltagirone un ciclo di lezioni sul testo Principi di economia politica del gesuita Matteo Liberatore, uno dei redattori della Rerum novarum, in cui esprime la convinzione che la diffusione di "un gran numero di operai-proprietari" sarebbe stato fattore di stabilità sociale, essendo questi "meno spostati e meno anarchici alla società". Sturzo insegna anche la filosofia di Rosmini, nonostante l'opera principale del Roveretano, le Cinque piaghe della Chiesa, fosse messa all'indice.
Nei primi anni del secolo collabora al quotidiano cattolico palermitano "Il Sole del Mezzogiorno" distinguendosi tra i meridionalisti più battaglieri, accanto a Salvemini e a Nitti.
Le tesi di Sturzo sono a favore di un decentramento regionale amministrativo e finanziario e di una federazione tra regioni; privilegiano inoltre la lotta sociale, ovvero l'organizzazione della resistenza contadina e del credito agrario attraverso le casse rurali e le cooperative in vista della crescita di una piccola e media proprietà agricola, a fianco della quale deve svilupparsi anche la piccola e media industria. Il comune rappresenta, secondo Sturzo, la vera base della vita civile, libero dalle ingerenze dello Stato, non ente burocratizzato con funzioni delegate, ma padrone e gestore delle proprie attività ec |
|
|
 |
| Opere |
Per una sintesi del percorso biografico e intellettuale del sacerdote siciliano, cfr. G. De Rosa, L. Sturzo, in Dizionario storico del movimento cattolico italiano. 1860-1980, dir. da F. Traniello e G. Campanini, vol. II (I protagonisti), Casale Monferrato, Marietti, 1982, pp. 614-24. D'obbligo è poi la segnalazione dell'ormai classico lavoro di G. De Rosa Sturzo, Torino, Utet, 1977 (con ampi riferimenti bibliografici alle pp. 483-505).
Gli studi sul pensiero e l'opera di Luigi Sturzo sono ormai numerosissimi e non elencabili in questa sede. A questo proposito, si segnala l'imminente pubblicazione, nel quadro delle attività scientifiche dell'Istituto Luigi Sturzo, di una Bibliografia degli scritti di e su Luigi Sturzo a cura di Gennaro Cassiani, Vittorio De Marco e Giampaolo Malgeri, presso l'Editore Gangemi.
|
|
|
 |
| |
|
|
|
|