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Roberto Morozzo della Rocca
La spiritualità di De Gasperi
Il carcere negli anni del fascismo fu per Alcide De Gasperi un momento decisivo della sua esperienza umana e religiosa. Qui scoprì l'umiliazione di essere servus inutilis. Qui rifletté sulla sua piccolezza dinanzi a Dio. Qui annotò tra l'altro: "Tutta la mia struttura psichica era così ordinata ed attrezzata più per la funzione di Marta che di Maria". La figura del prigioniero gli parve l'immagine più autentica dell'uomo, emblematica in senso religioso di una situazione generale dell'umanità. La prigionia gli era sembrata inizialmente un evento irrilevante e doloroso innanzi alle urgenze della storia ma divenne presto il motivo di una nuova comprensione della realtà e di un nuovo programma di "giustizia, verità, libertà, dolcezza, pace". L'opposizione al fascismo diveniva anche religiosa.
La prigione aveva fatto esclamare a De Gasperi: "Perché Signore mi hai lasciato colpire così?". Presente e futuro si erano oscurati, gli erano divenuti incomprensibili. "Io sono un granello rimesso dalla Sua mano potente nel vortice del mondo, un sassolino con cui impasta il Suo edificio. Qual vortice, qual edificio? Non lo so". Tuttavia gradualmente la sua fede gli mostrava prospettive inusuali che lo confortavano, gli evocava la Provvidenza, il "sopportar da forti", gli otteneva serenità. La preghiera lo manteneva vivo interiormente e gli dava speranza mentre le energie fisiche rapidamente venivano meno, tanto da dover essere ricoverato in clinica per una lunga degenza.
Se il periodo del carcere costituisce quello del più evidente abbandono in Dio e della scoperta di tanti accenti religiosi, la vita di De Gasperi si è svolta tutta sulla base di un legame forte tra fede e impegno storico. La politica era la "vocazione"di De Gasperi in senso cristiano. L'aveva scelta fin da giovane, a diciassette anni, al convegno cattolico di Cles. L'aveva approfondita come missione cristiana seguendo l'insegnamento del vescovo di Trento, Celestino Endrici, che l'aveva indirizzato all'impegno cristiano sociale. Quando a Vienna aiutava i trentini poveri - è stato giustamente detto - "faceva opera di apostolato" col guadagnare questi studenti "all'ideale cristiano-sociale che fino d'allora ardeva nella sua anima". Nel 1927, in una lettera dal carcere, De Gasperi scrive: "Ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, come dilettanti, ed altri che la considerano e tale è per loro, come un accessorio di secondarissima importanza. Ma per me, fin da ragazzo, era la mia carriera, la mia missione".
Una fede politica, dunque. Il cristianesimo, sosteneva De Gasperi, e su questo aveva avuto negli anni Trenta una forte polemica con Benedetto Croce, era la religione della libertà. E in secondo luogo, nei tempi moderni, della democrazia. Nei discorsi, negli articoli, nelle lettere, De Gasperi mescolava spesso citazioni e reminiscenze bibliche a considerazioni di stretta attualità politica. Il richiamo all'impegno civile era per lui un richiamo cristiano e viceversa. La distinzione laica tra autorità civile e autorità religiosa, così netta e inequivoca in lui, si accompagnava a una profonda unità nella coscienza tra impegno civile e senso religioso. E poteva parlare di Dio nei discorsi pubblici senza rischiare di essere predicatorio o retorico perché lo faceva con semplicità e sincerità.
Ma, anche a prescindere dalla politica, De Gasperi aveva fede. Leggeva la Bibbia ogni giorno e con essa pregava. Quando fu arrestato aveva in tasca l'Imitazione di Cristo, sorta di suo breviario. Certo, le esigenze della realtà premevano sempre negli anni di libera attività politica. Scriveva alla figlia suora da una vacanza in montagna: "Sento bene che dovrei approfittare di questo ritiro per parlare a Dio, ma le voci degli uomini mi chiamano al loro servizio; e no li servo in nome di Dio?". In ogni caso, De Gasperi sentiva costantemente questo duplice richiamo, a Dio e agli uomini, alla preghiera e alla lotta per la libertà e la giustizia.
Era, la sua fede senza retorica e aperta alla laicità, quella di un cattolico liberale asburgico?
Lo storico è tentato dalle classificazioni ma in materia di fede conviene astenersene. De Gasperi era un uomo di fede, declinata in tante maniere differenti lungo la sua complessa e avventurosa vita di politico e di statista. Non fu un pragmatico ma un uomo di programmi, eppure dovette costruire con i materiali che ebbe di tempo in tempo a disposizione. Scriveva nel 1950, a proposito della proposta rivoltagli di stendere un'autobiografia: "…il prossimo anno sono settanta: chissà che non mi congedino? Allora sì che cercherei nelle vecchie carte, lettere e memorie per documentare la speranza tenace dei tempi malvagi e provare come un cattolico ortodosso e credente, attraverso l'illuminazione dell'esperienza altrui e quella propria, divenne politicamente umanista e ricettivo di ogni cosa buona e di ogni fede nella libertà e tolleranza civile… Mi dicono abile e manovriero. Non è sempre un complimento. Preferirei vedessero in me un uomo di fede. L'abilità è al servizio dell'idea che mi conduce…".
Roberto Morozzo della Rocca
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