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Per assicurare stabilità al governo e funzionalità al Parlamento, per favorire il mantenimento della maggioranza "centrista" e dell'unità politica dei cattolici nella DC, De Gasperi propose una riforma elettorale che avrebbe assicurato alle liste "apparentate" che avessero ottenuto il 50% dei voti un "premio di maggioranza", il 65% dei seggi alla Camera dei deputati. Il disegno di legge fu approvato dopo un durissimo ostruzionismo delle opposizioni sia alla Camera che al Senato, ma alle elezioni politiche del 7 giugno 1953 le liste "apparentate" non riuscirono a raggiungere, per 57.000 voti, la metà più uno dei voti necessari per far scattare il "premio" anche per la presentazione di liste "dissidenti".
La coalizione centrista mantenne la maggioranza alla Camera e al Senato - nonostante la DC passasse dal 48,5% dei suffragi ottenuti nel 1948 al 40,1% e le perdite più contenute degli altri partiti di governo -, ma la sconfitta politica segnò la fine della stagione degasperiana del centrismo e condizionò nel lungo periodo lo sviluppo del sistema politico italiano. Stava mutando, allora, il quadro internazionale: la "guerra fredda" aveva raggiunto l'apice con il conflitto coreano, scoppiato nel giugno 1950 quando le forze nord-coreane, armate dall'Unione Sovietica, invasero il sud del paese; la morte di Stalin, avvenuta circa tre mesi prima delle elezioni in Italia, aveva aperto la prospettiva di nuove relazioni internazionali, che parve confermata dalla speranza nella fine della "guerra fredda" espressa da Winston Churchill e dall'ipotesi, da lui avanzata, di una Conferenza al vertice.
Negli anni successivi la formula del centrismo sopravvisse sul piano parlamentare, seppure in modo precario, mentre si andavano ricercando nuovi equilibri.
Dopo le elezioni del '53, De Gasperi incaricato dal Presidente della Repubblica, Einaudi, di formare un nuovo governo, inaugurò la prassi delle consultazioni con tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Riuscì a costituire soltanto un ministero monocolore democristiano che non ottenne però la fiducia della Camera. La sconfitta parlamentare (28 luglio 1953) ebbe anche ripercussioni internazionali. In una fase politica difficile anche per l'insoluta questione di Trieste, dopo un tentativo di Attilio Piccioni, Giuseppe Pella riuscì a formare un governo.
De Gasperi tornò al suo impegno nel partito; il 28 settembre venne eletto alla segreteria della DC. Continuò ad occuparsi dei grandi temi che avevano caratterizzato i suoi governi: l'alleanza occidentale, la questione di Trieste, - la cui soluzione era resa più difficile per il rafforzamento di Tito, per l'accordo firmato con gli Stati Uniti nel 1951 e per il trattato di amicizia firmato il 28 febbraio 1953 con la Grecia e la Turchia, due paesi membri della NATO - e soprattutto la ratifica del trattato che istituiva la Comunità Europea di Difesa; una ratifica ritardata, alla fine della I legislatura, dalla battaglia per la nuova legge elettorale. De Gasperi aveva la consapevolezza che il fallimento della CED avrebbe "ritardato di qualche lustro ogni avviamento all'Unione Europea". Il suo discorso al V Congresso della DC a Napoli fu il suo testamento politico. Si ritirò poi a Borgo Valsugana dove morì il 19 agosto 1954 invocando il nome di Gesù.
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