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  Home > Percorsi > La Biografia > 1948-1952 - Introduzione > La politica di ricostruzione  
LA BIOGRAFIA
 
La politica di ricostruzione

Alla fine della guerra, la nuova classe dirigente dovette affrontare i problemi della ricostruzione, di quella politica e istituzionale e di quella economica. Le distruzioni più gravi erano quelle causate dal passaggio della guerra, dalle razzie compiute dall'esercito tedesco, durante i mesi dell'occupazione e poi durante la ritirata, e dai bombardamenti sulle città e sui centri industriali. Le perdite del capitale fisso del 1938 risultarono di circa il 10%, seppure con notevoli diversità da regione a regione, da zona a zona. La ripresa di normali ritmi di produzione risultò tuttavia impossibile per la mancanza di materie prime, soprattutto del carbone, per la distruzione di importanti vie di comunicazione e di mezzi di trasporto. Il solo materiale rotabile delle ferrovie risultava inutilizzabile per due terzi; più dell'80% della Marina mercantile era distrutto. Gravissime erano poi le distruzioni in agricoltura.
I problemi più urgenti furono quindi quelli relativi al ripristino delle infrastrutture, del patrimonio edilizio e ai rifornimenti di materie prime ed alimentari. Un altro, grave problema era quello rappresentato dall'inflazione. L'indice generale dei prezzi, che si era raddoppiato tra il 1938 e il 1943, si decuplicò addirittura fra il '43 e il '44; si accentuò poi ulteriormente fra il '45 e il '47.
La disoccupazione, inoltre, riguardava, secondo le stime ufficiali, circa due milioni di disoccupati, oltre i sottoccupati in agricoltura.
Le drastiche riduzioni della produzione e il quasi totale annullamento degli scambi con l'estero provocarono una gravissima riduzione dei consumi e del tenore di vita del popolo.
I temi della modernizzazione del primario, del rilancio dello sviluppo industriale e del tradizionale divario fra Nord e sud furono in quel periodo al centro del dibattito fra gli esponenti delle diverse correnti del pensiero economico, nei e fra i partiti e nei governi di coalizione antifascista. La questione di maggior rilievo fu relativa al grado di controllo che lo Stato avrebbe dovuto esercitare sull'economia.
La politica economica si sviluppò in tre tempi successivi. La prima fase (1945-1947) fu caratterizzata dall'esigenza di risolvere alcuni problemi urgenti senza la preoccupazione di definire e di realizzare programmi organici e coordinati.
Le preoccupazioni di quel periodo furono di assicurare indispensabili mezzi di vita con massicci rifornimenti dall'estero, dato il bassissimo livello al quale era scesa la nostra produzione agricola (60% rispetto al 1938), di iniziare l'opera di ricostruzione materiale nei settori vitali dell'attività economica (nei settori dei trasporti, della viabilità, dell'energia elettrica e degli impianti industriali).
Nel secondo tempo (1947-1950) gli obiettivi furono invece quelli della stabilità monetaria e della ripresa produttiva. A metà del '47 esisteva una grave situazione inflazionistica dovuta alla ripresa delle attività produttive, all'adeguamento dei salari e degli stipendi al mutato valore monetario, ai persistenti squilibri nel sistema degli scambi internazionali. Nel luglio '47 l'indice generale dei prezzi all'ingrosso raggiungeva il 57,8%, fatto eguale a 1 il 1938. Il governo fu quindi obbligato a svolgere una energica azione per ottenere una stabilizzazione dei prezzi e per raggiungere soprattutto il risultato più sostanziale della stabilizzazione monetaria, rompendo la spirale inflazionistica che rischiava di compromettere ogni possibilità di ricostruzione economica.
Un dato significativo degli esiti delle scelte fatte in questi anni dai ministeri guidati da De Gasperi fu anche la ripresa dei rapporti commerciali: nel solo biennio 1947-48 vennero negoziati 115 accordi.
La manovra di Einaudi nel '47, al quale era stato assegnato il ministero del Bilancio nel quarto governo De Gasperi, consisté in severe misure tendenti a limitare la liquidità del sistema bancario, nella restrizione del credito bancario all'industria e al commercio. Al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio vennero deferite le scelte discrezionali di intervento monetario derivanti dalla legge bancaria. Il governo e la Banca d'Italia, inoltre, ebbero come obiettivo una politica di stabilizzazione del corso dei cambi. In complesso, le misure di politica economica si risolsero in un successo da un punto di vista monetario, ma provocarono una grave riduzione degli investimenti e non favorirono l'occupazione.
I positivi risultati complessivi della politica economica nel "secondo tempo" furono resi possibili anche dagli aiuti esteri ottenuti prima attraverso l'UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation), poi attraverso l'ERP (European Recovery Program) che dal '49 non vennero impiegati per ridurre il disavanzo del bilancio statale e per aumentare le riserve valutarie, ma per acquisti di macchinari, di materie prime e per investimenti.
Il terzo tempo della politica economica (1950-53) fu caratterizzato - dopo il reinserimento dell'economia italiana in quella internazionale e il raggiungimento della stabilità monetaria e finanziaria - dallo sviluppo della produzione, dalle riforme - con particolare attenzione alle aree depresse - e dall'aumento dell'occupazione (si veda il paragrafo successivo). La nuova congiuntura internazionale, verificatasi negli anni della guerra di Corea, favorì questa nuova fase di sviluppo dell'economia italiana.