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  Home > Percorsi > La Biografia > 1948-1952 - Introduzione > Le elezioni politiche del 18 aprile 1948  
LA BIOGRAFIA
 
Le elezioni politiche del 18 aprile 1948

Le elezioni per la I legislatura della Repubblica si svolsero circa tre mesi e mezzo dopo la promulgazione della nuova Costituzione sulla base delle leggi approvate dall'Assemblea Costituente (diverse per la Camera dei deputati - l. 20 gennaio 1948, n. 6 e T.U. 5 febbraio 1948, n. 26 - e per il Senato, l. 6 febbraio 1948, n. 29), in un clima di dura contrapposizione interna e internazionale. Il "colpo di Stato" di Praga, da parte comunista, del 25 febbraio 1948, consolidò nell'opinione pubblica il senso di una scelta fra "totalitarismo bolscevico" e "democrazia", fra Est e Ovest.
A De Gasperi, alla D.C. e alla coalizione di centro - che dal dicembre 1947 appoggiava il ministero - si contrapponevano, a sinistra, i socialisti e i comunisti uniti nel Fronte Democratico Popolare. Il forte scontro ideologico, gli opposti riferimenti internazionali per i maggiori partiti, crearono una vera e propria frattura fra l'area delle forze politiche presenti nelle istituzioni rappresentative ("area della rappresentanza") e quella delle forze legittimate, in senso storico-politico, a governare ("area della legittimità").
Durante la campagna elettorale, il P.C.I. insisté soprattutto sui valori del lavoro e della pace, sulle accuse verso De Gasperi, la D.C., lo stesso Vaticano, di essere complici dell'imperialismo statunitense e di contribuire a una campagna antisovietica che avrebbe portato alla guerra. L'impostazione propagandistica del Fronte sottolineava inoltre una analogia fra la lotta del 2 giugno per la Repubblica e quella per l'elezione del Parlamento.
Il Fronte Democratico Popolare - che riuniva fra l'altro, oltre il P.C.I. e il P.S.I., la Democrazia del Lavoro, l'Alleanza Repubblicana Popolare, il Movimento Cristiano della Pace - tenne la prima Assemblea Nazionale il 1° febbraio 1948, alla quale ne seguirono altre in tutte le provincie. Contemporaneamente allo svolgimento dei congressi provinciali e comunali del Fronte vennero costituiti, fra l'altro, per acquisire consensi tra i diversi ceti sociali e nelle diverse categorie professionali, il Fronte dei lavoratori dello spettacolo, il Fronte degli studenti universitari, il Fronte del pubblico impiego, il Fronte della piccola e media industria, l'Associazione nazionale risparmiatori e azionisti, il Fronte nazionale della cultura e l'Alleanza Femminile, che si articolava in una serie di organizzazioni di settore.
La D.C. si presentò come il reale baluardo contro il comunismo, sostenuta dalla Chiesa cattolica, dalla larga e diffusa rete delle organizzazioni dell'associazionismo cattolico, in particolare dall'Azione Cattolica (2.261.044 iscritti nel 1948) e dai Comitati civici, costituiti da Luigi Gedda l'8 febbraio 1948, che si dimostrarono capaci, con circa 300.000 attivisti, di una eccezionale mobilitazione. A favore della D.C. influirono anche gli aiuti americani, la popolarità degli Stati Uniti in ampi strati della popolazione, la dichiarazione congiunta, del marzo 1948, di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, favorevole ad un protocollo aggiuntivo al trattato di pace per riportare il Territorio Libero di Trieste sotto sovranità italiana.
Nella campagna elettorale del '48 - caratterizzata da una partecipazione popolare senza precedenti - città e paesi ospitarono decine di migliaia di comizi, vennero "inondati" di manifesti, la cui affissione non era stata ancora regolamentata. Per quanto riguarda la D.C. stampò e diffuse 5.400.000 manifesti di quattordici tipi diversi, 38.200.000 volantini di ventitré tipi, 4.800.000 striscioni di dodici tipi, 250.000 quadri murali di cinque diversi tipi. La campagna elettorale - con comizi, contraddittori, dibattiti radiofonici, film - suscitò una mobilitazione di dimensione non più raggiunta negli anni successivi.
I risultati delle elezioni - nelle quali l'affluenza alle urne fu del 92% - segnarono un clamoroso successo della Democrazia Cristiana che ottenne il 48,5% dei voti - 12.741.299 - per la Camera dei deputati (rispetto al 25,2% e a 8.101.000 voti ottenuti nelle elezioni per l'Assemblea Costituente, cioè 4.600.000 nuovi consensi) e la maggioranza assoluta dei seggi: un risultato che non sarebbe stato più raggiunto. Eccezionale fu anche il successo riportato personalmente da De Gasperi, sia in termini assoluti sia in raffronto ai voti preferenziali ottenuti dai leaders degli altri partiti: 285.778 voti preferenziali a Roma, 292.517 a Napoli, 49.666 a Trento. La D.C. non ebbe, invece, la maggioranza assoluta al Senato perché ai 237 senatori eletti (dei quali 131 della D.C.) si aggiunsero, a pieno titolo, in base alla III Disposizione transitoria della Costituzione, valida per la prima legislatura, 107 senatori di diritto, nominati con decreto del Presidente della Repubblica, fra personalità che negli anni precedenti avessero ricoperto cariche politiche di rilievo o avessero scontato almeno cinque anni di reclusione in seguito a condanna del Tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato. Per il Fronte Popolare votò invece soltanto il 30,8% degli elettori (rispetto al 40% ottenuto dai socialisti e dai comunisti nelle elezioni del 2 giugno 1946). Dei 183 deputati del Fronte Democratico Popolare 133 furono comunisti, per l'attento e largo uso delle preferenze organizzato dal P.C.I.; 50 socialisti. Le liste di Unità socialista ottennero 33 seggi, 10 il Blocco Nazionale, 9 il Partito Repubblicano, 14 invece il Partito Nazionale Monarchico, 6 il Movimento Sociale Italiano.
Nel complesso, le elezioni politiche del 1948 costituirono una svolta di straordinaria importanza nella politica italiana con effetti di lungo periodo.
I risultati delle elezioni - alle quali avevano partecipato 42 partiti o movimenti, di cui soltanto 10 avevano ottenuto seggi - consolidarono così la politica "centrista" di De Gasperi; rafforzarono in modo decisivo all'interno dell'alleanza il ruolo della D.C.; resero possibili la scelta atlantica e la politica europeistica con esiti di fondamentale importanza e di lungo periodo sia sul piano della politica estera che di quella interna.
Le elezioni del 1948 si rivelarono decisive anche per il tipo di rappresentanza partitica degli anni successivi: le otto formazioni politiche - oltre alla Südtiroler Volkspartei (Partito Popolare Sud Tirolese) - che avevano avuto un significativo risultato (M.S.I., Monarchici, P.L.I., D.C., P.R.I., P.S.D.I., P.S.I. e P.C.I.) caratterizzeranno con la loro presenza per circa cinque lustri, seppure con alterne vicende, la lotta politica e la vita parlamentare.