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L'arresto e il carcere
L'arresto di De Gasperi avvenne nella stazione di Firenze l'11 marzo 1927. L'ex Segretario del Partito Popolare era in viaggio verso Trieste, con la moglie. Accusato di "tentato espatrio clandestino", fu rinchiuso prima nel carcere fiorentino delle Murate poi trasferito a Roma, a Regina Coeli. La moglie Francesca, arrestata insieme al marito, tradotta nel carcere di Santa Verdiana, venne scarcerata dopo una settimana.
Il processo si svolse a Roma il 28 maggio 1927. De Gasperi vi fu difeso da Filippo Meda, l'ex deputato, compagno di partito, che dimostrò l'assurdità dell'accusa. La XIII Sezione Penale del Tribunale accolse invece le richieste del pubblico ministero e condannò l'accusato a quattro anni di carcere e a 20.000 lire di multa. Lo stesso giorno, l'avv. Filippo Meda presentò l'appello contro la sentenza motivandolo con l'inesistenza del reato di tentativo d'espatrio e del reato di falso. La V Sezione Penale della Corte d'Appello ridusse, il 22 luglio 1927, la pena detentiva a due anni e sei mesi di reclusione e la multa a £. 16.666. La sentenza fu confermata in Cassazione - che non accolse il ricorso presentato dall'avv. Meda - il 22 giugno 1928.
Nel frattempo, dal 1° luglio 1927, De Gasperi era stato trasferito, per seri motivi di salute, al Policlinico e poi nella clinica privata Ciancarelli, dove rimase agli arresti fino alla fine del luglio 1928, quando gli venne concessa la grazie anche per interessamento del vescovo di Trento, mons. Endrici, che si era rivolto direttamente a Vittorio Emanuele III quando si era recato a Trento in occasione dell'inaugurazione del monumento a Cesare Battisti.
Una interessante documentazione del periodo del carcere, dei suoi pensieri, dei suoi stati d'animo è costituita dalle lettere allora inviate alla moglie, pubblicate a cura della figlia Maria Romana: Lettere dal carcere.
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