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  Home > Percorsi > La Biografia > 1926-1939 - Introduzione > L'inizio del regime fascista. L'antifascismo di De Gasperi  
LA BIOGRAFIA
 
L'inizio del regime fascista. L'antifascismo di De Gasperi

Le leggi fascistissime emanate fra la fine del 1925 e l'inizio del 1926 - la legge 24 dicembre 1925 n. 2263, sulle attribuzioni e prerogative del Capo del governo, e quella 31 gennaio 1926, n. 100, sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche - segnarono l'esautoramento del Parlamento e l'inizio del regime fascista.
Nell'aprile successivo, la legge 3 aprile 1926 n. ... proibì poi lo sciopero e stabilì che soltanto i sindacati "legalmente riconosciuti", quelli fascisti - che detenevano praticamente il monopolio sindacale dopo la conclusione del Patto di Palazzo Vidoni del 2 ottobre 1925 fra la Confindustria e le corporazioni fasciste - potevano stipulare contratti collettivi. In questa situazione, le opposizioni erano praticamente liquidate.
Il 16 gennaio i deputati popolari avevano deciso, in assenza di De Gasperi, di ritornare nell'aula di Montecitorio, in occasione della solenne commemorazione della regina Margherita, ma vennero brutalmente aggrediti ed espulsi dai deputati fascisti. Nel paese continuavano intanto le violenze contro i residui, limitati centri di opposizione; si moltiplicarono nel novembre '26, dopo l'ultimo attentato a Mussolini. De Gasperi, che si era nel frattempo trasferito in Trentino, fu prelevato dalla sua abitazione con il fratello Augusto, portato a Bassano da un ufficiale degli avanguardisti e da agenti in borghese, poi trasferito a Vicenza dove i fascisti del luogo lo sottoposero ad un processo sommario. Nei due mesi successivi visse a Milano, nascosto in casa di amici.
Il 9 novembre, intanto, De Gasperi era stato dichiarato decaduto da deputato, insieme a tutti coloro che avevano partecipato alla secessione dell'Aventino e ad altri parlamentari antifascisti. Lo stesso giorno il Prefetto di Roma decretava, sulla base delle direttive emanate da Mussolini, lo scioglimento del P.P.I. "Qualche cattolico collaborazionista ad oltranza ha tentato in questi giorni di far credere - aveva sostenuto De Gasperi all'ultimo Congresso del partito - che queste linee teoretiche e pratiche del fascismo rappresentino semplicemente un contrasto coi princípi e colla pratica del liberalismo classico [...]. È indiscutibile, invece, che esse contrastano fieramente col concetto di Stato cristiano [...]. Per noi prima dello Stato esistono i diritti naturali della personalità, della famiglia, della società [...]. Il contrasto non è tra fascismo e liberalismo, come scuola e metodo transeunte, ma tra il fascismo e alcune esigenze fondamentali dell'organizzazione politica moderna; è il contrasto fra lo Stato di diritto, quale si è sviluppato nelle costituzioni moderne, ed il vecchio Stato di polizia che tenta di comparire sotto mutate spoglie".
La serie delle violenze non era finita nel 1925.
A Trento, nel 1926, la violenza delle squadre fasciste si rivolse anche contro le organizzazioni economico-sociali promosse dai cattolici: dopo la devastazione della Tipografia "Tridentum" e dei locali dell'amministrazione e della redazione de "Il nuovo Trentino" furono infatti occupate le sedi della Federazione dei consorzi cooperativi e del Sindacato agricolo industriale trentino (SAIT).
Al posto de "Il nuovo Trentino", mons. Endrici volle la pubblicazione, in dicembre, del settimanale diocesano "Vita Trentina" che venne affidato al direttore del cessato quotidiano, don Giulio Delugan; rimase una testimonianza, durante il regime, della fedeltà ad alcuni valori irrinunciabili. Ma il consolidamento del fascismo favorì la diffusione delle organizzazioni che facevano capo al Partito unico, il cui massimo organo, il Gran Consiglio del fascismo, diventò - con la legge 9 dicembre 1925 n. 2693, perfezionata con la successiva legge 14 dicembre 1929, n. 2099 - un organo dello Stato, direttamente dipendente dal Capo del governo.