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L'elezione alla Camera dei deputati a Roma
De Gasperi non poté partecipare alle elezioni del primo dopoguerra a suffragio universale maschile e con il sistema elettorale proporzionale, del 16 novembre 1919, perché il Parlamento non aveva votato ancora il disegno di legge per l'approvazione del trattato di pace con l'Austria che sanciva, fra l'altro, l'annessione al Regno d'Italia di nuove provincie. La Camera dei deputati lo discusse nelle sedute dal 7 al 9 agosto 1920; il Senato l'approvò il successivo 24 settembre. Il disegno di legge divenne la l. 26 settembre 1920, n. 1322.
De Gasperi e gli altri candidati delle nuove provincie poterono presentarsi così soltanto alle elezioni politiche del 15 maggio 1921 che si svolsero - sulla base del R.D. 2 aprile 1921, n. 320 - in 34 Collegi, dei quali 13 comprendevano una sola provincia, 11 comprendevano 2 provincie, 6 ne comprendevano 3 e 4 comprendevano 4 provincie. Il territorio delle nuove provincie era stato ripartito, con un precedente decreto, in 6 collegi. Il numero dei deputati fu elevato da 508 a 535, ma con una distribuzione effettuata, nelle singole provincie, mantenendo inalterato il rapporto fissato dal R.D. 14 giugno 1891, n. 280, sulla base della popolazione risultante dal censimento effettuato dieci anni prima, con gravi ineguaglianze.
Alle elezioni politiche del 1921, caratterizzate dalla presentazione di "Blocchi nazionali", costituiti su indicazione del Presidente del Consiglio, Giolitti, in funzione antipopolare e antisocialista, il Partito Popolare Italiano ottenne 1.347.305 voti, pari al 20,4%; nel Collegio di Trento la lista del PPI ottenne 35.921 voti (il 50,1%). Risultarono eletti cinque popolari (De Gasperi risultò il primo degli eletti con 14.516 voti di preferenza) e due socialisti.
A Montecitorio De Gasperi venne poi eletto Presidente del gruppo parlamentare popolare.
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