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L'elezione al Parlamento di Vienna
La crisi del ministero di Richard von Bienerth - esasperata dai contrasti fra i gruppi politici e fra le nazionalità e dai dissensi nella maggioranza su problemi economici e finanziari - indusse l'Imperatore Francesco Giuseppe a indire, nel 1911, le elezioni per il rinnovo anticipato della Camera. Per queste elezioni la Direzione del Partito Popolare decise di non ricandidare tre esponenti del mondo cooperativo. Fra i nuovi candidati vi fu De Gasperi, già autorevole esponente del movimento cattolico trentino, poco più che trentenne. Nelle elezioni del 13 e 20 giugno, i popolari, nonostante una attività meno intensa svolta negli anni precedenti dall'U.P.P.T. e la presenza di una nuova formazione, la Lega dei contadini della valle Lagarina, riuscirono a confermare i sette seggi ottenuti nel 1907. Furono eletti Albino Tonelli, don Guido de Gentili, Rodolfo Grandi, Alcide De Gasperi, Germano De Carli, don Baldassarre Delugan, Enrico Conci; un liberale (Valeriano Malfatti, in ballottaggio) e un socialista (Cesare Battisti, in ballottaggio).
De Gasperi risultò eletto nel Collegio di Fiemme-Fassa-Primiero-Civizzano con 3116 voti su 4275 elettori. Nel Parlamento, svolse una intensa attività: fu, fra l'altro, nel corso degli anni, membro del Comitato per l'Industria e del Comitato per la stampa (1912), delle Commissioni per il Bilancio, per l'Alimentazione, per i Contributi di sussistenza e i profughi (1917), poi di nuovo del Comitato per la stampa (1917) e di quelli per l'Economia di guerra (1917) e per i Trattati (1918).
Temi dei suoi interventi e delle sue interpellanze furono anche quelli relativi alle condizioni sociali ed economiche del suo paese (si veda, ad esempio, il Discorso sul rincaro, pronunciato nell'ottobre 1911), all'istituzione dell'Università italiana a Vienna (questione che ripropose nella prima riunione delle Delegazioni, un importante organo consultivo della Deplice Monarchia, il 7 ottobre 1912), alla tramvia di Fiemme - per la quale avviò, con gli altri deputati popolari, trattative con la Magnifica Comunità di Fiemme e con il Ministero delle Ferrovie - che venne poi approvata dalla Dieta tirolese il 5 febbraio 1914. Difese con coerenza - e con una "coscienza nazionale positiva", né austriacante, né irredentista - l'italianità dei trentini anche contro l'attività della Tiroler Volksbund e i suoi tentativi di germanizzazione; sostenne i progetti di autonomia - che avevano caratterizzato studi e programmi del movimento cattolico trentino - anche appoggiando le trattative su questi temi fra deputati trentini e tedeschi nella Dieta tirolese.
Nella Dieta di Innsbruck, De Gasperi era stato eletto il 27 aprile 1914 - sulla base del nuovo Regolamento elettorale, approvato il 16 ottobre precedente, ratificato dall'Imperatore il 2 febbraio 1914, che aveva modificato il precedente sistema elettorale e aumentato il numero dei deputati da 68 a 96 assegnandone 61 ai tedeschi, 35 agli italiani -. Nel complesso, la rappresentanza trentina risultò composta, dopo quelle elezioni, di 21 popolari; mons. Celestino Endrici era invece membro di diritto della Dieta. L'importante risultato dei popolari dipese dai progressi dell'organizzazione dell'U.P.P.T. realizzati dopo le elezioni parlamentari mediante il coordinamento dei legami fra l'Unione popolare e il Comitato Diocesano, svolto soprattutto da De Gasperi che nel giugno 1914 non si ripresentò alle elezioni per il consiglio Comunale di Trento.
Lo scoppio della prima guerra mondiale sconvolse lo scenario europeo, impose inediti problemi anche agli esponenti politici del Trentino. Fra l'altro, la Dieta venne chiusa, il 4 luglio, la Camera dei Deputati il 28 luglio. Il 20 maggio 1915, poi, venne sciolto il Consiglio comunale di Trento e sostituito da un amministratore ufficioso, il liberale Adolfo de Bartolini. Circa un mese prima, il 26 aprile, l'Italia aveva firmato con le potenze dell'Intesa il Patto di Londra che l'impegnava ad entrare in guerra al loro fianco contro l'ex alleato.
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