Fondamentalmente per un’Europa unita c’erano in partenza condizioni positive di politica interna.
A sostegno dell’integrazione della popolazione nello stato, nel 1949 ben 16 organizzazioni di lavoratori si unirono in un’associazione generale, la confederazione sindacale tedesca.
Per impedire una nuova radicalizzazione della popolazione si doveva ricostruire la pace sociale in Germania. Per l’eliminazione dell’ingiustizia sociale e la creazione della sicurezza sociale fu di nuovo ricostituito il sistema delle assicurazioni sociali con assicurazioni per malattia, pensione, disoccupazione. Inoltre furono ripristinati uffici di collocamento, una giurisdizione sociale relativa all’occupazione, così come venne introdotta nel 1949, con il contratto collettivo di lavoro, un’autonomia tariffaria. Una delle più importanti innovazioni politico-sociali fu la riforma delle pensioni, in vigore a partire dal 1957. Per essa le pensioni furono aumentate direttamente al 60 % e adeguate annualmente all’incremento salariale generale. Così fu evidentemente spezzato il circolo vizioso di vecchiaia e povertà perché quel patto generazionale, ancor oggi valido, doveva assicurare il tenor di vita già conquistato.
Le innovazioni nello stato sociale furono possibili perché alla fine della seconda guerra mondiale si giunse in modo inaspettatamente rapido ad un boom economico che conduceva alla piena occupazione e ad un crescente benessere. Grazie al suo concetto di “economia sociale di mercato”, soprattutto il ministro dell’economia Ludwig Erhard divenne emblema del miracolo economico. Nel periodo fra il 1950 e il 1960 il prodotto interno lordo crebbe sempre al di sopra del 7% annuo, mentre oggi l’incremento si aggira tra lo 0,5% e l’1%. Favorirono la ripresa economica alcuni fattori interni alla Germania, come per esempio la grande quantità di forza lavoro qualificata, la moderata politica contrattuale dei sindacati, il desiderio di recupero dei Tedeschi e la conseguente grande domanda di tutti i beni di consumo, come pure fattori psicologici come il desiderio di farcela, l’ansia di normalità.
Nonostante il miglioramento della situazione economica, la maggioranza della popolazione viveva ancora modestamente. Solo dopo il 1957 si giunse ad un più rapido cambiamento del tenor di vita, al quale tennero dietro anche nuove esigenze nelle consuetudini dell’alimentazione, degli acquisti, dei viaggi, della motorizzazione. La regolamentazione giuridica della vacanza breve favorì l’origine del turismo di massa con la preferenza dell’Italia come meta del viaggio.
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