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     I Padri Fondatori | Altiero Spinelli | Il pensiero

Il pensiero

Dopo essere stato confinato sull’isola di Ventotene, al suo arrivo Spinelli approfondisce la conoscenza del pensiero di Hamilton, Jay e Madison, tre federalisti inglesi rispetto ai quali commenta: “Poiché andavo cercando chiarezza e precisione di pensiero, la mia attenzione non fu attratta dal fumoso e contorto federalismo ideologico di tipo proudhoniano o mazziniano, ma dal pensiero pulito e preciso di questi federalisti inglesi, nei cui scritti trovai un metodo assai buono per analizzare la situazione nella quale l’Europa stava precipitando, e per elaborare prospettive alternative”.
Inoltre, dopo aver conosciuto Rossi, apprende la lezione einaudiana e ci racconta nei suoi scritti “cominciammo a guardare le cose da un punto di vista e a discuterne associando a noi due Colorni e Ursula Hirshmann”. E’ lo stesso Colorni che lo introduce alla teoria della relatività e alla psicanalisi e tra i due si instaura un intenso rapporto di collaborazione, fondamentale per delineare e dare chiarezza al pensiero federalista di Spinelli. Ma è con Rossi che Spinelli scopre il federalismo. Con lui redige materialmente il testo del Manifesto. Fra i due si ha anche una fusione fra due matrici culturali: quella di Spinelli, prevalentemente storicista e idealista – da Hegel a Croce passando per Marx – e che ha mantenuto forti venature leniniste, e quella illuministica di Rossi. Giorgio Braccialarghe, un confinato antifascista sull’isola, commenta così la situazione sull’isola da cui sarebbe scaturito il Manifesto: “Al mio arrivo Colorni e Spinelli erano inseparabili. Trascorrevano il tempo in interminabili discussioni alle quali, spesso, assisteva Ursula… ora, a me sembra che, nel vederli discutere con foga, con Ursula che guardava ora l’uno e ora l’altro, quasi timorosa di perdere una parola del discorso, mi dicevo che, nel loro affetto, era penetrato inconsciamente il desiderio di sopraffarsi, per acquistare meriti agli occhi della donna. Ursula mi pareva la donna contesa in una giostra intellettuale”.
Spinelli così arriva sull’isola ad una definizione di federazione, aiutato come si è detto da Rossi, Colorni e Ursula Hirshmann: “La federazione europea non ci si presentava come un’ideologia, non si proponeva di colorare in questo o in quel modo un potere esistente. Era la sobria proposta di creare un potere democratico europeo, nel cui seno avrebbero ben potuto svilupparsi ideologie, e gli uomini ne avevano proprio bisogno, ma che era assai indifferente rispetto ad esse… Era infine e soprattutto la possibilità per la democrazia di ristabilire il suo controllo su quei Leviatani impazziti e scatenati che erano ormai gli stati nazionali europei, poiché lo stato federale avrebbe impedito loro di diventare mezzi di oppressione e sarebbe stato da essi impedito a diventarlo lui”.

 

..e la sua attuazione

Nel 1937 si concluse l’esilio a Ventotene ma, dopo aver creato il MFE (Movimento Federalista Europeo) pochi anni prima, il 7 gennaio 1946 lo abbandona perché i poteri nazionali erano ancora troppo forti in Europa e non ci sarebbe mai stata la possibilità di creare una federazione europea sovranazionale. Ma quando, durante l’anno seguente, venne pubblicato il Piano Marshall per la rinascita economica dell’Europa dopo la II guerra mondiale vedendone un progetto positivo per la sua lotta, Spinelli si sente obbligato a tornare nel MFE. Nel 1951 a Strasburgo sotto la guida di Degasperi a sua volta spinto dalle idee spinelliane, viene pubblicato l’Articolo 38, un grande passo avanti per la creazione della federazione anche se ancora vincolato dal potere dei singoli Stati. Inoltre nello stesso anno grazie alla spinta congiunta di Monnet, Spaak e Spinelli viene approvato lo Statuto delle Comunità europee dall’assemblea nominata “ad hoc”, che Spinelli giudica come “un compromesso fra i fautori delle strutture sopranazionali e i fautori delle strutture internazionali… che agisce indipendentemente dalla volontà degli Stati membri”. Sembra questo il momento più adatto per creare il nuovo Stato sovranazionale, tuttavia in Europa sono ancora troppi e troppo forti i poteri antieuropeisti e così sono necessari 25 anni prima di una nuova spinta significativa. Spinelli cerca di far accettare agli Stati europei la perdita di una parte della propria sovranità nazionale: dal '54 al '60 cerca di mobilitare l'europeismo come protesta, ma nel decennio successivo si ritira per riflettere sulla Comunità Europea e sul suo progetto; così dal '70 al '79 diviene membro della Commissione Europea senza però portare vantaggi alla sua lotta. La svolta arriva nel ’79 quando il partito socialista gli offre il ruolo di indipendente per arrivare al Parlamento Europeo: Spinelli accetta, viene eletto nel giugno e inizia subito la sua ultima battaglia, cioè la creazione di una nuova Costituente Europea dal Parlamento appena eletto per arrivare alla Federazione.
Quindi il 26 giugno 1980 invita i colleghi parlamentari a nominare un gruppo che prepari le riforme istituzionali: il 9 luglio ’81 conquista una grandissima vittoria, riuscendo a creare una commissione istituzionale permanente incaricata delle riforme proposte. La sera stessa annota nel suo diario: “Alea iacta est. Il Parlamento si è impegnato a diventare, a partire da dicembre, anche una Costituente”. A questo punto Spinelli propone l’Unione, un trattato-costituzione per raggiungere in Parlamento una maggioranza più ampia possibile e aggregare un ampio gruppo di governi, e creare un compromesso saggio tra il modello di governo comunitario e quello federale. La proposta viene approvata il 14 febbraio 1984 e Spinelli esprime così nelle sue memorie la sua felicità prima del voto: “Oggi sono giunto a questo punto, vale a dire alla fine di un capitolo e all’inizio di un nuovo capitolo”.
Tuttavia, anche se queste proposte erano in fase di conclusione, già nel 1983, cioè l’anno prima dell’approvazione dell’Unione, al Consiglio europeo di Fontainbleau non veniva fatta menzione del trattato e Spinelli doveva battersi per darvi importanza anche se distrutto sia fisicamente che mentalmente. La sconfitta, inaspettata sotto alcuni aspetti, arriva però inevitabile nel giugno 1985 quando Spinelli ammette la disfatta, “proclamata” il 16 gennaio ’86 in Parlamento dove può solamente approvare la risoluzione rivisitata totalmente pur continuando a ribadire la sua visione federalista. Il giudizio del parlamentare è perentorio: “… la montagna (Parlamento) ha partorito un topolino (la proposta appena votata) e molti sospettano che il topolino sia morto”.

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