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     I Padri Fondatori | Konrad Adenauer | L’Europa dopo Maastricht

L’Europa dopo Maastricht

INDICE
PREMESSE
L’INTRODUZIONE DELL’EURO
L’ALLARGAMENTO ALL’EUROPA CENTRALE E ORIENTALE
LA QUESTIONE ISTITUZIONALE
IL CRESCENTE RUOLO INTERNAZIONALE DELL’UE
VERSO LA COSTITUZIONE


PREMESSE

La costituzione europea si proponeva come una soluzione necessaria sia per motivi economici, sia politici, a partire dalla questione dell’ introduzione della moneta unica che era stata considerata da David Marquand, nel lontano 1979, come un’utopia data la difficile realizzazione del progetto. Un altro punto per cui la costituzione rappresentava un passaggio obbligatorio era dato dal processo di allargamento dell’UE: l’apertura ai nuovi Paesi orientali aveva creato e crea tutt’ora seri problemi ai vertici europei. Tale documento era considerato inoltre come una via d’uscita al deficit democratico, ossia la mancanza di un apparato politico sufficientemente sviluppato per la realizzazione del progetto nei Paesi dell’est. La costituzione si proponeva, infine, di dare un ruolo più importante dell’Unione Europea sulla scena mondiale; l’Europa cerca pertanto uno sviluppo per raggiungere la superpotenza americana e per superare i contrasti nazionali.

L’INTRODUZIONE DELL’EURO

L'introduzione della moneta unica avvenne il 1° gennaio 2002 e fu il risultato di una serie di decisioni politiche atte a tener fede al progetto della moneta unica.
Lo SME ( Sistema Monetario Europeo) incontrò subito delle grandi difficoltà a causa della politica interna tedesca che favorì i cambi dell’ex Germania dell’est, la quale registrò in breve tempo  un boom economico. Le differenze fra le due parti della Germania crearono degli squilibri per i quali si verificò un aumento dell’inflazione. Si ebbe di conseguenza una rivalutazione del Marco tedesco, e ciò rappresenta una contraddizione in quanto lo SME era stato concepito per esportare in Europa la bassa inflazione tedesca. La politica inflazionistica di Kohl minò dunque il piano di Maastricht e quello dello SME.
L’euforia del dopo Maastricht iniziò a calare quando una maggioranza danese votò contro il trattato; un'altra battuta d'arresto che il progetto subì, venne dalla Gran Bretagna, la quale si dissociò dal progetto di unificazione europea. Anche la Francia cominciò ad avanzare delle riserve su Maastricht nei primi anni Novanta, dubbi che furono confermati con il referendum del 20 settembre 1992; il risultato dimostrò l’aumento degli oppositori al trattato. Questo dissenso procedeva parallelamente ad un antigermanesimo popolare che stava aumentando.
Il rifiuto della Germania di tagliare i tassi d'interesse comportò la svalutazione delle monete europee nel ’92; il 16/09/1992 si verificò il “mercoledì nero”: lira, peseta e sterlina persero valore ma soprattutto stabilità. L'unica valuta che non risentì degli effetti negativi della crisi fu il marco tedesco; ciò determinò l'ostilità della Bundesbank verso la moneta unica.
Queste continue diatribe segnarono nel luglio del 1993 la fine effettiva dello SME.
Il ruolo centrale della Bundesbank causò una grave crisi finanziaria che vide come soluzione
l’aumento del margine di fluttuazione delle monete (15%); gli Stati si impegnarono a rispettare i canoni di Maastricht tuttavia  solo pochi Paesi avrebbero potuto soddisfare le richieste economiche di deficit e di debito
Per questo a Madrid nel 1995 si decise di posticipare la terza fase dell’unione monetaria prevista da Maastricht. Sempre durante questo Consiglio Europeo venero prese alcune decisioni riguardo la nuova moneta: quest’ultima si sarebbe chiamata EURO. I termini minimi fissati per poter accedere erano i seguenti: 2 anni per sistemare i conti pubblici e avere un saldo del bilancio in pareggio o in positivo.
Il patto di Madrid non ebbe molto successo: fu considerato draconiano da molti e per questo fu applicato in maniera abbastanza elastica; nonostante questo accorgimento da parte degli economisti ci furono molti dubbi sulla validità del documento.
L'Italia colse l'occasione offerta dalla proroga per sistemare i conti pubblici; infatti la situazione del Paese nel dopoguerra era pessima a causa dell'aumento del debito pubblico durante il governo della DC (Democrazia Cristiana).
Negli anni Ottanta con la concorrenza del PSI (Partito Socialista Italiano) il debito pubblico aumentò ulteriormente. Nel 1996 si ebbe un nuovo governo di sinistra guidato da Romano Prodi: la priorità di questo esecutivo era l’idoneità all’ € e ai canoni di Maastricht.
Per raggiungere questa condizione l’Italia fu il Paese che dovette compiere gli sforzi economici maggiori. Gli interventi in ambito economico da parte di tutti i Paesi europei furono elevati, ma nel 1998 il rapporto debito-PIL diventò sostenibile; ciò permise alla Commissione di promuovere 11 stati appartenenti alla cosiddetta “euro-zona”.
Il fatto che questi 11 Paesi si siano adattati fu indice di una volontà di politica europea collettiva e rappresentò un grande passo avanti nel progetto iniziale.
Gli economisti indicarono inoltre altri tre buoni motivi per passare alla moneta unica: maggiore trasparenza dei prezzi, contenimento dell’inflazione, diminuzione dei costi di transizione.
L'euro non venne però recepito come un fattore positivo da tutti i Paesi: per alcuni Paesi era troppo restrittivo, per altri al contrario era troppo permissivo. Si presentò inoltre il problema dell’impossibilità di affrontare concretamente delle crisi asimmetriche: il federalismo sul modello americano avrebbe potuto essere una prima soluzione.
L' introduzione dell’€ permise anche l’isolamento dell’economia europea dall’instabilità del dollaro; in questo modo  si  venne a creare una sorta di mercato interno paragonabile al modello americano. Il fatto che l’ Europa potesse presentarsi come rivale degli USA destò dei timori, testimoniati da un articolo di Feldstein ( EMU and International Conflicts )  in cui viene a dire che l'introduzione della moneta unica avrebbe potuto creare dei conflitti Europa – Usa; infatti gli europei avrebbero potuto cercare alleanze contrarie agli interessi degli Stati Uniti. L’articolo di Feldstein era comunque troppo allarmista in quanto l’Europa nel 1998 non dava ancora segnali di un’unità politica immediata.



L’ALLARGAMENTO ALL’EUROPA CENTRALE E ORIENTALE

La prospettiva di un allargamento alle nuove democrazie dell'ex blocco sovietico non fu un processo privo di difficoltà. Se infatti ’allargamento a Paesi come L’Austria, la Finlandia, la Svezia non creò problemi in quanto erano società avanzate, non fu lo stesso per i Paesi dell’est che ebbero più difficoltà a causa della loro povertà e arretratezza.
Tuttavia è anche vero che tale allargamento avrebbe potuto significare un maggiore consolidamento democratico e una maggiore estensione dei commerci.
Dopo la caduta dell’URSS l’Europa aveva aiutato economicamente le nuove democrazie per la ricostruzione e lo sviluppo, cercando inoltre di sostenere gli stati dell'est in merito alla liberalizzazione dei commerci. In seguito alla stipulazione di tali patti questi Paesi avrebbero raggiunto una situazione favorevole all'entrata nell'Unione, a condizione di rispettare i principi per l'apertura dei negoziati per l'ingresso stabiliti nel 1993 a Copenaghen: stabili istituzioni democratiche, economia di mercato, assunzione degli obblighi che l’ingresso comportava.
Nonostante queste restrizioni nel 1994 chiesero l'ingresso nell'Unione Europea l'Ungheria e la Polonia seguite nel 1995 dalla Romania, Slovacchia, Lettonia  e nel 1996 dall' Estonia, Lituania e Bulgaria ;
Sebbene solo pochi fossero i Paesi con il reddito pro capite a norma, il 1° maggio 2004 entrarono a far parte dell'UE Polonia,Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Malta, Cipro, Lituania, Lettonia, Estonia.
Questo allargamento avrebbe prodotto immigrazione e investimenti per risanare l’economia, portando però ad un aumento dei costi che gravavano sugli Stati membri.
Il problema della Turchia rimase in sospeso a causa delle condizioni della stessa ( religione, amministrazione…)
Uno dei punti più critici dell'UE riguardava la condizione e lo sviluppo del settore primario;
nel 2002 questo problema venne risolto concedendo per 10 anni sussidi graduali ai nuovi venuti. In conclusione l’allargamento, nonostante abbia migliorato le condizioni degli altri stati e abbia portato nuove energie all’UE, ha creato e crea tuttora numerose discussioni.



LA QUESTIONE ISTITUZIONALE

Ovvia conseguenza dell'allargamento fu il rinnovamento delle istituzioni comunitarie.
A tal proposito si sono svolte due conferenze:

  • La prima, tenutasi ad Amsterdamnel 1997 ebbe come più importante novità quella di prendere in considerazione per la prima volta la questione sociale del trattato di Maastricht.

I provvedimenti deliberati furono:

  • libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani sono le condizioni di appartenenza all’unione, pena l’esclusione.
  • il diritto di approvare o rifiutare il presidente della commissione va al parlamento.
  • nell’organizzazione dell’UE viene inglobato il trattato di Schengen.
  • nomina di un “alto rappresentante” che si occupi di politica estera e difesa assieme al responsabile degli affari esteri e al ministro degli esteri.
  • sviluppo strategia coordinata sull’impiego e mirata a creare un mercato di lavoro ricettivo al cambiamento economico (su insistenza francese)
  • Nel secondo congresso di Nizza del 2001 vengono invece trattate le questioni istituzionali, evitate nel trattato di cui sopra, al fine di migliorare i meccanismi di cooperazione intergovernativa tra i 15 stati  e di cercare l’integrazione dei nuovi membri.

 

Furono deliberate le seguenti decisioni:

  • approvata, ma non aggiunta al trattato una Carta fondamentale dei diritti (aggiornamento della convenzione sui diritti umani del 1950) che affrontava
  • problematiche ambientali, pari opportunità, diritti sociali (es: bando della pena di morte, diritto all’istruzione, uguaglianza uomo-donna).
  • riformare la commissione: un commissario per ogni stato membro, con introduzione di un sistema a rotazione nel momento dell’ingresso nell’Unione del 27esimo stato membro.
  • scelta del presidente della Commissione a maggioranza qualificata, non più all’unanimità.
  • Commissione deve essere approvata dal Parlamento Europeo.
  • Presidente può assegnare i portafogli e richiedere le dimissioni di un commissario.
  • Dal 1 gennaio2005 cambio della procedura di voto da maggioranza qualificata a  tripla maggioranza: maggioranza di poco più del 70% dei voti ponderati, più appoggio di una maggioranza di stati membri che rappresenti almeno il 62% della popolazione dell’UE.
  • Futuro potere di voto degli stati candidati all’ingresso.

 

Il ministro degli esteri tedesco, durante un discorso  di commemorazione del 50° anniversario del PianoSchuman, tenuto nel maggio del 2000 , aveva già fornito un quadro di una riforma più completa delle istituzioni dell’UE.
Alle urne nelle elezioni del giugno 1999 per il Parlamento Europeo si registrò una bassissima affluenza; questo fatto costrinse Fischer a parlare con tono forte e deciso.
Secondo questi l’allargamento comprometterà irreparabilmente la capacità dell’UE di affrontare situazioni difficili.
Si rendevano quindi necessari il passaggio da un unione di stati alla piena parlamentarizzazione come  federazione europea, basata però su un trattato costituente, il coinvolgimento delle esistenti istituzioni nazionali nel processo d’integrazione e il completamento dell'integrazione europea basato sul principio di sussidiarietà, su una divisione della sovranità tra le istituzioni europee e gli stati membri, le cui competenze devono essere redatte in costituzione.
La situazione quindi secondo Fischer andava riformata per motivi sia di ordine etico che pratico.
Egli propone dunque la suddivisione dell’assemblea legislativa in due camere:

  • una ad elezione diretta;
  • una in rappresentanza degli stati membri, oppure un senato (su modello americano) con membri eletti direttamente, oppure ancora una “Camera di Stati”(su modello tedesco) con rappresentanti dei vari governi nazionali.

L'esecutivo avrebbe potuto essere o il Consiglio Europeo (difficoltà di raggiungere decisioni in termini accettabili di tempo) oppure un presidente della Commissione eletto direttamente (proposta per la quale Fischer propendeva).

Fischer inoltre riteneva necessario un rafforzamento della cooperazione dal momento che mirava ad un governo formato da un gruppo di stati con le stesse prospettive e con dei propri membri. Egli viene a dire che un nucleo centrale di stati può essere considerato come una federazione. Nel suo discorso sottolineava inoltre l'inefficienza delle istituzioni europee e presenza di un deficit democratico
In precedenza, con il Trattato di Nizza,  era stato ridotto il numero minimo di stati richiesti per il       rafforzamento della cooperazione a 8 ed era stato destituito il diritto di veto agli altri stati su tali iniziative.
Nel 1992 il Consiglio di Birmingham, in accordo con quanto detto da Fischer, stabilì che le decisioni dovevano esser adottate quanto più vicino possibile ai cittadini e che i parlamentari nazionali dovevano essere maggiormente coinvolti nelle attività comunitarie.
Tuttavia questo obiettivo non è stato raggiunto in quanto l'opinione pubblica  ritiene remote le istituzioni europee.
Nonostante il Parlamento abbia avuto un incremento di potere dal ’92, i cittadini sono sempre meno fiduciosi delle istituzioni europee; inoltre con i progetti dell’UE la gente ha paura che vengano a mancare le prerogative nazionali.
Se i problemi di estraneità alla vita politica dei cittadini erano comuni a tutte le democrazie moderne, è anche vero che, dopo le novità stabilite dal trattato di Maastricht,  non si poteva continuare con gli attuali meccanismi decisionali.

Riportiamo in allegato un discorso dello stesso Fischer analogo nelle tematiche ma decisamente pił recente (2003) per sottolineare il suo ideale federale.

IL CRESCENTE RUOLO INTERNAZIONALE DELL’UE

Il ruolo dell’Unione Europea nel mondo è limitato a due campi, il commercio internazionale e le relazioni con i Paesi ACP (ex colonie in Africa, Carabi e Pacifico).
Negli anni 90 furono apportati dei cambiamenti in entrambi gli ambiti: in quello commerciale, venne fondato nel 1992 il WTO, il cui scopo era quello di agire da arbitro indipendente alle dispute commerciali; questa organizzazione innalzò fortemente il profilo dell'UE sulla scena internazionale.
Per quanto riguarda le relazioni con i paesi ACP, queste furono oggetto di discussione nelle 4 conventions di Lomè (a partire dal 1975) in cui venne istituita una struttura per la distribuzione di aiuti comunitari con l’aiuto del FSE (Fondo di Sviluppo Europeo). Tuttavia per problemi democratici ed economici si dovettero rivedere i programmi di aiuto fino ad arrivare al quinto accordo di Lomè (giugno 2000), il quale proponeva che gli aiuti fossero strettamente legati a politiche costruttive, sia per dar vita a istituzioni democratiche, sia per migliorare i diritti umani.
Questi cambiamenti furono affiancati da altre iniziative:

    • Istituzione di vertici UE – Cina con scadenza annuale;
    • “Processo di Barcellona”, stimolato dal problema di immigrazione dai Paesi nord-africani , il cui fine è la creazione di un’area di libero scambio entro il 2005.
    • In ambito militare nasce, dal Consiglio europeo di Helsinki del 1999, l’istituzione della “Forza Europea di Reazione Rapida”, composta da circa 60000 truppe, 100 navi e 400 aerei da combattimento.

 

Tuttavia l’UE, per  avere una credibile capacità militare, dovrà superare 4 problemi:

  • Investire denaro con criteri più razionali per incrementare lo sviluppo tecnologico delle truppe europee;
  • Convincere la popolazione europea che le tasse pagate sono devolute in parte  per gli armamenti (compito non facile per la presenza di Paesi europei antimilitaristi come l’Italia, la Germania e l’Olanda);
  • Mettere in atto procedure relative alla politica estera che garantiscano un uso efficiente delle capacità militari;
  • Chiarire le proprie relazioni con gli Stati Uniti.

A Bruxelles la politica estera e di difesa è vista come elemento necessario e naturale per l’europeizzazione.
Nel maggio 2002 viene redatto un documento (A Project for the European Union), il quale afferma che “l’Unione Europea deve esercitare la responsabilità di una potenza mondiale”

 



VERSO LA COSTITUZIONE

Nel 2002 è stata istituita una Convenzione (Giscard d’Estaing)  con il compito di semplificare e riorganizzare le istituzioni dell’UE per avvicinarla maggiormente ai cittadini che ne fanno parte. Giscard si propose di presentare al Consiglio Europeo un documento in grado di dare all’Unione delle solide basi istituzionali (18 luglio 2003).
A seguito di questo nuovo documento proposto, si alzarono pareri positivi sia da parte di Ana Palacio (Spagna), la quale sostenne che la convenzione era stata più efficace delle precedenti conferenze intergovernative, sia da parte di Giuliano Amato (Italia), il quale affermò che tramite la convenzione l’Europa avrebbe potuto riunificarsi.

La pre-costituzione, designata appunto dalla convenzione, prevedeva:

  • un presidente del Consiglio Europeo con una carica di due anni e mezzo;
  • una limitazione degli stati con diritto di voto pari a 15;
  • l’adozione di un sistema a maggioranza doppia (una decisione può essere approvata con il favore di una maggioranza di membri pari al 60% della popolazione dell’Unione);
  • un Ministero degli Affari esteri che si occupasse della politica estera e di difesa dell’Unione, a patto che entrambe fossero comuni;
  • supremazia della legge europea su quella nazionale;
  • una legislatura bicamerale (Parlamento Europeo + Consiglio dei ministri);
  • un’autorità assoluta sulla politica monetaria, quella commerciale, su questioni doganali e sulla tutela della pesca, mentre in altri campi (es: mercato interno) doveva collaborare con i governi di ogni nazione;
  • sussidiarietà, in maniera che il governo europeo non possa superare un determinato limite nei confronti di quelle che sono le decisioni interne delle singole nazioni.

 

La costituzione sarà di difficile emendazione poiché i possibili cambiamenti che potrebbero essere proposti, provocherebbero il rifacimento dell’intero processo. Infatti si sono già presentati alcuni screzi tra Spagna e Polonia, che non condividono il sistema a maggioranza qualificata, e Francia e Germania, che invece sono a favore di questo provvedimento. Solo con la presidenza irlandese dell’UE nel 2004 questi paesi riuscirono a superare le loro divergenze e a trovare un compromesso. La costituzione finale, di natura intergovernativa, è stata firmata a Roma nell’ottobre 2004, e onorata da un discorso di Ciampi che elogiava i grandi passi fatti in Europa negli ultimi anni. Nonostante questo, il documento non sembra mostrare l’effettiva sostituzione dell’UE a ogni singolo membro di essa, e perciò non rappresenta quel progetto federalista che era stato ideato in principio.

 


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