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     I Padri Fondatori | Konrad Adenauer | L’atto unico europeo

L’atto unico europeo

INDICE
IMPORTANZA AUE
ORIGINE AUE
FATTORI CHE HANNO PORTATO ALL’AUE
OBIETTIVI
RATIFICAZIONE DELL’AUE
EFFETTI DELL’AUE

 

L’atto unico europeo (AUE), firmato a Lussemburgo il 17 febbraio 1986 da nove Stati membri e a l’Aja il 28 febbraio 1986 dalla Danimarca, dall’Italia e dalla Grecia, costituisce il primo passo dopo il trattato della Comunità Economica Europea del 1957.
L’AUE è entrato in vigore il 1 luglio 1987.

L’AUE rappresenta un punto di arrivo e un punto di partenza nella prospettiva dell’integrazione europea. Può essere visto come un incipit perché in una fase di crisi anche ideologica ha segnato una ripresa e un’accelerazione degli sviluppi integrativi precedenti, creando nei leader politici una maggiore sensibilità ai problemi dell’Europa unita. Costituisce inoltre una sintesi dei precedenti trattati ( di Roma e Libro Bianco).
L’AUE nasce da una necessità ma nel contempo da una scelta: di fronte ad un periodo di stallo economico sembrava indispensabile intraprendere una nuova politica e si decise una strategia comune, rilanciando l’integrazione europea.
La portata di questo documento non è solo economica, o almeno se l’AUE ha alla base un programma economico gli effetti che esso produsse furono più ampi, arrivando a comprendere ambiti diversi. Così l’AUE assume un significato anche “filosofico”, quale gli era già stato attribuito da Delors nel Libro Bianco : esso è visto come uno spazio europeo e cioè con maggiore libertà e meno interferenze statali. Se inizialmente il processo di integrazione, attraverso l’AUE,  si ispirava ad un principio fortemente liberista le cose cambiarono in futuro: con il trattato di Maastricht agli Stati non è più garantita questa grande libertà ; essi sono infatti tenuti a rispettare dei precisi parametri finanziari , come condizione della loro permanenza nell’UE.



IMPORTANZA AUE

Precedentemente all’AUE nel consiglio sedevano i rappresentanti di destra e di sinistra e il consenso che si ricercava, attraverso il voto all’unanimità, doveva essere accettabile per tutte le grandi forze politiche europee. Pertanto le politiche adottate si orientavano verso prospettive centriste e pragmatiste e, in quanto tali, non ideologiche. Tutto ciò era funzionale al processo di integrazione, poiché veniva a coagularsi un’alleanza di forze non divisa lungo linee politiche. Il cambiamento avvenne con l’adozione da parte dell’AUE del voto a maggioranza qualificata (VMQ). In tal modo venne cambiato quell’idea, quale fu presentata nel Libro Bianco, di un mercato unico come un “programma ideologicamente neutrale attorno al quale l’intero sistema politico europeo avrebbe potuto coagularsi per conseguire gli obbiettivi dell’integrazione”. Ha cancellato quell’assenza di confronto destra e sinistra (questo derivava dalla struttura di governo della comunità) ("La Costituzione dell'Europa" J.H.H. Weiler; edizione il Mulino/ Saggi 1999).
Un mercato unico europeo rappresenta un’IDEA che ha forza di suscitare entusiasmo. Essa è una scelta altamente politicizzata di ethos, ideologiae cultura politica: quella del “mercato”.
Questo nuovo impegno verso un progetto comune produsse un coinvolgimento non solo dei leader europei ma anche di ampi settori dell’opinione pubblica a favore della “Nuova Europa”. Quindi, da un’integrazione funzionalistica, limitata principalmente a rapporti di natura economico-commerciale, si concretizzò un progetto europeista più completo riconoscendo la necessità di una maggiore integrazione che smorzasse l’accentuarsi dello squilibrio regionale esistente.



ORIGINE AUE

Nella storia del processo di integrazione europea, alcune tappe furono di fondamentale importanza nel preparare le basi per gli sviluppi che culmineranno nell’AUE.
Si può partire dalla Dichiarazione di Stoccarda del 19 giugno 1983 in cui vennero affrontate le questioni internazionali comunitarie e della cooperazione politica con l’obbiettivo di integrarli in un trattato sull’Unione Europea.
Il progetto di Trattato proposto da Spinelli conteneva tutti gli elementi capaci di condurre la CE verso la sovranazionalità, rafforzando i poteri del Parlamento. Gli obbiettivi prefissati da Spinelli non furono mai attuati e quindi la sua importanza è dovuta al suo impatto politico.
Il Consiglio europeo di Fontainebleau del 26 e 27 giugno del 1984 fu un trattato di unione europea in cui i leader si impegnarono a risolvere i problemi tecnici connessi all’allargamento mediterraneo e all’eccessiva presenza della Gran Bretagna nel bilancio comunitario . Il primo problema era legato soprattutto al caso della Spagna e del Portogallo in quanto in alcuni settori i due partner iberici erano insidiosi concorrenti di paesi della CEE. Il problema della Gran Bretagna secondo la Thatcher, capo del governo inglese conservatrice e euroscettica, stava nello squilibrio tra i costi che il suo Stato si accollava per finanziare la PAC e i benefici ricevuti in contraccambio, a causa della ristrettezza del suo settore agricolo. Attraverso questo consiglio si convinse la Thatcher ad accettare un accordo assai favorevole alla Gran Bretagna. Larga parte del deficit britannico sarebbe stata compensata con i contributi degli altri paesi.
Nel Libro Bianco sul mercato interno del 1985, Delors, presidente della Commissione Europea, aveva sottolineato l’importanza della creazione di un mercato aperto non solo dal punto di vista strettamente economico-finanziario, ma anche sotto il profilo politico-culturale, per la libera circolazione delle idee e per l’apertura di nuovi spazi di autonomia e libertà per tutti i cittadini europei. Questo documento prevedeva interventi per eliminare gli ostacoli al processo di liberalizzazione, costituiti da barriere “formali” (controlli di polizia e doganali) e “tecniche” (normative diverse da Paese a Paese).
Nel Consiglio europeo, tenutosi a Milano nel giugno dell’85, fu presentata la proposta di convocare una Conferenza intergovernativa (CIG) e si superò in tal modo un tabù che aveva condizionato i lavori dei Consigli: quello dell’unanimità nelle votazioni. La proposta fu infatti approvata a maggioranza.



FATTORI CHE HANNO PORTATO ALL’AUE

Nella consapevolezza che uno sviluppo economico avrebbe comportato un progresso politico, si intraprese la via della realizzazione di un ampio mercato interno sul modello americano che avrebbe liberato le economie di scala. Fino al 1980, nonostante si fosse già messo in luce l’importanza di un mercato interno libero attraverso la CEE, il mercato comune non fu pienamente liberalizzato (per la presenza di pratiche tariffarie) ("Storia politica dell'integrazione europea" Mark Gilbert; Editori Laterza 2005 ).
Tra questi inconvenienti vi era la crisi petrolifera del 1979-1981 che portò a un periodo di stagnazione economica e di incremento della disoccupazione nella comunità. ("Storia politica dell'integrazione europea" Mark Gilbert; Editori Laterza 2005 )
Accanto a queste problematiche vi erano questioni di ordine nazionale e internazionale,dovuti ad un’assenza di una completa identità europea. Il caso della Francia è particolarmente rilevante, infatti il motivo che la spinse ad avviare il  processo di completamento del mercato interno fu di ordine strettamente economico, dovuto ad una serie di fattori sfavorevoli: negli anni Settanta  aveva perso posizioni rispetto alla Germania nella produzione di beni ad alto valore aggiunto destinati all’esportazione , condizione che congiunta alla crisi petrolifera e all’instabilità del cambio del franco ( cosa che usciva dai parametri dello SME) , costrinsero Mitterrand , presidente socialista in carica,a dover affrontare  una scelta ineluttabile tra lo SME e il suo impegno ideologico nella costruzione di una economia socialista, applicabile attraverso misure ultraprotezionistiche contro i principi della CEE.  Nel marzo 1983 la Francia spinta da Delors scelse per l’Europa, rinunciando alla sua politica economica. La conversione francese fu di fondamentale importanza nel completamento del processo di integrazione economica, grazie a questa infatti fu resa possibile l’applicazione della Dichiarazione Solenne .
La questione internazionale era legata all’allargamento mediterraneo e quindi all’esigenza di trovare una soluzione al problema dell’eterogeneità della comunità; durante gli anni Settanta Grecia, Portogallo, Spagna avevano presentato la loro candidatura alla CE e dopo anni di dibattiti circa la possibilità o meno di questi Stati, data la loro condizione economica, di entrare a far parte della Comunità finalmente la Commissione aveva acconsentito all’allargamento.
La soluzione di questi problemi sembrava essere l’elaborazione di un nuovo trattato volto a modificare il trattato CEE e che sviluppasse i temi della politica estera e della sicurezza comune.



OBIETTIVI

L’Atto unico Europeo si proponeva di raggiungere obiettivi economici, politici e sociali.

Economia

Si voleva arrivare ad un mercato unico superando il mercato comune rilanciando così il processo di costruzione europea(il mercato unico, che si fonda sulle quattro libertà di movimento di beni,persone, servizi e capitali, risponde al requisito costituzionale della CEE, CE,UE di un economia di mercato aperta e in libera concorrenza). Gli Stati membri della Comunità, sottoscrivendo tale Atto, si impegnavano a completare entro la fine del 1992 il mercato interno come “spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali”. La costruzione del mercato interno rappresentava il fulcro dell’unificazione economica. Creando il mercato interno gli Stati membri si erano riuniti in uno spazio economico europeo unificato, privo di barriere doganali o commerciali.
È da sottolineare che con il Trattato di Roma, nella evoluzione verso l’Unione doganale, si era costituito uno mercato comune. In questa fase dal mercato comune passiamo al mercato interno o mercato unico. La differenza sostanziale tra mercato comune e mercato interno è riposta nella diversa disciplina ed interpretazione che viene data alle libertà di circolazione. Nel mercato comune viene intesa in senso negativo, cioè nel divieto per gli Stati della Comunità di applicare un trattamento discriminatorio a persone, merci, servizi e capitali, con il conseguente trattamento nazionale. Nel mercato interno o unico le libertà di circolazione sono intese in senso positivo, nel senso che gli Stati della UE devono applicare il trattamento più favorevole, nella prospettiva che i trattamenti siano del tutto armonizzati e unificati.
I pilastri del mercato interno sono le 4 libertà fondamentali :

  • la libera circolazione delle merci
  • la libera circolazione delle persone
  • la libera prestazione dei servizi
  • la libera circolazione dei capitali e la  liberalizzazione dei pagamenti.

Era poi importante delineare il progetto di unione economica e monetaria. Venne costituito così un Comitato per analizzare e proporre le tappe per arrivare alla moneta unica. Il rapporto del Comitato, presieduto da Delors, indicò che il raggiungimento dell’Unione Economica e Monetaria (UEM) era legato a tre condizioni irrinunciabili:

  • la totale convertibilità delle monete europee (obiettivo già realizzato);
  • la completa liberalizzazione dei movimenti di capitali (obiettivo da realizzare nel ’90);
  • l’eliminazione dei margini di fluttuazione delle varie monete e l’instaurazione di rapporti di cambio fissi (perno del successo dell’iniziativa).

Delors si era impegnato nella realizzazione dell’unione monetaria europea attraverso l’AUE; tuttavia la Gran Bretagna, appoggiata da Germania e paesi Bassi bloccò questa proposta. Si era quindi deciso che l’unione economica e monetaria dovesse essere oggetto di un ulteriore CIG.
 
 Politica

Vennero introdotte nuove regole decisionali degli organi comunitari: VMQ.  La necessità di giungere ad un sistema decisionale basato sul VMQ derivava dalla crisi della politica del consenso dovuta alla crescita del numero di stati membri (passano da 6 a 12) , cosa che fece perdere alla comunità l’originale omogeneità in termini di percezione politica e orientamento culturale , e dalla eccessiva rigidità della corte di giustizia congiunto al criterio decisionale dell’unanimità. Non  solo era difficoltoso raggiungere il consenso su una sola normativa comunitaria ma vi era anche un crescente timore che una volta che questa normativa fosse stata adottata, essa avrebbe costretto gli stati membri in una gabbia normativa da cui non sarebbero potuti uscire se non raggiungendo di nuovo l’unanimità. La decisione di acconsentire al VMQ non fu intesa come un passo verso una maggiore integrazione europea ma come “tecnica di basso profilo propedeutica agli obbiettivi largamente condivisi del Libro Bianco” ("La Costituzione dell'Europa" J.H.H. Weiler; edizione il Mulino/ Saggi 1999).  La Gran Bretagna ebbe un ruolo primario nella scelta di questo sistema decisionale attraverso la Thatcher che sottolineò l’importanza del VMQ nella realizzazione del mercato unico (“il prezzo da pagare”) ("La Costituzione dell'Europa" J.H.H. Weiler; edizione il Mulino/ Saggi 1999).
Nell’AUE si definirono poi i poteri del Parlamento, attribuendo ad essi competenze legislative e non solo consultive. Tuttavia l’AUE  diede nuove competenze alla comunità europea, sottraendole ai parlamenti nazionali senza trasferirli a quello europeo aggravando in tal modo il deficit democratico. Secondo Weiler i poteri del parlamento erano deboli e mal orientati. Erano  deboli perché, anche dopo l’AUE, il ruolo del Parlamento era solo consultivo a fronte di un consiglio determinato nelle sue decisioni. Il deficit democratico era così strettamente connesso ad una scarsa presenza del parlamento nel contesto europeo, poiché esso era l’unico depositario di legittimità e democraticità nella struttura comunitaria. Secondo Gilbert all’origine del deficit democratico “c’è il fatto che la maggior parte della legislazione sulla comunità è il risultato di contrattazioni poco trasparenti tra l’esecutivo dei singoli stati e l’amministrazione centrale della comunità.” Sul piano europeo anche se deludente nell’ottica federalista il bilancio era complessivamente positivo in quanto diede un nuovo ruolo al Parlamento a livello soprannazionale, sia pure minoritario.

Politica sociale
 
La realizzazione di un’Europa sociale è molto difficile perché l’equilibrio tra norme comuni e il rispetto delle regole nazionali appare complesso. La comunità inizialmente non si era mai soffermata direttamente sulla questione sociale, nella convinzione che la realizzazione di un mercato comune portasse come conseguenza immediata ad una questione sociale unitaria. L’importanza dello sviluppo di una politica sociale cominciava ad emergere agli inizi degli anni ’70, in questo contesto la creazione di uno spazio sociale europeo apparve un elemento indispensabile, da un lato, per evitare fenomeni di dumping sociale, e dall’altro, per la realizzazione di una politica economica della comunità concorrenziale sul piano internazionale. La CEE non era infatti “fondata sul lavoro” ma sulla libera circolazione del lavoro; l’armonizzazione dei sistemi sociali non era un valore in sé ma solo uno strumento per l’unificazione e per la libera circolazione. Gli elementi innovativi introdotti dall’AUE furono:

  1. l’art. 118 A con il quale il consiglio venne autorizzato ad adottare prescrizioni minime per promuovere il “miglioramento dell’ambiente di lavoro, per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori”.
  2. l’art 118 B che attribuì alla commissione il compito di sviluppare il dialogo sociale europeo tra le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori. Si fa dunque strada l’idea dell’importanza del coinvolgimento delle parti sociali al fine di realizzare gli obbiettivi dell’integrazione europea e della valorizzazione dei contratti collettivi come fonte normativa comunitaria.
Vennero inoltre introdotte norme per la tutela dell’ambiente e ricerche (scientifiche e tecnologiche) allo scopo di rafforzare le basi dell’industria europea e favorire lo sviluppo della sua competitività internazionale, prevenendo allo stesso tempo la salute umana e proteggendo la qualità dell’ambiente attraverso anche l’uso accorto e razionale delle risorse.

Relazioni internazionali

Venne stipulato un trattato sulla politica estera e sulla sicurezza comune , compito affidato  alla cooperazione politica europea (CPE)  che era stata infatti istituita allo scopo di migliorare l’informazione reciproca e la concertazione tra gli stati membri su temi di politica estera al fine di adottare strategie comuni. Le questioni relative alla sicurezza si limitavano agli aspetti politici ed economici. L’integrazione completa della politica estera rimaneva ai primi stadi.



RATIFICAZIONE DELL’AUE

Come per tutti i passi del processo di unificazione,  risulta essere difficile riuscire a soddisfare le attese di ogni membro, così nel gennaio del 1987 il Parlamento danese bocciò il testo dell’Atto organizzando poi un referendum dove l’AUE riuscì a passare.
L’Italia e la Grecia attesero il risultato danese e in seguito firmarono. Il ministro degli esteri Andreotti affermò: ”un esame obiettivo dei risultati della CIG ha condotto a constatare che l’AUE costituisce una risposta parziale insoddisfacente all’esigenza di sostanziali  progressi nella direzione indicata dal Parlamento europeo”. Il governo italiano era deluso dallo scarso potere attribuito al Parlamento .
Spinelli dichiarò:”il consiglio ha partorito un topolino, un miserabile topolino abortito”
Hugo Young , giornalista inglese, per la Gran Bretagna sostenne che la retorica dell’unità europea costituiva semplicemente delle “eurofrottole o delle eurofesserie,un’adorazione di culto bizzarra all’altare di Jean Monnet, che per grazia di Dio non sarebbe mai arrivata fino alla transustanziazione nel corpo di una legislazione rivelata e significativa”.



EFFETTI DELL’AUE

Economia

Attraverso l’AUE gli Stati membri si erano impegnati a completare il mercato interno (entro l’ 1 gennaio 1993 ), eliminando così le barriere tra i diversi Stati europei che ancora ostacolavano gli scambi internazionali , così l’economia dell’Europa per funzionare bene aveva bisogno che le economie dei diversi Paesi membri marciassero alla stessa velocità. In tal modo si riuscì a raddoppiare i fondi strutturali e ad aumentare le risorse del bilancio comunitario(che passa dall1% al 1,2 del PIL della CEE).

Politica

Il processo decisionale diventava più rapido anche perché con l’adozione del VMQ le decisioni venivano semplificate e venivano così evitate situazioni di blocco che spesso si verificavano quando si cercava di avere un accordo unanime dei 12 Stati membri. L’unanimità, infatti, non era più necessaria per le misure destinate all’instaurazione del mercato interno, fatta eccezione per le disposizioni fiscali e per quelle relative alla libera circolazione delle persone e ai diritti ed interessi dei lavoratori dipendenti.
Aumentava il potere del Parlamento europeo, soprattutto nel settore dell’ambiente, in quanto si stabiliva la necessità che questo organo fosse d’accordo con le decisioni deliberate dal Consiglio e si introduceva così la possibilità di doppia lettura delle proposte legislative.
Grazie alla creazione di nuove competenza comunitarie e alla rivoluzione delle istituzioni si compiva un ulteriore passo avanti verso un’integrazione che per ora era ancora solamente economica ma un domani avrebbe potuto diventare anche politica, inoltre venivano poste le basi per l’unione monetaria che verrà istituita col Trattato di Maastricht

 

Politica sociale

Veniva introdotta una politica di coesione economica e sociale in modo da distribuire gli effetti del mercato unico in modo equilibrato, cercando di diminuire il divario di sviluppo tra i diversi Stati Membri e di non compromettere l’unità dell’Unione;
si attribuiva, per la prima volta, al fenomeno dell’immigrazione una dimensione non più circoscritta ai confini nazionali, anche se, per parlare di una cooperazione europea nelle politiche migratorie si dovrà aspettare il Trattato di Maastricht (1992);

Maggiore integrazione

Tutti gli Stati Membri si impegnarono per il raggiungimento di un unico mercato, anche quelli che si erano mostrati più ostili e che avevano da sempre privilegiato gli interessi delle loro singole nazioni, come ad esempio la Gran Bretagna o la Francia che, rinunciando al socialismo nazionale, aveva posto un decisivo impegno nella politica di integrazione europea.
In particolare ,in Gran Bretagna, la signora Thatcher aveva abbracciato l’AUE guardando esclusivamente all’instaurazione di un mercato interno senza tener conto dei contenuti politici di questo trattato; aveva cioè approvato un documento che “acconsentiva ai suoi partner europei di legiferare anche per i cittadini britannici senza, teoricamente, il consenso del Governo britannico”.("Storia politica dell'integrazione europea" Mark Gilbert; Editori Laterza 2005 )
Germania e Italia svolsero importanti passi avanti a favore dell’integrazione europea, diminuendo le loro sovranità nazionali in modo da aumentare il potere delle istituzioni comunitarie.

 

In realtà gli esiti dell’AUE sono stati interpretati in modo diverso a seconda delle aspettative che ognuno riservava alla vigilia di questo accordo. Alcuni si dichiararono piuttosto soddisfatti, altri, che speravano in una svolta più significativa della Comunità, come Spinelli o Andreotti, sostenevano che questo trattato non avesse saputo rispondere alle esigenze dei popoli europei. Assieme a loro una significativa minoranza di parlamenti europei si presentava delusa, ma il trattato fu infine approvato dal Parlamento che si preoccupò, comunque, di registrare la situazione di insoddisfazione. Per quanto riguarda la signora Thatcher, che aveva sempre guardato con diffidenza alla politica di integrazione europea, era probabilmente soddisfatta del fatto che l’AUE si limitasse ad essere un trattato economico e non anche politico-sociale, come invece auspicava Delors. Aveva, però, sottovalutato l’importanza di questo documento non  comprendendo come esso costituisse un punto di partenza e non di arrivo, tanto che Hugo Young ha affermato: “L’Atto Unico Europeo […] era una fusione delle visioni di Margaret Thatcher e di Jacques Delors”.


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