Contesto
Italia
Europa
alcide De Gasperi
Padri fondatori
I luoghi
     Storia dell'idea di Europa | Tra '600 e '700

Tra '600 e '700

A cura della Classe III C del liceo ginnasio “G. Prati” di Trento (Anno scolastico 2005/2006)

Tra ‘600 e ‘700, parallelamente allo svilupparsi dei miti esotici, si delinea in Europa (grazie alle stesse critiche che spesso accompagnano i miti extra-europei) una sempre maggior coscienza della contrapposizione “noi”- “altri”.
Se nel ‘500 aveva avuto molta fortuna la letteratura dei viaggi, tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 si diffonde con successo la letteratura degli pseudo-viaggi. Essa prevede, in genere, una raccolta di lettere che si fingono scritte da un non-europeo che, in viaggio in Europa, informa i suoi amici dei costumi, della vita delle tradizioni europee. Grazie all’espediente del non-europeo che racconta, l’autore ha modo di criticare o elogiare apertamente qualsiasi tipo di manifestazione. Con questa letteratura comincia a determinarsi il concetto di Europa ,ogni lettore è chiamato a rappresentarsi e a comprendere che fuori dall’Europa non ci sono esseri inferiori , ma solo uomini con vita e cultura diverse da quella europee: in ambito intellettuale si cerca quindi di  sostituire la nozione di superiorità con la più illuminata  e corretta nozione di diversità , per raggiungere lo stesso risultato in ambito politico e sociale occorrerà attendere ancora più di due secoli,e forse ancora oggi si può affermare che non sia ancora completamente raggiunto.
Molti sono i successi letterari di questo filone letterareio, ma l’opera più fortunata e famosa è  Lettere persiane di Charles-Louis de Secondat barone di Montesquieu (1721) il vademecum per ogni futuro intellettuale
E’ il resoconto della  corrispondenza tra un persiano che si reca a Parigi, un suo amico che lo raggiunge in Francia, e i loro conoscenti, gli eunuchi dell’harem… Gli scambi di lettere sono biunivoci: sia notizie dalla Persia sulla Persia, che alla Persia sull’Europa e più precisamente sulla Francia.
Dal punto di vista politico appare chiara la distinzione (già di Machiavelli)  tra l’Europa costituita da numerosi Stati, in cui il  potere dei governanti comincia ad essere limitato dalle esigenze della borghesia ,e l’Asia con  pochi Stati, in cui il potere  del sovrano sui sudditi illimitato .
Le caratteristiche positive dell’Europa vengono individuate soprattutto nella tutela dei diritti individuali, nelle libertà civili e politiche; le critiche riguardano invece la persistenza della guerra, la corruzione dei costumi e il fanatismo religioso di un clero troppo legato al potere temporale.
Anche nella sua opera principale  Lo spirito delle leggi (1748) Montesquieu riprende il tema della nascita dell’idea di Europa come libertà dal dispotismo in contrapposizione alle forme di governo dei paesi asiatici. Dopo aver individuato  i caratteri dei tre sistemi politici fondamentali (repubblica, monarchia, dispotismo) ed i principi che li reggono (virtù, onore, paura), sottolinea l’importanza dei corpi intermedi, ed  indaga le origini storiche della società moderna.
Montesquieu concepisce l’Europa fondata sulla libertà e sulla condanna del dispotismo, e quindi superiore nella sua organizzazione politica sia alle forme di governo della classicità  che a quelle delle tradizioni extra-europee.
Contemporaneo di Montesquieu fu Voltaire, forse il più tipico ed al tempo stesso il più singolare philosophe francese del ‘700, pensatore di grande influenza nel clima europeo dell’epoca. Ne Il secolo di Luigi XIV egli analizza la situazione europea in una  prospettiva molto celebrativa , soprattutto per quanto riguarda la dimensione del cosmopolitismo. Egli però è interessato alla cultura più che alle forme di governo, ed in quest’ottica si differenzia da Montesquieu, pur permanendo nelle sue idee  l’apprezzamento dell’esotismo e il mito del buon selvaggio. Dopo aver elogiato la superiorità orientale in campo culturale e religioso, criticando il cristianesimo nei suoi punti fondanti e sancendo quindi l’inferiorità morale dell’Europa, afferma che questa è sicuramente superiore ad ogni altra parte del mondo nel perfezionamento scientifico,positivo in Europa è quindi il progresso. In particolare a partire dalla metà del ‘600 in Europa, come contrappeso a contrapposizioni e conflittualità endemiche sul piano politico,l’apporto degli intellettuali è stato determinante per creare attraverso contatti, scambi, dibattiti, dispute e polemiche una vivace dimensione culturale, (vedi anche la diffusione del ‘Gran Tour’ europeo degli intellettuali in tutta Europa per stabilire contatti e confronti).
 
Nel corso del XVIII secolo numerosi pensatori  hanno teorizzato progetti di pacificazione europea.
Innanzitutto il Duca di Sully, ministro delle Finanze di Enrico IV che nel 1638 propone come obiettivo finale la creazione di una Confederazione Europea, sotto la guida di un “molto cristiano consiglio”; aspetti fondamentali di questo organismo dovevano essere una risistemazione degli equilibri europei, sia dal punto di vista geografico (confini) sia da quello socio-culturale (bilanciamento delle diverse religioni: 5 stati luterani, 5 cattolici, 5 calvinisti).
Nel corso del Settecento illuminista, la “pace perpetua” diventa il più importante dei valori qualificanti l’idea di unità europea, grazie agli scritti di Charles Irénée Castel, abate di Saint-Pierre (1658-1743), che si oppone alla politica egemonica europea di Luigi XIV di Francia. La guerra, per Saint-Pierre, e con essa il perseguimento di una politica di potenza, danneggia, in realtà, le condizioni economiche e sociali, i commerci, la cultura e la prosperità. Solo una pace duratura è in grado di assicurare le condizioni necessarie per raggiungere il benessere e il progresso del continente: per questo è impensabile accettare l’alternanza di periodi di guerra e di periodi con equilibri instabili. Per queste affermazioni, Saint-Pierre può essere considerato uno dei maggiori sostenitori dell’ideale della pace perpetua (da questo deriva il nome “Ireneo”, portatore di pace, assunto dall’abate)..
Nella opera “Progetto di Pace Perpetua” egli propone una vera e propria Confederazione europea; a differenza di quello del Duca di Sully questo progetto appare più concreto e organizzato: prevede la costituzione di un'assemblea composta dai rappresentanti dei singoli stati, non modifica i confini geografici e lo status quo delle nazioni. La Confederazione viene presentata  come  garanzia per scongiurare le rivolte interne agli stati.
L'idea di Jean-Jacques Rousseau è principalmente quella di non annullare le particolarità dei singoli stati, ma di rispettarne le diverse identità (“ciò che unisce è meno di ciò che divide”); sostiene un governo a democrazia diretta; riprende il Progetto di Pace dell'Abate di Saint Pierre, ma entra in polemica con  Voltaire.
Rousseau afferma che la relazione di normalità fra le potenze europee è la guerra, poiché l'interesse privato confligge con quello pubblico; per risolvere questo problema è necessario  creare una forte dipendenza reciproca fra stati, istituendo quindi una Confederazione Sopranazionale di lunga durata che consenta di  perseguire l'utilità pubblica ed il benessere dei cittadini.
Una grande rilevanza in questo dibattito assume la teoria di Immanuel Kant (1724-1804), espressa nell'opera “Per la Pace Perpetua: un progetto filosofico”.
Kant interpreta la guerra come il male peggiore che possa affliggere la società umana, essendo fonte di ogni corruzione morale: l'eliminazione dei conflitti porterebbe quindi all'eliminazione di ogni male. Concretamente si tratta di creare una Federazione Mondiale di tutti gli stati, fondata su  un diritto comune, rispettoso delle diversità e delle esigenze di tutti i partecipanti in ugual misura.
Per migliorare l’applicazione delle norme nei singoli stati è necessario evitare l'utilizzo di forme di violenza, favorendo invece mezzi leciti, quali la riforma o la collaborazione.
La vera Pace si realizzerà solo quando risulterà impossibile fare la guerra, ossia quando le nazioni si organizzeranno giuridicamente per prevenire e contrastare ogni conflittualità, e quando l'Umanità sarà in grado di eliminare la guerra come mezzo principale delle relazioni internazionali, facendo prevalere il rispetto nei confronti dell'altro (da considerare mai come mezzo, ma sempre come fine).
Secondo Kant l’umanità, che pur avendo raggiunto la certezza del diritto all’interno dei singoli Stati, non è al riparo dalla pericolosa competizione interstatale e dai conseguenti conflitti; è necessario dedicare ogni sforzo alla ricerca dei mezzi giuridici e politici idonei ad eliminare “per sempre” lo stato di guerra internazionale. Egli individua il legame indissolubile tra un aspetto di valore, la pace, e la prospettiva della creazione di una federazione di liberi Stati, su cui fondare il diritto internazionale.

torna su