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     Europa |I primi progetti

I primi progetti - Giancarlo Monina

Premessa
L’esigenza di un ordinamento sovra nazionale e federalista è tanto più forte quanto perde capacità di attrazione il modello dello Stato-nazione. Malgrado, quindi, alcuni intellettuali e politici abbiano avuto già nel corso dell’ottocento ben viva l’aspirazione a una dimensione che andasse oltre i limiti dello Stato-nazione, tale modello era così vitale da non lasciare alcuno spazio a ordinamenti alternativi.

Da questo punto di vista, lo scenario inizia a cambiare con la conclusione della prima guerra mondiale, che segna il declino politico dell’Europa nel mondo. Gli Stati europei non sono più i soli protagonisti della scena internazionale; l’arena politica mondiale si allarga, anche grazie all’impetuoso sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione, e la dimensione dello Stato-nazione comincia a mostrare i primi segni di crisi lasciando sempre più spazio a nuove potenze basate su grandi estensioni territoriali e su principi federalisti, come gli Stati Uniti e, più tardi, l’Unione Sovietica.

Con la pace, sancita dal Trattato di Versailles del 28 giugno 1919, escono di scena i grandi imperi tedesco, austro-ungarico, ottomano e, per ragioni interne, quello russo, mentre il presidente americano Woodrow Wilson lancia l’idea di dare vita a un’organizzazione internazionale, la Società delle Nazioni, con sede a Ginevra, che consenta il governo pacifico dell’ordine scaturito dalla guerra e regoli i conflitti tra gli Stati.

In questi anni si diffonde l’idea di un’Europa federata. In Italia se ne fa portatore l’economista Luigi Einaudi, che nel 1918 propone l’integrazione regionale; in Austria il conte Coudenhove Kalergi, che fonda l’Unione paneuropea e nel 1923 reclama la costituzione degli “Stati Uniti d’Europa”, sul modello svizzero del 1848 e, soprattutto, su quello della Costituzione americana del 1776. Il 5 settembre 1929 il ministro degli Esteri francese Aristide Briand propone ai governi del Vecchio continente la creazione di una Unione europea nel quadro della Società delle Nazioni. Ma l’affermarsi del fascismo in Italia e del nazismo in Germania spacca l’Europa in democrazie liberali e regimi totalitari, vanificando per tutti gli anni trenta ogni spinta all’integrazione.

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