Il lento processo di integrazione riprende al vertice de L’Aja del dicembre 1969, dove i capi di Stato e di governo dei Sei riaffermano l’irreversibilità del percorso ed esprimono la volontà di passare dal periodo transitorio a quello definitivo, come previsto dai trattati, verso un’Unione economica e monetaria. Anche la Francia, uscito di scena De Gaulle, dimostra maggiore disponibilità ad aprire i negoziati per l’allargamento della Comunità, dopo essersi per molti anni opposta all’ingresso del Regno Unito. Il 27 ottobre 1970 viene approvato il “Rapporto Davignon”, con cui si manifesta l’esigenza di cooperazione nel campo della politica estera anche come premessa verso una unificazione politica generale; nel 1973 è la volta del “Rapporto di Coopenaghen”, che completa quello precedente. Nel frattempo, il 22 gennaio 1972, si erano conclusi positivamente i negoziati per l’ingresso della Danimarca, dell’Irlanda, della Norvegia e del Regno Unito che, ad eccezione della Norvegia dove il referendum sulla ratifica vede prevalere i No, entrano a far parte della Comunità il 1° gennaio 1973.
I membri, cresciuti ora a nove, si riuniscono a Parigi il 9 dicembre 1974 dove decidono di istituzionalizzare i vertici creando - nel contesto della cooperazione politica - il Consiglio d’Europa, danno il proprio assenso alle elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento europeo e incaricano il primo ministro belga Tindemans di preparare un rapporto sull’Unione europea. Nel rapporto si propone di realizzare entro il 1980 l’Ue, con l’instaurazione dell’Unione economica e monetaria, la riforma delle istituzioni comunitarie, l’attuazione di una politica estera, regionale e sociale comuni. Il rapporto Tindemans verrà accantonato qualche anno più tardi, ma alcuni suggerimenti saranno ripresi dal “Rapporto Londra” del 1981.
Gli anni settanta rappresentano, dunque, una fase di elaborazione teorica e politica verso una maggiore integrazione europea a cui però non corrispondono sempre risultati concreti. Vengono comunque acquisiti strumenti importanti: la Cooperazione politica europea, che consente agli Stati membri la volontaria concertazione della loro politica estera (ancora a livello intergovernativo), e soprattutto il Sistema monetario europeo (Sme), che viene istituito nel marzo del 1979 con il compito di creare un’area di stabilità valutaria nella Cee mantenendo le oscillazioni dei tassi di cambio entro certi limiti stabiliti.
All’inizio degli anni ottanta si estende il dibattito sul proseguimento del processo di integrazione: numerose sono le iniziative e le proposte, tra le quali va segnalato il “Progetto di trattato che istituisce l’Unione europea” promosso dal padre spirituale del movimento federalista, Altiero Spinelli, e adottato dal Parlamento europeo il 14 febbraio 1984. Ispirato al Rapporto Tindemans, ne condivide anche la sorte: viene infatti accantonato durante il Vertice di Fontainebleau del giugno 1984.
Intanto, con l’adesione della Grecia il 1° gennaio 1981, la Comunità raggiunge quota 10.
Se lo stimolo a una maggiore integrazione proviene, come abbiamo visto, dal Parlamento europeo, che dalle elezioni del 1979 è eletto a suffragio universale e costituisce l’unica istituzione realmente democratica della Cee, il clima di discussione influenza anche i governi. Nell’ottobre 1981 viene adottato il Rapporto di Londra sulla cooperazione politica e nel giugno 1983, al vertice di Stoccarda, i capi di Stato e di governo firmano la Dichiarazione solenne sull’Unione europea. Seguono anche passi concreti: al vertice di Fontainebleau il Consiglio europeo avvia due azioni parallele che segnano una nuova importante fase del processo di unificazione. La prima azione riguarda le riforme istituzionali con l’obiettivo, tramite il lavoro del Comitato Dooge (dal nome del suo presidente), di migliorare i rapporti di cooperazione all’interno della Comunità e in sede di cooperazione politica europea. Con la seconda azione, per la quale si istituisce il Comitato Adonnino, si vuole invece avvicinare l’Europa ai cittadini studiando un programma di azione comune in alcuni rilevanti settori.
Tra le proposte della Commissione Dooge vi è quella della convocazione di una conferenza intergovernativa sull’Unione europea, proposta accolta dal Consiglio europeo riunitosi a Milano nel giugno del 1985. Sempre a Milano viene presentato un rapporto noto come il Libro bianco sul mercato interno, che indica le misure necessarie al completamento del mercato interno entro il 1992. I frutti di questo lavoro non tardano a maturare: il 17 febbraio 1986 viene firmato a Lussemburgo l’Atto unico europeo. Nel frattempo, il 1° gennaio 1986, erano entrati in vigore i due trattati di adesione di Spagna e Portogallo, che portano il numero degli Stati membri a 12 e ne spostano il baricentro verso Sud, riequilibrando le componenti meridionali rispetto a quelle del Nord.
L’Atto unico europeo entra in vigore il 1° luglio 1987 riaffermando, nel suo preambolo, l’obiettivo generale di dare vita all’Unione europea e, soprattutto, predisponendo le misure per la creazione del mercato interno e per il potenziamento di alcune politiche comunitarie. La terza parte dell’Atto unico, dedicata alla politica estera comune nel quadro della Comunità politica europea (Cpe), condotta finora in modo informale, inserisce la Cpe all’interno del sistema giuridico comunitario, istituzionalizzando il Consiglio europeo.
Con l’Atto unico l’integrazione economica europea acquisisce forza sufficiente per continuare ad operare con continuità e in modo tale da produrre effetti politici che spingono, al di là delle singole volontà, verso l’Unione europea.
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