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De Gasperi negli anni della formazione - La lezione del tutor

Vienna agli inizi del 900

A cura del Bundesgymnasium Vienna 16

 

La lezione del tutor
prof. Bertrand Michael Buchmann - Istituto di Storia dell'Università di Vienna

 

Gli interventi della classe del Bundesgynnasium di Vienna e del Tutor accademico prof. Bertrand Michael Buchmann sono riportati di seguito, in collegamento con i lavori del Liceo Arcivescovile di Trento perché sono in grado di fornire un quadro di riferimento più ampio sulla formazione del giovane De Gasperi

"Situazione politica interna ed estera dell'Austria - Ungheria dal 1900 al 1914"
Il duplice regno di Austria -Ungheria contava nel 1910: 53 milioni di abitanti ed aveva un'estensione di 677.000 km q.
Stato multietnico con 14 nazionalità:

  • popolazione italiana, circa 730.000 abitanti (nel Tirolo di lingua neolatina, a Trieste, in Istria, a Gorizia e Gradisca)
  • 2 metà regni:
  • "cislatino": metà regno austriaco (Ducati austriaci, Regno di Boemia, Regno di Galizia e Lodomeria, Bukovina, Istria e Trieste ecc)
  • "translatino": metà regno ungherese /Regno d'Ungheria, Transilvania, Croazia, Banato, Slovacchia ecc.)
  • Bosnia - Erzegovina, come colonia - occupata (militarmente) nel 1878, annessa (inglobata nel territorio statale) nel 1908.

La politica interna
La scena della politica interna austriaca negli ultimi vent'anni prima della Guerra mondiale è caratterizzata da una crisi istituzionale latente. Essa si esprimeva in un rapido cambiamento di governo, in forti contrasti tra le nazionalità, in lotta per il suffragio universale, nell'affermazione di partiti di massa (cristiano sociale, socialdemocratico, nazionalistico tedesco). Il Parlamento (Reichsrat: lett. "consiglio della corona", n.d.t.) era spesso paralizzato dall' ostruzionismo di alcuni deputati, quando questi, con interventi interminabili o istanze lunghissime, frustravano ogni tentativo di pervenire ad una decisione. Più volte l'imperatore dovette sospendere il Parlamento e governare in forza della normativa d'emergenza. Francesco Giuseppe stesso commentava ironicamente "Nel mio regno la crisi non finisce mai". Sempre più spesso diventava evidente l'impressione che l'imperial - regia monarchia era sopravvissuta a se stessa ed era destinata al tramonto. Poeti ed intellettuali a Vienna si compiacevano, nel volgere del secolo, di evocare questo tramonto imminente. Si parla della cultura di "fin de siècle".
La crisi politica interna dell'Austria-Ungheria era improntata dai contrasti fra le nazionalità di cui lo stato multietnico era formato.
I conflitti più gravi scoppiavano in Boemia, dove una maggioranza ceca era dominata da una forte minoranza tedesca. La minoranza di lingua tedesca cercava per parte sua di interdire la lingua ceca come linguaggio burocratico (lingua ufficiale) e di mantenere libero il territorio del loro insediamento da influssi cechi.
C'erano conflitti anche in Galizia, dove la maggioranza polacca insisteva nella sua supremazia sulla minoranza dei Ruteni (=Ucraini). Non ultimi venivano anche i conflitti a Trieste, la terza città più grande dell' Austria, con il porto più importante del Regno, dove una popolazione in maggioranza italiana voleva l'annessione al Regno d'Italia in nome dell'Irredentismo. Di tanto in tanto c'erano manifestazioni e perfino attentati - è noto l'attentato di Guglielmo Oberdan all'imperatore Francesco Giuseppe nel 1882 (all'epoca Alcide De Gasperi aveva un anno).
Nel Regno d'Ungheria i Magiari conducevano una nostalgica politica di "magiarizzazione": lì avrebbero potuto progredire economicamente e socialmente solo quelli che si fossero dichiarati per la "identità magiara", avessero parlato ungherese e avessero assunto un nome ungherese. Ciò era diretto soprattutto contro i Croati.
Fin dal 1867 il Regno d'Ungheria formava uno stato a sé stante, che solo la persona dell'imperatore, e cioè del Re, la comune regia - imperial armata e la comune politica estera legavano all'Austria. Dopo il 1900 nel Parlamento ungherese si levavano sempre più forti voci che chiedevano una separazione completa dall'Austria. Una richiesta analoga di secessione c'era stata già un'altra volta: nel 1848/9, l'anno della rivoluzione. Allora l'Ungheria era stata riconquistata con la forza delle armi dall'esercito imperiale. Anche nel 1905 incombeva un'escalation militare. Allora l'imperatore Francesco Giuseppe diede l'ordine all'esercito regio - imperiale di prendere in consegna tutta la forza pubblica di Ungheria e fece predisporre una nuova legge elettorale con pari diritto di voto per tutti. Fino ad allora in Ungheria era stato in vigore un ristretto diritto elettorale censitario, che ammetteva al voto appena il 6% della popolazione. Il suffragio universale avrebbe finalmente prodotto anche in Ungheria, come in Austria, la diffusione di partiti di massa. Immediatamente la classe dominante ungherese indietreggiò impaurita. Subito l'aristocrazia e gli altri grandi proprietari terrieri rinunciarono al programma di secessione dall'Austria per non perdere i propri privilegi. Così l'Ungheria tornò spontaneamente all'unione con l'Austria, il suffragio universale fu lasciato cadere e l'esercito riconsegnò il potere militare nelle mani dell'amministrazione civile.
Diretta conseguenza della crisi ungherese fu la riforma del diritto elettorale nella metà austriaca del Regno: anche qui era diventato sempre più forte il desiderio di un suffragio universale, soprattutto c'era stata la (prima) Rivoluzione russa del 1905 e la costituzione di una "duma" russa era diventata un esempio cui l'Austria non poteva sottrarsi. L'imperatore Francesco Giuseppe sperava che un rafforzamento dei partiti di massa cattolico e socialista ed un contemporaneo indebolimento dei gruppi nazionalistici nel Parlamento avrebbe attenuato i conflitti nazionalistici - una speranza che d'altronde non si avverò completamente. Le prime elezioni a suffragio universale (per gli uomini) si tennero in Austria nel maggio del 1907. La voce politica più forte era quella dell'Unione nazionale (Nationalverband), il maggior partito singolo fu quello dei Cristiano - sociali, poi venivano i Socialdemocratici.
Dei 516 mandati 19 spettavano al gruppo popolare italiano. Erano appena il 4%, sebbene la quota degli Austriaci di lingua italiana ammontasse solo al 3% dell'intera popolazione dei Cislatini. 10 deputati appartenevano al partito popolare cattolico (katholische Volkspartei), 6 ai Liberali, 3 ai Socialdemocratici.
I contrasti nella politica interna continuarono anche dopo il voto. Tutti i tentativi di trovare un appianamento dei contrasti tra Tedeschi e Cechi fallirono e nel dicembre del 1908 a Praga, a causa di gravi disordini tra Tedeschi e Cechi, dovette addirittura essere imposta la legge marziale.
Nella primavera del 1911, il secondo ed ultimo appuntamento elettorale a suffragio universale portò il maggior numero di voti ai socialdemocratici, seguiti dai cristiano - sociali; ma il partito più forte rimaneva quello dei nazionalisti tedeschi (Deutschnationalen). Uno dei più giovani deputati del Parlamento tedesco era allora il trentenne Alcide De Gasperi. Egli apparteneva al partito cristiano - sociale.
Nell'ultimo anno di pace furono aperte ancora una volta trattative con i Cechi per l'appianamento delle controversie, e questa volta sembrava che il successo fosse a portata di mano, tanto che si diceva che ormai solo una "parete di carta" separasse dall'intesa le due nazioni. Cionondimeno i deputati cechi paralizzarono ancora il Parlamento con un duro ostruzionismo; a partire da marzo l'imperatore dovette governare ancora una volta con l'aiuto di una normativa d'emergenza. Senza il controllo del Parlamento la monarchia scivolava verso la guerra mondiale. L'ottantaquattrenne imperatore Francesco Giuseppe ne portava la solitaria responsabilità.

La politica estera prima della guerra mondiale
Dalla caduta del cancelliere tedesco Otto von Bismarck nel 1890, alla politica europea mancava l'elemento stabilizzatore e sicuro di una Germania forte, saldamente fondata e "saturata" rispetto all'esterno. Le alleanze con cui il cancelliere aveva stretto le potenze europee in un nodo tale che non potessero farsi guerra tra loro, si sciolsero in breve tempo. In questa fase saliente dell'imperialismo gli stati europei si davano alla conquista delle terre d'oltremare ancora libere, anche più spensieratamente di prima; inoltre si comportavano in maniera più aggressiva e si avvitavano in modo sempre più veloce nella spirale della corsa agli armamenti. Anche l'Austria - Ungheria rafforzava il suo potenziale bellico, ma in misura assai più ridotta degli altri stati.
Alla politica austro-ungarica , negli ultimi due decenni prima della guerra mondiale, mancava ogni progettualità. Inutilmente Vienna mirava a condurre ancora una politica di grande potenza, doveva però accontentarsi della realtà di riuscire a conservare quanto già ottenuto - l'occupazione della Bosnia - Erzegovina nel 1878 rimaneva l'ultima iniziativa diretta della monarchia. L'unica sua costante in politica estera era l'alleanza con il Regno di Germania (Patto bilaterale - Zweibund - dal 1879). Insieme a Berlino, anche Vienna cadde in un isolamento sempre più evidente. Per ben tre volte fra il 1898 e il 1901 Londra aveva cercato un'alleanza con la Germania (e l'Austria - Ungheria), per tre volte Berlino aveva respinto l'offerta, perché per prima cosa avrebbe dovuto essere sviluppato il programma del potenziamento della flotta e d'altra parte Berlino riteneva impossibile un riavvicinamento dell'Inghilterra alla Francia. Invece accadde proprio l'impossibile: Londra si guardò intorno alla ricerca di altre alleanze - la crisi di Creta del 1897 rese possibile un'intesa con la Francia.
La crisi di Creta scoppiò quando la popolazione cristiana dell'isola avanzò contro i Turchi e si preparò all'annessione alla Grecia. Siccome però le grandi potenze né desideravano scontri sanguinosi alle porte dell'Europa né avrebbero tollerato un crollo del Regno ottomano, decisero una missione internazionale di pacificazione. L'iniziativa partì dall'Austria-Ungheria, si associarono Francia, Italia, Russia, Inghilterra e Germania. Nel 1897 una flotta internazionale sotto il comando italiano mise il blocco all'isola di Creta per porre così fine alla guerra civile. La crisi di Creta funzionò per l'imperialismo europeo come un catalizzatore che fu un vantaggio per tutti: da allora in poi le grandi potenze coordinarono i loro interessi coloniali e non si contrastarono più tra loro lungo il percorso. Solo l'Austria fu l'unica grande potenza a non trarre alcun beneficio dalla crisi di Creta. E' vero che l'Austria prese parte alla corsa internazionale agli armamenti, ma bastarono le operazioni della imperial - regia marina di guerra davanti a Creta e alla Cina (in occasione della rivolta dei Boxer del 1900) per simulare l'imperialismo. Dato il conflitto delle nazionalità al suo interno, la monarchia poteva solo marcare la sua posizione nel concerto delle grandi potenze e, al bisogno, nascondere con "lo sventolio di bandiere" della flotta il fatto che ormai da tempo era decaduta al ruolo di potenza secondaria.
L'Italia si mostrava sempre più ostile: il fallito attentato all'imperatore Francesco Giuseppe, avvenuto a Trieste nel 1882 per mano di Guglielmo Oberdan, era stato osannato dall'Italia non ufficiale e indicava che l'"Irredentismo" continuava anche dopo l'unificazione nazionale italiana. Nello stesso 1882 Vienna e Berlino si erano alleate con Roma ("Triplice Alleanza"). A Vienna si sperava che il governo italiano potesse influire sui propri irredentisti tenendoli a freno. Nel 1902 l'Italia, l'Austria-Ungheria e il Regno di Germania rinnovarono l'impegno della Triplice. Tuttavia proprio nello stesso anno Italia e Francia stipulavano un patto segreto che annullava de facto la Triplice alleanza. Da questo momento in poi in Italia gli "Irredentisti" svilupparono un'attività intensa e si dichiararono apertamente per la "liberazione" del Sudtirolo e di Trieste.
Nell'aprile del 1904 la Gran Bretagna e la Francia si accordarono per una "Entente Cordiale" in relazione alla spartizione del Marocco e dell'Egitto. Per la prima volta Inghilterra e Francia cooperarono affinché il Regno di Germania finisse nell'isolamento internazionale insieme all' l'Austria-Ungheria. Poi anche la Russia nel 1907 concluse un accordo con l'Inghilterra sui limiti delle zone d'interesse in Asia. La guerra russo-giapponese del 1904-05 e la rivoluzione russa del 1905 portarono però temporaneamente ad un indebolimento della Russia, in considerazione degli insuccessi nel lontano oriente la politica zarista si concentrò tuttavia da allora in poi soprattutto sui Balcani e arrivò perciò ad un aperto conflitto con l'Austria-Ungheria.
Una sanguinosa sommossa in Serbia, in cui caddero re Alessandro Obrenovic e sua moglie, portò al potere nel 1903 Pietro I Karageorgevic. Con lui terminò il rapporto amichevole di Belgrado con l'Austria. Sotto la protezione di una copertura russa e di una dichiarata simpatia anglo-francese, la Serbia diede inizio ad un'aggressiva politica antiaustriaca, perseguendo il progetto di una grande Serbia con lo scopo di creare uno stato slavo del sud con l'inclusione di tutti gli Slavi meridionali che vivevano nell'Austria-Ungheria. Le tensioni tra Vienna e Belgrado aumentarono nel 1905 fino alla "Guerra dei porci", il blocco delle importazioni di animali da macello e carni dalla Serbia. Tra il 1906 e il 1909 Vienna interruppe addirittura provvisoriamente i rapporti diplomatici con Belgrado.
Nel 1908 Francesco Giuseppe festeggiò la ricorrenza dei suoi 60 anni di governo. L'imperatore Guglielmo II e tutti i re e i principi residenti in Germania resero omaggio al re-vegliardo. L'imperatore tedesco ricordò nel suo discorso: "Vostra maestà vede qui riunite intorno a sé tre generazioni", per cui nella sua risposta Francesco Giuseppe lodò di rimando "lo stretto e incrollabile rapporto di alleanza", vecchio di ormai quasi tre decenni tra il Regno di Germania e l'Austria-Ungheria.
Ma la politica estera dell'Austria-Ungheria non poteva vantare niente di più di questo rapporto di alleanza. Questo si rivelò fin troppo chiaramente in occasione della Crisi di annessione (Annexionskrise): nel 1908, quando in conseguenza della rivoluzione dei "giovani turchi" dovette essere formato un Parlamento nazionale ottomano, che era composto dei deputati di tutte le province ottomane, Vienna dovette trattare in fretta: infatti la Bosnia-Erzegovina apparteneva ancora nominalmente al Regno ottomano, nel 1878 l'Austria aveva solo occupato la regione; se non si fossero confermati nuovamente gli alti diritti del sultano, tre decenni di iniziative di ricostruzione in Bosnia sarebbero stati inutili. Perciò Vienna dovette, ancor prima della costituzione del Parlamento ottomano, completare l'annessione (integrazione dei diritti statali) della Bosnia, da lungo tempo prevista e sempre rinviata. Sostanzialmente l'annessione era stata concordata con tutte le grandi potenze, ma Vienna non aveva formulato una data precisa. Quando poi, il 5 ottobre 1908, l'annessione fu resa di pubblico dominio e le grandi potenze furono messe di fronte al fatto compiuto, si levò un turbine di proteste contro l'Austria-Ungheria e ben presto risuonarono tamburi di guerra. La Russia che dal canto suo non voleva rischiare guerre, sobillava la Serbia contro l'Austria. Il piccolo Regno balcanico, grazie alla copertura della Russia e al sostegno di Inghilterra e Francia, si sentiva abbastanza forte per mobilitare la sua armata contro l'Austria. Anche l'Italia, alleata dell'Austria, simpatizzava apertamente per la Serbia e si mostrava in certo modo ostile, come se l'annessione riguardasse il territorio italiano. Soltanto il Regno di Germania si manteneva incrollabilmente fedele all'Austria-Ungheria. Il sultano Abdulhamit II, il maggior danneggiato, invece si comportò con moderazione e si pronunciò per un'intesa a favore della cessione della Bosnia-Erzegovina dietro un risarcimento di 56 milioni di corone d'oro (corrispondenti a 205 milioni di euro). Tuttavia la crisi durò ancora e raggiunse il suo punto più alto nel marzo del 1909, quando l'imperial - regio esercito aveva compiuto la sua mobilitazione contro la Serbia e non era solo armato, ma anche pronto alla guerra. In modo del tutto inatteso, però, le altre grandi potenze, che volevano impedire questa guerra, cambiarono rotta, accettarono l'annessione e intimarono la resa alla Serbia.
L'amministrazione della crisi da parte delle superpotenze funzionava ancora, la crisi dell'annessione, che per sei mesi aveva tenuto l'Europa col fiato sospeso, trovò una soluzione pacifica. Il contrasto fra Austria-Ungheria e Serbia però poteva essere eliminato tanto poco facilmente quanto l'isolamento internazionale del Regno di Germania e di quello austroungarico: i partner di un'alleanza che si rapportavano l'uno all'altro in un patto di "fedeltà da Nibelunghi".
Anche in occasione delle due guerre balcaniche del 1912 e del 1913 l'amministrazione della crisi da parte delle superpotenze ebbe i suoi effetti. Quando nel 1912 gli stati balcanici stipularono un'alleanza e scatenarono una guerra per la spartizione delle porzioni europee del Regno ottomano (Prima Guerra Balcanica) l'Austria-Ungheria rimase neutrale. Invano il governo ottomano chiese un aiuto militare a Vienna. Allora l'intervento austriaco non poteva causare ancora una guerra mondiale, perché la Russia non era pronta e l'Italia era occupata nella conquista di Tripoli e della Cirenaica (Libia). Ciononostante a Vienna si sapeva che nei Balcani sarebbe potuta scoppiare una guerra in ogni momento. Se era certo che la imperial - regia monarchia sarebbe stata trascinata in un tale conflitto, era altrettanto sicuro che Russia ed Italia avrebbero dovuto essere considerate potenziali nemiche. E' vero che ancora un'ultima volta nel 1912 era stata rinnovata la Triplice Alleanza (con l'Italia), tuttavia a Vienna si ammetteva lo scarso valore del patto, perché da tempo l'Italia si era avvicinata all'Intesa che in caso di guerra prometteva indubbiamente il bottino più importante. Perciò anche l'Austria-Ungheria si preparava da tempo : le forze di pace dell'esercito regio - imperiale furono aumentate da 415.000 a 620.000 effettivi, le forze di guerra di tutte le armate ammontavano ad oltre 3 milioni di uomini.
Nel 1912/13 ebbe luogo a Londra la conferenza per la pace degli stati balcanici vittoriosi. Subito emersero grandissime differenze a proposito della spartizione delle conquiste territoriali, in particolare sui confini di Bulgaria e Serbia. L'Austria-Ungheria patrocinò la fondazione di uno stato albanese - la sua esistenza da un lato escludeva la Serbia dall'Adriatico, dall'altro impediva l'insediamento dell'Italia da quella parte del canale d'Otranto. Con notevole saggezza l'Austria-Ungheria riuscì a convincere l'Italia al suo piano per l'Albania., il nuovo stato fu fondato nell'estate del 1813 .Contemporaneamente, però scoppiò la Seconda Guerra Balcanica, perché Serbia, Montenegro, Grecia e Romania rimproveravano alla Bulgaria, salita al ruolo di alleata, l'eccessivo guadagno territoriale che avrebbero, invece, voluto spartire tra di loro. L'Austria si tenne fuori dalla faccenda.
Nell'estate del 1914 l'Austria-Ungheria patì una grave crisi dello stato: i Cechi premevano per una compensazione dei diritti, i Magiari insistevano per una loro supremazia sulle altre etnie nel Regno d'Ungheria, e il Parlamento austriaco fu aggiornato a causa dell'impossibilità di procedere nei lavori. Tuttavia la Monarchia aveva superato crisi ben più gravi: gli assedi turchi di Vienna nel 1529 e nel 1683, la guerra di successione austriaca dopo il 1740, Napoleone, la rivoluzione del 1848. Per la distruzione definitiva del Regno Absburgico doveva scoppiare almeno una guerra mondiale - e questa gettò nell'abisso non solo l'Austria-Ungheria, ma l'intera Europa.

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