Contesto
Italia
Europa
alcide De Gasperi
Padri fondatori
I luoghi
     De Gasperi a Roma | La lezione del tutor

De Gasperi a Roma - La lezione del tutor

A cura degli alunni delLiceo Scientifico Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II – Roma - classi IV A - V A

 

 

La lezione del tutor

Augusto D'Angelo - Università La Sapienza - Roma




De Gasperi e il fascismo

Quando il fascismo prese il potere De Gasperi presiedeva il gruppo parlamentare del Partito Popolare Italiano. Conosceva bene Mussolini per avervi polemizzato da giovane in Trentino, quando il futuro Duce era ancora socialista. De Gasperi così lo ricordava: "Fanatico e intollerante fin da allora".
I Popolari da principio appoggiarono il governo Mussolini. De Gasperi aveva di quel sostegno una visione possibilista, generata dal desiderio di conservare lo Stato evitando scontri frontali, non bruciandosi ponti alle spalle. Fu una valutazione ottimista in cui incapparono molti dei rappresentanti della classe politica di allora.
Ma l'instaurazione del regime fascista assunse un ritmo implacabile. Nell'aprile 1923 i Popolari uscirono dal governo Mussolini. Don Sturzo fu costretto a dimettersi dalla carica di Segretario del Partito Popolare e a partire per un lungo esilio.
Il testimone della Segreteria del PPI passò a De Gasperi che nel 1924, dopo l'uccisione del deputato socialista Matteotti, assieme ad altri capi dell'opposizione, diede vita alla secessione aventiniana.
Sotto la pressione autoritaria del fascismo il Partito Popolare si spegneva e De Gasperi si dimise nel dicembre 1925. Agli inizi del 1926 lasciò anche la direzione del "Nuovo Trentino" per non recare danno alla sua amata diocesi di Trento. Ma il suo sacrificio valse a poco perché nell'ottobre successivo il periodico venne soppresso dalle autorità fasciste. De Gasperi venne anche dichiarato decaduto dal mandato parlamentare nel novembre 1926 assieme a tutti gli altri parlamentari antifascisti.
Privo ormai di sostentamento per sé e la sua famiglia, subì anche pesanti oltraggi. Nel novembre 1926 una squadra fascista lo prelevò, assieme al fratello Augusto, mentre era a Borgo Valsugana. Trasportato segretamente a Vicenza, fu pesantemente intimidito prima di essere rilasciato.
L'11 marzo 1927, mentre era in viaggio con la moglie da Roma verso Trieste, venne arrestato alla stazione di Firenze ed accusato di tentato espatrio clandestino. Nel processo del maggio successivo il tribunale di Roma lo condannò a quattro anni di reclusione e a 20.000 lire di multa. In appello la pena fu ridotta a due anni e mezzo. Intanto, dopo quattro mesi di carcere a Regina Coeli, venne trasferito per motivi di salute in una clinica romana.
Nel luglio 1928 ottenne la liberazione per intercessione del vescovo di Trento, Celestino Endrici.
Si apriva così il periodo più duro della vita di De Gasperi. Aveva l'obbligo di rimanere a Roma, senza mezzi per sostenere la famiglia che intanto era tornata in Trentino. Fu costretto a vivere in piccole pensioni nel quartiere romano dei Prati di Castello. Sugli accordi del 1929 ebbe un giudizio articolato: il Trattato rappresentava, certo, un successo del fascismo, ma era anche una liberazione per la Santa Sede. Più critico, invece, fu sulla politica concordataria.
Nel 1929, grazie all'intercessione del suo vescovo e di altri vecchi amici, ebbe la possibilità di collaborare come "provvisorio" nella Biblioteca Vaticana. Mussolini ne chiese nel 1931 l'allontanamento che Pio XI rifiutò nettamente.
Negli anni di vita appartata in Vaticano continuò a scrivere sotto vari pseudonimi: Rerum Scriptor, Spectator.
Gli anni passati in Vaticano non furono ricchi di soddisfazioni. Un contratto vero e proprio, con i relativi contributi pensionistici, lo ottenne solo nel 1939, in qualità di Segretario della Biblioteca Vaticana. Talvolta qualche superiore gli provocò amarezze. Ma almeno aveva potuto far tornare a Roma la moglie e le figlie, con le quali andò a vivere in un appartamento in Via Bonifacio VIII.
In questo periodo lo amareggiò vedere come in tanti, anche tra gli antichi oppositori, cedessero al regime fascista. Nel novembre 1934 scriveva: "L'adattamento ha fatto passi da gigante. Nessuno si pone nemmeno più la domanda di nuovi e possibili rivolgimenti. Lo stato d'animo di opposizione va tramutandosi in rassegnazione".
In quegli anni, al riparo delle mura vaticane, continuò a mantenere vivi i rapporti con molti suoi colleghi ed esponenti del PPI.
Nel 1942 riprese a tessere le file di un partito cattolico, e nel luglio1943, alla caduta del fascismo, diffuse clandestinamente, con lo pseudonimo Demofilo, uno "schema programmatico" per la ricostituzione del partito cattolico che prendeva il nome di Democrazia cristiana.
Dopo l'8 settembre 1943, ricercato dalla polizia, trovò rifugio prima a Castelgandolfo e poi in San Giovanni in Laterano assieme al socialista Pietro Nenni e ad altri uomini politici antifascisti. A causa di possibili incursioni naziste da lì si trasferì, sempre clandestinamente, nel palazzo di Propaganda Fide in Piazza di Spagna.
La clandestinità durò fino al 4 giugno 1944, giorno della liberazione di Roma. Per tutto quel periodo De Gasperi aveva continuato a sostenere le sue idee facendo uscire articoli che la figlia Maria Romana portava di nascosto, e con grande rischio, alle redazioni clandestine della stampa del partito democristiano nascente.

torna su