cura degli alunni del Liceo Prati – Trento
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La lezione del tutor
Sara Lorenzini – Università di Trento |
La sfida della costruzione europea
Alla fine della seconda guerra mondiale vi sono due necessità per i paesi europei le cui condizioni (economiche ma anche psicologiche) erano pessime: la ricostruzione e la garanzia della pace.
Durante la guerra si pensa che il conflitto abbia segnato la crisi dello stato nazionale e che il superamento dello stato nazionale sia l’unica soluzione per evitare che si ripetano gli eccessi dei nazionalismi esasperati.
Le aspettative sul futuro e l’impegno per migliorarlo sono alte, come accade di solito alla fine dei grandi conflitti (così era stato anche dopo la IGM).
L’idea che una Unione europea fosse il modo migliore per garantire la pace è antica.
Nell’anno delle rivoluzioni, il 1848, che è l’anno del primo Congresso internazionale per la pace, tenutosi a Parigi, Victor Hugo esplicitamente lega unità europea e pace.
Nella seconda metà dell’Ottocento, la Ligue pour la paix et la liberté, nata nel 1967 e con sede in Svizzera, sceglie come nome per la sua rivista “Les Etats Unis de l’Europe”. (Ne è presidente Giuseppe Garibaldi).
Viene ripresa nel primo dopoguerra e portata avanti su vari piani, nella società civile, nei progetti di collaborazione transnazionale fra partiti [1], dai governi.
Nel 1923 Coudenhove Kalergi pubblica PanEuropa, in cui propone l’immagine di una Europa unita da valori e visioni comuni, che rigetta i pregiudizi nazionalisti pur preservando le differenze fra i popoli. Progetta un’unione europea che serva a mantenere la pace grazie all’accordo fra Francia e Germania. Il primo congresso del movimento paneuropa si tiene a Vienna nel 1926 [2].
Cattolici. Negli anni 20, il popolare italiano Luigi Sturzo, assieme al partito democratico popolare (PDP) francese, dà vita a un segretariato internazionale dei partiti democratici di ispirazione cristiana, - riflette sui temi della pace e vede la necessità di un’integrazione fra i cattolici europei come strumento per garantire la pace.
Anche i governi si occupano di Unione europea
Edouard Herriot, il 25 gennaio 1925, nei panni di presidente del Consiglio francese aveva così affermato "Il mio più grande desiderio è di vedere un giorno nascere gli Stati Uniti d’Europa" (ma dopo due mesi era stato costretto a dimettersi)
L’idea viene ripresa e sviluppata da Aristide Briand, ministro degli esteri influenzato dalle idee del movimento pan-europa di Coudenhove Kalergi (nel 1927 Briand aveva accettato la presidenza d’onore dell’Unione paneuropea), che nel settembre 1929 presentò il suo piano per un’unione europea. Diceva:
"Penso che tra dei popoli geograficamente vicini come i popoli d’Europa, debba esserci una sorta di legame federale", che tuttavia non pensava dovesse “ledere in alcun modo la sovranità delle nazioni che si troveranno a far parte di una tale associazione”
"sono arrivato alla conclusione che non si potrà mai vivere in pace fintanto che certe questioni non saranno state chiarite, fintanto che i popoli non avranno trovato la via della collaborazione" [3]. Si riferiva in particolare al rapporto fra Francia e Germania.
La morte di Gustav Stresemann e la crisi del 1930 fanno cadere il progetto; i governi ripiegano su politiche nazionaliste.
L’idea di Europa è portata avanti e matura negli anni dei totalitarismi e durante la resistenza.
Nell’ambito della Resistenza europea nasce il movimento federalista: le richieste di rinnovamento radicale e di sperimentazione di nuove soluzioni per l’Europa sono diffuse nei movimenti resistenziali in tutta Europa.
In Italia, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, al confino nell’isola di Ventotene, scrivono nel 1941 il loro manifesto, il manifesto di Ventotene.
Individuano il male dell’Europa nella divisione in stati nazionali sovrani e propongono di fondare un movimento capace di mobilitare le forze per la nascita di un’Europa federale.
Nel 1944 delegati dei movimenti resistenziali di Francia, Danimarca, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia e perfino tedeschi si incontrano a Ginevra per confrontare le proprie idee sul futuro dell’Europa. Nel Manifesto della resistenza europea si legge che la creazione di una Unione federale tra i popoli europei può porre termine al disordine europeo [4].
Settembre 1946 incontro federalista a Hertenstein (CH): primo grande incontro fra i federalisti europei.
15 dicembre 1946, Parigi: Union européenne des fédéralistes (UEF) (federazione fra movimenti federalisti di otto paesi europei), presiede l’olandese Hendrik Brugmans.
Nell’immediato dopoguerra l’idea di Europa non è portata avanti solo dai federalisti, ma anche da movimenti più moderati, i movimenti unionisti, di cui fanno parte anche politici di primo piano e con responsabilità di governo.
Uno dei più famosi promotori dell’unione europea è Winston Churchill,
Fulton (5 marzo 1946) nel famoso discorso sulla cortina di ferro, dichiara che è necessario trovare “una nuova unità in europa da cui nessuna nazione può essere permanentemente esclusa”
Università di Zurigo (19 settembre 1946): per risolvere la tragedia dell’Europa bisogna creare degli stati uniti d’Europa.
Assieme a Duncan Sandys, il 14 maggio 1947, fonda il movimento per l’Europa unita (United Europe Movement). Concepisce l’unione europea come cooperazione intergovernativa.
Il movimento per l’Europa unita (UEM) coordina i movimenti europeisti unionisti, che sono ben organizzati e con contatti importanti nel mondo politico, ben visti anche dal Vaticano [5]. Per questi movimenti non ha senso pretendere la rinuncia alla sovranità da parte degli stati nazionali.
Fra essi:
Ligue Indipendente de Cooperation Economique (LICE), coeva all’UEM, creata da Paul Zeeland (banchieri, industriali, di carattere internazionale)
Giugno 1946 Stati Uniti Socialisti d’Europa, movimento socialista per gli Stati Uniti d’Europa (Labour e socialisti francesi, Marcel Pivert)
Giugno 1947 Nouvelles Equipes Internationales. Raccolgono l’eredità dell’internazionale dei partiti di ispirazione cristiana [6]. Scopo delle NEI è stabilire contatti regolari fra personaggi politici di ispirazione democratico-popolare. Contatti che continueranno, coinvolgendo importanti esponenti di governo (De Gasperi, Adenauer, Van Zeeland, Bidault) impegnati per l’integrazione politica dell’Europa, con fini anticomunisti.
Settembre 1947, Coudenhove-Kalergi fonda a Gstaad l'Unione Parlamentare Europea.
Il movimento per l’Europa unita organizza una conferenza per distogliere i governi dalle loro “politiche anacronistiche e senza fantasia” (Sandys): il congresso dell’Aja, 7-10 maggio 1948.
Vi parteciparono tutti i movimenti che si battevano per l’unità europea: unionisti, federalisti e funzionalisti (coloro cioè che pensavano a unioni settoriali come primo passo verso un’unione politica di tipo federale).
Sembrava che l’Europa unita fosse ormai molto vicina: l’idea dell’unificazione europea si diffuse anche nell’opinione pubblica.
È proprio il congresso dell’Aja [7] a portare alla nascita del Consiglio d’Europa, il 5 maggio 1949 [8]. Un organismo composto di un comitato dei ministri (che si sarebbe riunito a porte chiuse e avrebbe garantito la cooperazione fra i governi) e di un’assemblea con funzioni consultive (che avrebbe mantenuto il collegamento con l’opinione pubblica europea).
Vi partecipavano Gran Bretagna, Franci, Belgio Olanda Lussemburgo, Italia, Irlanda, Danimarca, Svezia, Norvegia.
I governi europei cooperano a vari livelli.
Le iniziative sono molte e sono proposte o favorite dagli uomini politici che per primi avevano capito che l’idea di integrazione europea poteva far superare la crisi dello stato-nazione, quelli che tradizionalmente vengono chiamati i “padri dell’Europa”: Monnet, Schuman e Spaak, Adenauer e De Gasperi.
Il cammino verso forme di integrazione avviene anzitutto in ambito economico
Fra il 1947 e il 1948 nasce l’OECE, su incitamento degli USA [9] per coordinare a livello europeo la gestione degli aiuti del piano Marshall, che cura i rapporti economici fra i paesi europei.
Nel 1950 (il 9 maggio) il ministro degli esteri francese Schuman presenta il famoso piano Schuman in cui accoglie l’idea di Jean Monnet per cercare di risolvere la questione dei bacini carboniferi e delle risorse industriali della Ruhr, che era ancora oggetto di contesa fra Francia e Germania: produzione, vendita e commercio di carbone e prodotti ferrosi nei paesi aderenti sarebbero stati gestiti da un’alta autorità sopranazionale. L’organizzazione che viene negoziata secondo queste linee, la CECA (18 aprile 1951), sarà la prima forma di organizzazione veramente sovranazionale, che implica una vera cessione di sovranità da parte degli stati europei e che costituisce il primo nucleo dell’Unione europea che conosciamo oggi.
Il cammino verso l’integrazione, sotto i buoni auspici degli USA, pare proseguire anche sul piano politico, in particolare in ambito difensivo. La proposta francese, il piano Pleven (24 ottobre 1950), riprende l’idea dell’integrazione sovranazionale per la costituzione di un esercito integrato europeo. Verrà a lungo discusso e rielaborato nella struttura della CED (27 maggio 1952) [10].
È evidente per molti, e fra questi in particolare per De Gasperi, che un esercito integrato deve rispondere a un potere politico anch’esso integrato: nasce così l’idea della CPE, una comunità politica di carattere pre-federale che serva da quadro istituzionale per l’esercito europeo, la cui elaborazione è affidata all’assemblea della CECA (statuto CPE: 9 marzo 1953). Per la CPE si batte proprio Alcide De Gasperi.
Veniamo a De Gasperi.
I punti che descriverò dimostrano come De Gasperi fosse uomo del suo tempo, quindi inserito idealmente nei progetti e nelle visioni dell’Europa del tempo
De Gasperi fu deciso nella propria azione e veramente coinvolto nella costruzione dell’Europa
Ernesto Rossi afferma:
“DG era ed è odiato dai funzionari di palazzo Chigi perché voleva fare … proprio di testa sua. E bisogna riconoscere che quel pochissimo che ha fatto di buono, per la unione federale europea, l’ha fatto di testa sua.” [11]
1. condivide con i movimenti per l’unione europea l’ideale della difesa della pace attraverso l’unione dell’Europa – suggerisce anzi ai movimenti europei: “L’idea slogan base è “pace nell’unione dell’Europa” [12].
La pace è una priorità che compare davvero spesso nei discorsi di De Gasperi sull’Europa, fin dal 1943
Nelle idee ricostruttive della DC (luglio 1943): i popoli europei possono diminuire il pericolo di guerra limitando la sovranità statale per unirsi in una confederazione “con legami continentali e intercontinentali”
In una lettera a Carandini (del Movimento federalista europeo) del 23.3.50 De Gasperi si annuncia disposto a “fare ogni sforzo per appoggiare l’iniziativa da te presa per la pace, a condizione che la manifestazione … al di là di problemi strutturali, punti sull’ “Europa unita” come baluardo di pace….ritengo che lo slogan da diffondersi tra il popolo per ottenerne il consenso sia “la pace nell’Europa unita” Bisogna semplificare e ridurre al minimo comune denominatore, altrimenti correremo il rischio di non riuscire” [13].
“La Comunità Europea realizza l’unità, impedisce i conflitti” [14]
“la concezione unitaria predominante è la pace, vale a dire la garanzia di relazioni pacifiche tra i territori della comunità e la garanzia di una difesa comune nei confronti degli altri territori europei. La pace interna basterebbe, essa sola, a giustificare la comunità tra i diversi stati, soprattutto fra la Francia e la Germania” [15].
La pace si raggiunge appoggiando ogni seria iniziativa che tenda a risolvere con accordi internazionali le questioni pendenti e (…?) si garantisce creando nella Comunità europea una organica solidarietà degli Stati d’Europa che liberamente e democraticamente accettino un comune statuto di pacifica difesa e collaborazione intima e permanente [16].
2. importanza del sentimento nazionale – recupero del ruolo dell’Italia anche attraverso l’azione in Europa.
La visione europea di De Gasperi è una visione patriottica.
L’Europa era esplicitamente uno dei modi attraverso cui dimostrare la novità della politica italiana del secondo dopoguerra. Novità e cesura rispetto al periodo fascista ma anche novità rispetto al periodo liberale, dimostrando di avere acquistato una “nuova dignità spirituale e politica”.
Nuova dignità che era fatta di rispetto degli impegni presi, che era fatta di “fedeltà alle nostre alleanze e leale esecuzione degli impegni con esse e in esse assunti”, e che implicava il diritto dell’Italia a essere “debitamente e previamente consultata” in ambito europeo e atlantico [17].
Nel luglio 1952, al ritorno da conferenza Ministri Esteri tenutasi a Parigi “Ho parlato da europeo, sì. Ma parlando da europeo, chi può credere che io non avessi in animo l’Italia? Ho parlato da europeo, ma per servire anche il popolo italiano, il suo sviluppo, la missione della nazione, e soprattutto guardando alle generazioni che vengono, alla nostra gioventù e all’avvenire del nostro Paese.” [18]
Nel 1953, quando già si è battuto in modo deciso per l’Europa federale, De Gasperi afferma: “nessuno qui ha toccato (e ciascuno ne sarebbe geloso) i compiti della Nazione. La Nazione resta con il suo bagaglio culturale e storico, ma si tratta ora di realizzare un più vasto quadro in cui la personalità delle singole nazioni non sia annullata ma possa completarsi e svilupparsi ulteriormente” [19].
“L’elemento storico fondamentale degli stati europei rimane la nazione. Nessuno potrebbe pensare a fondere, in un insieme politico-culturale, i caratteri nazionali della Francia o della Germania (…) nulla di ciò che è propriamente nazionale, e con ciò intendo la tradizione storica, le caratteristiche della cultura, le qualità naturali dovrebbe essere toccato dall’organismo comune (…) Nulla dovrebbe essere dichiarato comune al di fuori di ciò che è indispensabile alle comuni finalità: comunità di difesa, comune amministrazione militare e progressiva tendenza ai mercati comuni” [20].
3. rapporti con i movimenti per l’unione europea:
La visione di De Gasperi è vicina a quella degli unionisti; è Presidente del Movimento Europeo mantiene però le distanze dalle idee e soprattutto dai metodi dei federalisti; promuove anzi la costituzione di un gruppo più moderato e, in generale, chiede l’accordo fra tutti i movimenti che volevano l’unione europea.
Non disdegnava nemmeno le idee dei funzionalisti (d’altro canto il modello dello Zollverein, primo passo nel processo di unificazione tedesca, era un antecedente convincente per un germanista formatosi in area tedescofona)
Si scontra in alcune occasioni con i federalisti, che ritiene scorretti: “è però scorretto (e sfacciato) che a chi notoriamente presiede (De Gasperi) un raggruppamento riconosciuto di varie tendenze europeistiche (Movimento Europeo) esponenti di una qualsiasi di queste tendenze chieda di compromettersi, pronunciandosi esclusivamente per la loro tendenza in contrasto con le altre che ne condividono l’idea” [21].
In polemica con il MFE afferma (in un appunto privato):
E’ opportuno (propagandisticamente) complicare la questione con premature interpretazioni sulla forma dell’unione? E’ politico uscire da una posizione generica, senza che ve ne sia alcuna necessità, mettendosi in contrasto con governi in carica (inglese)? Non è meglio tenersi (specialmente per il Presidente di una unione che comprende tutte le tendenze e che a ragion veduta non si è espressa nel merito) su un piano superiore e generale?” [22].
Bisognava procedere gradualmente, perché “tutte le idee cominciano zoppicando ma poi si irrobustiscono” e senza fissarsi su ”certe formule o strutture”, accontentandosi di procedere verso l’ideale europeo. (discorso ai federalisti, 1950); la gradualità del cammino verso l’Europa deve essere motivo di affidamento, non di sfiducia (discorso all’ICE, 9 giugno 49)
4. vero coinvolgimento ideale, vicinanza a sentimenti popolari e a opinione pubblica
Il suo passato da giornalista (se non da agitatore) gli fa pensare costantemente a come comunicare alla popolazione (o agli elettori) la necessità dell’Europa
De Gasperi, come Schuman e Adenauer, è convinto che i partiti cattolici devono riflettere il sentimento popolare, la volontà dei loro elettori e non quella delle gerarchie vaticane [23].
“i popoli sono pronti a sacrifici della propria sovranità nazionale, purché ciò sia a favore di una effettiva unificazione europea” [24]
De Gasperi, che pure viene tradizionalmente descritto come un politico grigio senza il dono della retorica, è un entusiasta quando parla in pubblico di unione europea.
Basta pensare al famoso Discorso al consiglio d’Europa, Strasburgo dicembre 1951, quando parla della necessità di costruire un ponte stabile fra le nazioni, di un’occasione “che passa e che non tornerà più”, o nel discorso al consiglio d’Europa del 12 settembre 1952 quando parla dell’Europa come “grande obiettivo politico e umano”
5. impegno concreto
De Gasperi non è convinto dell’Europa solo quando parla più o meno direttamente agli elettori. Si tratta di un forte impegno concreto, dedizione alla causa dell’Europa politica e dell’Europa federale
Per De Gasperi l’Europa federale diventa veramente una sfida, di cui si prende carico personalmente dall’autunno 1951, seguendo le vicende della CED e della CPE (di cui parlerà poi il liceo Prati)
De Gasperi preme per un progetto di Europa federale nella forma di un’unione a tutto tondo: militare, economica, politica mentre, a questo punto, nemmeno Schuman è convinto del progetto federale (che pure vede come “scopo verso il quale marciare” [25].
Nel dicembre 1951, con le riunioni dei ministri degli esteri a Strasburgo e Parigi (11 e 27 dicembre), si afferma la tesi Italiana dell’Europa federale (art. 7H, poi art. 38 trattato CED), sulla creazione cioè di un organo elettivo, che emana direttamente dalla volontà popolare e controlla gli esecutivi delle nuove organizzazioni [26].
L’impegno per l’Europa federale, causa che sembra a molti, e non a torto, incerta, è perfino all’origine di un vero e proprio battibecco [luglio 1952] fra De Gasperi e uno degli ambasciatori di punta italiani, Quaroni, che infatti non esiterà a affermare che per De Gasperi l’unificazione europea era l’obiettivo numero uno.
La Comunità politica europea, diceva De Gasperi, non era uno specchio per le allodole: se ne dovevano convincere i parlamenti e l’opinione pubblica mondiale.
Fra il 1952 e il 1953 l’impegno di De Gasperi per condurre in porto il progetto di CPE fu intenso. La base della sua azione è il realismo:
Al ritorno da Parigi, De Gasperi commenta, nel corso di una Conferenza stampa, tenutasi a Roma il 26 luglio 1952:
“Quello che ci fa paura è che si vada a Strasburgo, si faccia un bel piano e poi si convochi un’ Assemblea e che questa diventi come l’Assemblea di Francoforte del 1848, con grandi discorsi…e arriviamo ai discorsi alla Briand, senza conclusioni” e, nel discorso del luglio 1952 (anticipato dall’Avvenire) “può anche darsi che tutto d’un colpo si vada alla conquista di una Costituente. Io personalmente non ho nulla in contrario a correre questo rischio, a condizione che rimanga anche l’altro binario. Perché l’altro [binario del realismo, N.d.A.] per me rappresenta la sicurezza” [27].
Evidentemente il realismo non era sufficiente – l’Europa federale, anche nelle forme tutto sommato accettabili portate avanti da De Gasperi non andò in porto e restò per De Gasperi una sfida, su cui riflettere e per cui battersi anche dopo il 1953, quando non era più al governo, e poi un vero e proprio cruccio, “una spina” come scrisse nella famosa lettera a Fanfani poco prima di morire.
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NOTE
1 che confrontano idee politiche e progetti di carattere socioeconomico (pianificazione, economia sociale di mercato)
2 Membri di pan-Europa: Albert Einstein, Thomas Mann, Sigmund Freud, Rilke, Ortega y Gasset and Adenauer, Denis de Rougemont, Alexis Léger, Carl Burckhardt, Salvador de Madariaga, Benedetto Croce
3 Rainero p.22-23
4 Lipgens, History… pp 51-58
5 Pio XII per ben due volte nel 1946 invoca per ben due volte a vedere nella svizzera il modello per il futuro dell’organizzazione politica dell’Europa. Più tardi (1948) assicura l’appoggio al progetto unionista di Sandys. Ancora, a fine 1948, auspica a più riprese un’unione fra i paesi europei (riceve anche l’Unione europea dei federalisti)
6 Federalismo cattolico nell’immediato dopoguerra in Francia, Germania (Frankfurter Hefte, 1946: federalismo e socialismo), Italia (cattolicesimo sociale). durante la guerra era stata tenuta viva dal gruppo people and freedom, a Londra
7 (i lavori erano divisi in tre commissioni: economica, politica, culturale). Fra gli obiettivi, la creazione di un Consiglio d’Europa (un organismo intergovernativo a carattere interministeriale) con il compito di “prendere decisioni che, in caso di necessità, potrebbero comportare qualche sacrificio di interessi nazionali e settoriali in nome del bene comune”. Al congresso viene infatti decisa la convocazione di un’Assemblea europea e di un Consiglio (in rappresentanza dei governi). Dopo il congresso fu creato un gruppo di studio che traducesse le risoluzioni del congresso (in particolare quella per la creazione di una assemblea europea) in proposta politica da presentare ai governi nazionali; inoltre i comitati nazionali a favore dell’unione europea dovevano insistere presso i loro governi per creare in breve tempo un’unione europea. Così fecero.
8 Il primo governo a esporsi fu quello francese. Il 19 luglio 1948 in occasione della riunione del comitato consultivo del patto di Bruxelles Bidault (min esteri) lancia la proposta di creare un’assemblea europea e creare una unione doganale fra i paesi del patto di Bruxelles.
9 America è favorevole all’unione europea, economica e poi anche politico militare a fini strategici che derivano dalla guerra fredda (nel 1947 una realtà): un’Europa unita e saldamente legata agli USA non cade facilmente preda del comunismo
10 Il piano prevede sei divisioni, coordinate da uno stato maggiore internazionale, agli ordini del comandante supremo della NATO e che risponde a un ministro della difesa europeo. riprende queste idee: Commissariato, Assemblea, divisioni nazionali integrate in corpi d’armata internazionali; bilancio non svincolato da governi nazionali.
11 Lettera a un anonimo su De Gasperi, datata 3.2.54, in ASCE, Fondo Ernesto Rossi (ER), 63
12 In Appunto, ADG Affari Esteri X Europa
13 lettera a Carandini del 23.3.50, in ADG Affari Esteri X Europa
14 In “Roma 16 ottobre – sui lavori della tavola rotonda”, testo/ appunti sulla tavola rotonda tenutasi a roma nell’ottobre (?) 1953, in ADG Affari Esteri X Europa
15 Intervista sull’unità europea, Parigi 2 novembre (1953), in ADG Affari Esteri X Europa
16 In ADG Esteri, III A, appunti autografi sulla CED
17 Discorso al senato, appunto carte private
18 “Dichiarazioni di De Gasperi alla stampa dopo la Conferenza di Parigi”, 26 luglio 1952, p. 11, in Archivio Istituto Sturzo, Fondo Bartolotta, 1952 XII.
19 In “Roma 16 ottobre – sui lavori della tavola rotonda”, testo/ appunti sulla tavola rotonda tenutasi a roma nell’ottobre (?) 1953, in ADG Affari Esteri X Europa
20 Intervista sull’unità europea, Parigi 2 novembre (1953), in ADG Affari Esteri X Europa
21 In Appunto, ADG Affari Esteri X Europa
22 In Appunto, ADG Affari Esteri X Europa.
23 Cheneaux
24 Seduta del Consiglio dei Ministri del 4.1.52, in ACS, PCM, Verbali Adunanze Consiglio dei Ministri – Minute, I trimestre 1952.
25 Telegramma N. 839, Parigi 6.12.51, in ASMAE, DGAP, Cassaforte 23 (CED 1951-1952).
26 Telegramma N.32, Lombardo, Parigi 10.1.52, in ASMAE, DGAP, Cassaforte 23 (CED 1951-1952). Sulle questioni tecniche discusse a parigi, foto in DG 16 gennaio, ASMAE, Ambasciata Parigi 1952, b22.
27 “L’Adige”, 2 febbraio 2004, p.14 “In rete registrazioni inedite di De Gasperi”
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