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| De Gasperi negli anni della formazione - Il lavoro della classe |

Francesco Giuseppe Ben poco si può capire del De Gasperi che tra i 64 e i 73 anni si afferma come statista di levatura europea se prima non ricuperiamo il filo nascosto del periodo precedente. Bisogna anzitutto partire dagli ultimi anni dell'800, quando il Trentino fa ancora parte del Tirolo e dell'Impero austro-ungarico di Francesco Giuseppe.
De Gasperi trascorse più della metà della sua vita - dal 1881 alla fine della prima guerra mondiale - all'interno di questo impero.
Nel volume miscellaneo intitolato Alcide De Gasperi: un percorso europeo, Maddalena Guiotto ha giustamente sottolineato come il futuro statista trentino si sia formato "tra Trento e Vienna, tra la politica del comune e quella della capitale, a contatto con esperienze e modelli culturali e politici in gran parte sconosciuti negli ambienti italiani" 
Il castello di Trento agli inizi del secolo
Due immagini di Vienna agli inizi del secolo
In un'altra recente pubblicazione dal titolo: Alcide De Gasperi federalista europeo (2004), Daniela Preda ricorda anche come "il principio della fedeltà dei cattolici all'imperatore, come legittimo sovrano, affermato dai vescovi di Trento, sopravvisse sino al venir meno della sovranità austriaca sul Tirolo italiano. Ciò permette forse di comprendere più a fondo l'atteggiamento della popolazione trentina di fronte alle aspirazioni nazionali, caratterizzato.... da una sorta di doppia appartenenza del cittadino trentino alla nazione italiana e allo Stato austriaco....
Ciò permette inoltre di comprendere più a fondo l'europeismo di De Gasperi che, nato in una regione di confine nella difficile stagione del nazionalismo più esasperato, quando il Trentino comincia ad essere considerato terra 'irredenta', è naturalmente proiettato in una dimensione plurinazionale". Il Trentino, che verso il 1900 contava circa 360.000 abitanti e aveva in Trento la sua città più importante con circa 25.000 abitanti, vedeva oltre il 65% della popolazione addetta al settore primario.
Immagini di emigrazione in Trentino agli inizi del ‘900
Nel corso del secolo XIX una serie di congiunture economiche negative e la crescita demografica avevano messo a dura prova tale struttura agraria. Inoltre il declino del setificio trentino, una volta perno dell'attività industriale locale, nonché la debolezza del secondario e del terziario avevano accentuato le difficoltà.
Certamente avevano il loro peso anche lo scarso spirito di innovazione e di rischio imprenditoriale, così come la mancanza di un adeguato sostegno da parte della Dieta tirolese. Come in molte aree italiane lo squilibrio tra popolazione e risorse fu canalizzato nell'esodo migratorio, particolarmente intenso nell'ultimo ventennio del secolo XIX.
Lo stemma dei consorzi cooperativi trentini con il motto “Unitas”
Negli ultimi decenni dell'800 un sistematico allargamento della coltura specializzata della vite , un più razionale sfruttamento delle risorse boschive e una severa legislazione forestale diedero un aiuto importante alla crescita economica.
Ma fu soprattutto combinando l'intervento pubblico, anche in termini di formazione, con la diffusione dello strumento cooperativo e le doti di ingegnosità e lo spirito di sacrificio dei piccoli contadini che si cercò di fronteggiare le difficoltà del tempo, sino ad innescare il meccanismo del solidarismo creditizio e l'azione della cooperazione di consumo sotto la guida del Sindacato agricolo industriale di Trento.
Alla vigilia della guerra operavano in Trentino 179 casse rurali, con 24.250 soci, le cooperative di consumo erano 265 con oltre 33.000 soci, c'erano infine 25 cantine sociali e 35 consorzi elettrici. Fermenti significativi attraversano in questo periodo anche il movimento cattolico locale.
Anche in questo caso parliamo di un movimento, quello cattolico trentino tra Ottocento e Novecento, "con tradizioni e caratteri ben diversi da quello italiano. I cattolici trentini non conobbero infatti gli aspri contrasti interni al cattolicesimo italiano con la sua tradizione intransigente e astensionista, non dovettero sottostare alla formula del non expedit con cui la Santa Sede nel 1874 espresse parere negativo sulla partecipazione dei cattolici italiani alla vita politica dello Stato unitario".Come già a suo tempo sottolineato da Gabriele De Rosa, a
differenza del movimento cattolico italiano, quello trentino non nacque come forza di opposizione allo Stato, e senza il condizionamento della questione romana i cattolici trentini poterono muoversi più facilmente sul terreno sociale, economico, elettorale e politico, in concomitanza con più vaste trasformazioni sul piano europeo registrate tra l'altro dalla stessa Rerum Novarum del 1891. È in questo contesto storico che De Gasperi arriva alla maturità nella nostra città dopo cinque anni condotti presso il ginnasio del Collegio vescovile e altri due presso il ginnasio pubblico Prati. Nell'autunno del 1900 De Gasperi si iscriveva al primo anno della Facoltà di Filosofia dell'Università di Vienna.

L’Università di Vienna, al tempo in cui la frequentò De Gasperi
Il Borgomastro di Vienna Karl Lueger
La Vienna del tempo è tante cose insieme: è la città asburgica che più delle altre riflette l'anima multiforme e plurinazionale della monarchia; è la capitale di uno Stato multinazionale che fa fatica a trasformarsi e rischia di dissolversi; è la Vienna amministrata dalla innovativa politica comunale del borgomastro Karl Lueger, capo carismatico del movimento cristiano-sociale, dapprima un fenomeno della politica comunale viennese, poi primo moderno partito di massa nella vita parlamentare austriaca.Tramite l'Unione accademica cattolica italiana De Gasperi entrò in contatto con il movimento cristiano-sociale del sindaco di Vienna. L'aspetto militante della proposta di Lueger, ispirato alle teorie riformatrici del barone Karl von Vogelsang e del professore di teologia morale Franz Martin Schindler, colpì fortemente De Gasperi. Al punto che egli si richiamava esplicitamente a Lueger, quando affermava
che "è necessario agire e agitarsi; il mondo è di chi lavora".

Un’immagine del Municipio (Rathaus) di Vienna ai primi del ‘900
Tramite le associazioni cattoliche studentesche De Gasperi venne anche in contatto con Franz Hemala, il futuro organizzatore del movimento
Papa Leone XIII, che nel 1891 promulgò l’enciclica “Rerum novarum”
sindacalista cattolico austriaco e con Friedrich Funder, battagliero direttore della "Reichspost", il quotidiano del cattolicesimo politico e sociale austriaco.
Appartiene invece alla generazione precedente Ernst Commer (1847-1928), ordinario di dogmatica alla facoltà di teologia cattolica di Vienna. Di Commer De Gasperi sarà prezioso interprete in un importante viaggio a Roma del marzo 1902, con udienze concesse da Leone XIII e dal cardinale Rampolla e un significativo incontro con Romolo Murri e Antonio Fogazzaro. Del pensiero commeriano il giovane trentino accoglie soprattutto l'insistenza sulla dimensione misterica della Chiesa, ma non certe ossessioni antimoderniste e reazionarie. Proprio il già citato viaggio a Roma è rivelatore del suo distacco nei confronti della cosiddetta "questione romana", al punto che "papalini ed aristocratici legittimisti" appaiono a De Gasperi come "putrefatti del 1870". Chiara è invece la simpatia verso il Murri del tempo e la sua visione innovatrice di democrazia cristiana.

Friedrich Funder
Con tutto ciò il giovane De Gasperi rivela da subito una forte sensibilità sociale e democratica, nonché grande attenzione per il partito cristiano-sociale e, al suo interno, per la componente operaia.
Non stupisce se il giovane De Gasperi già negli anni dell'università diventa una specie di interprete e ufficiale di collegamento fra i movimenti cattolici in Italia e in Austria.
Proprio in un articolo dedicato al Lavoro cristiano-sociale nel Sudtirolo italiano - pubblicato sul numero speciale della "Reichspost" del 1° gennaio 1904 -, De Gasperi sottolineava la presenza in Trentino di un "poderoso movimento cristiano-sociale" che si era sviluppato nell'ultimo decennio.
Ma mentre negli altri paesi della monarchia asburgica - spiegava De Gasperi - "l'idea cristiano-sociale aveva fecondato prima di tutto un partito politico che si era proposto di promuovere la riforma sociale attraverso la legislazione, questo processo fu impossibile da noi, dato che tutta la vita politica era stata avvelenata dalla lotta nazionale e le istituzioni legislative erano state bloccate".
Si pensò così di lavorare nel campo sociale collaborando anzitutto alle associazioni cooperativistiche e "in questo settore anche i cristiano-sociali del Trentino hanno fatto cose eccellenti".
In effetti, già prima del 1900 erano nati importanti organismi come il Comitato diocesano per l'azione cattolica (1898) che ebbe un ruolo di coordinamento delle varie iniziative.Nominato nel 1902 presidente dell'Associazione universitaria cattolica trentina (in contrapposizione alla laica Società degli studenti trentini), con forza De Gasperi sottolinea la necessità di una rinascita e di una "riscossa cristiana" sul piano culturale e sociale.
All'inizio del 1904 egli aveva ormai maturato la convinzione che in Trentino era giunto il momento per tradurre l'idea cristiano-sociale dal campo sociale in iniziativa politica, come già era avvenuto in Austria.
Nel 1904 viene fondata l'Unione Politica Popolare, mentre il 1905 vede la fondazione del "Partito Popolare Trentino", dunque ben 14 anni prima del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo.
1901 - De Gasperi (primo a sinistra) con gli studenti dell’Unione Accademica Cattolica Italiana a Vienna
Scriveva in quei tempi il giovane trentino: "Ora sta per nascere una Unione politico democratica-cristiana, una specie di Volksverein politico su base democratica. È una facile profezia se si afferma che sarà la prima volta che i cristiano-sociali entreranno politicamente in azione con tutta la forza della loro organizzazione e che l'era liberale nefasta per la nostra patria avrà finito il suo ruolo anche politicamente - sì, anche nonostante l'aiuto prestatole in ritardo dallo schieramento socialdemocratico da noi molto frastagliato".
Mons. Celestino Endrici ritratto nel giorno della sua nomina a vescovo di Trento (1904)
A differenza del Tirolo tedesco - lo ha ben evidenziato nel 1975 Umberto Corsini nel suo importante lavoro sul colloquio Degasperi-Sonnino - nel Trentino non si verificò alcuna scissione tra conservatori e cristiano-sociali, ma sotto l'influenza del nuovo vescovo Celestino Endrici, nominato dall'imperatore nel gennaio del 1904 e confermato dal papa in febbraio, ci "si spostò decisamente verso programmi democratici cristiani e sociali".
L'affermazione di un movimento cristiano-sociale in Trentino fu densa di conseguenze politiche: significò tra l'altro lotta per l'adozione del suffragio universale e apertura al mondo contadino, mentre si rimase piuttosto lontani dai dibattiti dottrinali dell'epoca. Non per questo i cristiani dovevano interrompere il loro impegno nella scienza e nella società e non è un caso che De Gasperi, sulle pagine del Trentino del 19 luglio 1909, prendesse le distanze non solo dalle "rovine del modernismo …. all'estrema sinistra", ma anche dai "polemisti intemperanti …all'estrema destra …assorbiti tutti dal mestiere di abbattere il modernismo anche dove non esiste", mentre "in mezzo, di fronte e dietro" sta "una folla di sfiduciati e disorientati". In ogni caso, la speranza non veniva dai cosiddetti modernisti ma dalla "gente moderna che all'ossequio sincero e cordiale per l'autorità aggiunge la necessaria modernità di vedute e di metodi".
Sottolineare con forza la fede del giovane De Gasperi nel metodo della democrazia non può naturalmente portarci ad attenuare la durezza dello scontro con liberali e socialisti.
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