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| IIIB: il lavoro della classe |

A cura degli alunni del Liceo
Prati – Trento
classe III B |
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Settembre
1951: De Gasperi parla al Congresso USA
Europeismo e atlantismo sono ingredienti
inseparabili della collocazione italiana sullo scenario globale. Questo vale
oggi come valeva alla fine degli anni Quaranta e all'inizio degli anni
Cinquanta. La fisionomia politica di De Gasperi e le sue iniziative in campo
internazionale testimoniano questa dualità, che non va intesa come incertezza
o oscillazione tra due opzioni strategiche. Pur nella cornice di una stretta
alleanza con gli Stati Uniti, che nel contesto del bipolarismo era obbligata,
Alcide De Gasperi impersona una scelta strategica di rafforzamento militare
europeo proprio sfruttando le pressioni americane al riarmo europeo. Questa
linea presenta una singolare affinità con la 'dottrina Yoshida', che si
tentò, inutilmente, di attuare in Giappone, attraverso un tentativo di
riforma della Costituzione che permettesse il riarmo. Ad occidente come ad
oriente il processo non fu portato a termine: le condizioni storiche non
erano ancora mature. |
“ Il sistema politico mondiale, che nel 1939 contava sette grandi
potenze, vere o presunte, di cui cinque in Europa, usciva dal conflitto
profondamente modificato. L’ Inghilterra moralmente e politicamente
vincitrice, usciva dal conflitto fortemente ridimensionata sul piano
economico e militare e all’ inizio di una fase di rapido declino. Il sistema
si imperniava sulle due uniche superpotenze, attorno alle quali si
distribuiranno tutti i vecchi stati europei bisognosi di aiuto per la
ricostruzione postbellica e alla ricerca di una nuova collocazione nel
sistema internazionale. Immani erano le devastazioni, materiali e morali,
subite in conseguenza del conflitto.” (G.
Mammarella, 2000)
Ernest Bevin
Con il discorso del ministro
degli esteri britannico Ernest Bevin alla Camera dei Comuni del 22 gennaio 1948, prende concreto avvio il processo
di unificazione europeo. Bevin sostiene che, di fronte alla spaccatura
dell’Europa provocata dalla politica dell’Unione Sovietica, era giunto il
momento per «le nazioni libere
dell’Europa occidentale» di «unirsi
più strettamente», perché solo riunendo le energie spirituali e materiali
esse avrebbero garantito nello stesso tempo la loro sopravvivenza e la pace.
Bevin non propose un progetto di unione occidentale, ma si limitò ad indicare
la via da seguire per realizzarla. Egli invitò i paesi del Benelux ad
associarsi all’alleanza che Gran Bretagna e Francia avevano sottoscritto a
Dunkerque il 4 marzo 1947.
Aggiunse che:
«Dopo di ciò dobbiamo oltrepassare il cerchio dei nostri immediati
vicini. Dovremo considerare l’opportunità di associare a questa grande
concezione altri storici membri della civiltà europea, compresa la nuova
Italia. La loro eventuale partecipazione non è, naturalmente, meno importante
di quella dei paesi con i quali dobbiamo trattare per primi, se non altro per
ragioni geografiche» |
Di fronte a questa ipotesi, si
configurano diverse prese di posizione, che, schematicamente, possono essere
presentate così:
* l’
Italia si dimostra favorevole, ma solo a parole;
* gli
USA sono propensi ad un appoggio militare e ad un’ alleanza con un gruppo di
Stati;
* la
Francia è preoccupata per un’eventuale rinascita tedesca;
* i
Paesi del Benelux (Belgio, Olanda, Lussemburgo) preferiscono un’
organizzazione difensiva regionale;
* l’
Inghilterra, ottenuta l’ alleanza con gli USA, dimostrerà, nell’ aprile 1949,
di non voler procedere sulla via europea; il governo laburista britannico,
posto di fronte all’alternativa tra Commonwealth ed Europa non ebbe alcuna
esitazione nella scelta a favore del primo. Se avesse agito diversamente, la
Gran Bretagna avrebbe dovuto rinunciare alle posizioni imperiali che
manteneva fuori dall’Europa.
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Harry Truman
Il
17 marzo 1948 fu firmato il Patto di Bruxelles, senza la partecipazione
dell’Italia. Esso stabiliva una stretta collaborazione tra le parti nel campo
economico, sociale, militare e istituiva un apposito organo, il Consiglio
consultivo, cui affidava il compito di realizzare tale collaborazione.
Il
Consiglio dell’ Unione occidentale propose, alla fine di gennaio 1949,
all’Italia di associarsi alla seconda fase del negoziato per la costituzione
di quello che sarà chiamato Consiglio d’Europa. La presenza di una
delegazione italiana nell’ultima fase del negoziato per la definizione dello
Statuto del Consiglio d’Europa, a partire dal febbraio 1949, permise di
superare più facilmente la riluttanza americana e britannica alla partecipazione
dell’Italia all’Alleanza atlantica, partecipazione sostenuta dalla diplomazia
francese e che incontrava, ora, l’assenso di De Gasperi.
Il
1950 è un anno cruciale per quanto riguarda la storia dell’ Unione Europea:
si assiste infatti allo scoppio della prima bomba atomica sovietica e della
guerra di Corea. In conseguenza di ciò, gli Stati Uniti riesaminano le loro
strategie; il loro timore si fondava sul fatto che Mosca avrebbe potuto
approfittare della situazione. Il
presidente degli USA Harry Truman promuove pertanto una revisione delle politiche di sicurezza nazionale degli
Stati Uniti: era necessario aggiornare la risoluzione NSC 20/4, in cui si
vedeva Mosca come padrona del mondo, minacciosa sotto i punti di vista
politico, economico e ideologico, per promuovere attraverso la risoluzione
NSC 68, in cui si ravvisa come Mosca presenti tendenze espansionistiche e sia
mossa “da una nuova e fanatica fede”. Gli
Stati Uniti intendono controbattere aggressivamente con il riarmo e con la
repressione delle forze comuniste in Occidente. |
Il 25 giugno 1950 la Corea del
Nord invade quella del Sud con lo scopo di riunificare il paese e gli Stati
Uniti vengono colti alla sprovvista. Lo scoppio di questa guerra è visto
dall’ URSS come un take over comunista, gli Stati Uniti intendono riaffermare
il loro impegno anticomunista.
“Truman decise di accelerare
drasticamente il rafforzamento militare degli Stati Uniti e del “mondo
libero”.(…) “L’obiettivo di Washington era quello di dotarsi di una vasta e
articolata gamma di strumenti militari per raggiungere una superiorità
preponderante.” (…) “Per gli Stati Uniti la priorità assoluta continuava ad
essere rappresentata dalla difesa dell’ Europa occidentale.” (da ‘ L’ alleato scomodo ‘, M. Del Pero) (www.degasperi.net
- http://www.degasperi.net/scheda_fonti.php?id_obj=4568&obj_type) |
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Per un
breve lasso di tempo sembrò possibile un conflitto aperto con l’ Unione
Sovietica e ci furono pressanti esigenze per un riarmo ed un coinvolgimento
della Germania nello schieramento occidentale. Da parte italiana, invece, si
temeva maggiormente un’ azzardata iniziativa jugoslava (la questione di
Trieste e dell’Istria non era ancora stata definita in accordi
internazionali) e soprattutto prevalevano le preoccupazioni di politica
interna per la possibile azione di destabilizzazione che i partiti della
sinistra avrebbero potuto realizzare.
Con la
prospettiva della guerra De Gasperi, lo statista italiano, era spinto alla
ricerca di soluzioni che non si limitassero alla semplice contrapposizione
militare, ma presentassero un’ alternativa di grande respiro sul tema della
pace, alla quale lavorare nel futuro per creare un nuovo ordine
internazionale. Nel luglio del 1950, De Gasperi iniziava a riflettere sulla
necessità che fosse proprio l’ Europa ad assumere l’ iniziativa, pur senza
mettere in discussione la lealtà atlantica.
In un
discorso pronunciato alla radio italiana, egli dichiara:
“ Che cosa si intende fare quando si parla di una
Federazione europea? Ecco all’ ingrosso
di che si tratta: di una specie di grande Svizzera (…). La Svizzera come è
nata? Da una necessità di comune difesa. Gli Stati Uniti come sono nati? Da
una guerra di indipendenza, da un ideale di libertà (…). Sapete qual è la
vera difficoltà di questa grossa impresa? È quella economico – finanziaria
(..). Bisogna contribuire proporzionalmente alle proprie possibilità. (…). Si
comincerà a discutere il Piano Schuman per il carbone e l’acciaio. Questa è
una questione grossa, anzi è più grossa di quello che si immagina. Si tratta
di mettere insieme la produzione del carbone e dell’acciaio e poi
distribuirne l’ uso con una certa proporzionalità riguardo all’ esigenza e ai bisogni. Più grave
ancora è il problema quando si tratta di mettere insieme non già carbone e
acciaio, ma uomini armati, eserciti.” |
De Gasperi al tavolo di lavoro
Jean Monnet |
Nel secondo dopoguerra la Francia vuole recuperare il
suo ruolo di leadership, però si
trova ad essere alquanto debole sul piano politico - economico ed inferiore
alla Germania. A questo scopo propone lo sfruttamento dell’ area tedesca
della Ruhr: si tratta di creare un legame tra Francia e Germania, capace di
neutralizzare le due maggiori fonti della potenza tedesca, cioè l’ industria
pesante renana e l’ esercito. Per superare l’ ostacolo occorrevano idee
nuove: a questo proposito Jean Monnet propone di sottoporre la Germania al controllo di un’ autorità superiore e
sovranazionale, alla quale anche
la Francia avrebbe acconsentito sottomettersi. Ma Monnet si spinge ancora più
avanti: propone di avviare un processo di unificazione. |
René Pleven |
Queste idee sono condensate nel cosiddetto Piano Schuman (vedi www.degasperi.net),
presentato il 9 giugno 1950. I Paesi che vi aderiscono sono: Benelux,
Germania, USA e Italia, mentre la Gran Bretagna rifiuta, perché non
consultata preventivamente.
L’ ipotesi della realizzazione di un esercito europeo
viene espressa nell’ ottobre del 1950 nell’ Assemblea Nazionale dal Primo
Ministro René Pleven. Le prime
reazioni al progetto sono scettiche: Bonn sottolinea gli elementi
discriminatori insiti nel progetto a danno della Repubblica Federale;
l’amministrazione Truman ritiene che il progetto sia difficilmente
realizzabile; la Francia intende rinviare il più a lungo possibile il riarmo
tedesco; l’ Italia si trova d’accordo con Washington. Tuttavia Germania,
Italia, Belgio e Lussemburgo non respingono il progetto. |
Nella
riunione dei ministri degli Esteri (Strasburgo,10
dicembre 1951), De Gasperi propone formalmente che la " comunità di difesa sia dotata fin da principio di un organo a
carattere parlamentare e cioè di un'assemblea " prevista dal piano
Pleven, ma sulla quale non si era ancora deliberato. Nella successiva
riunione, a Parigi dal 27 al 30 dicembre, propone che quest'assemblea, oltre
alle funzioni come organo della comunità di difesa, abbia anche quella di
"determinare, entro sei mesi
dall'inizio della sua attività, il progetto di costituzione federale o
confederale". In una dichiarazione resa alla stampa, in quei giorni,
De Gasperi afferma:
"Il trattato aveva un preambolo di
carattere federalista, ma poi questo aspetto era relegato in secondo piano.
Viceversa, a Parigi abbiamo cercato di rovesciare l'impostazione del
trattato, inserendovi precisi impegni ed anche precise scadenze al fine di
garantire lo sbocco federativo ".
(www.degasperi.net -http://www.degasperi.net/scheda_fonti.php?id_obj=5877&obj_type=f2&parent_cat=) |
Pleven, De Gasperi, Schuman e Sforza al convegno italo-francese di
S. Margherita Ligure |
Nasce così il noto
articolo 38 del trattato, che egli, in seguito, esporrà in dettaglio al
Senato, in questi termini:
" Il trattato prevede che l'Assemblea, entro
sei mesi dalla sua entrata in funzione, preparerà un progetto federale basato
sul sistema bicamerale e la divisione dei poteri. Sarà quindi un'assemblea
con veste di 'precostituente europea’ ".
(per un contributo
audio: www.degasperi.net)
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Paolo Emilio Taviani
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Nel febbraio 1951 si apre il
negoziato per il Piano Pleven e alla guida della delegazione italiana viene
nominato Taviani . Dopo i primi
mesi di negoziato, nei quali sembrava che il progetto fosse destinato ad
insabbiarsi, il Piano Pleven assume i caratteri di una vera e propria
Comunità Europea di Difesa (CED) (vedi www.degasperi.net)
. La premessa per la sua realizzazione è l’importante “rapport intermaire”
firmato nella conferenza di Parigi. |
Il governo
italiano di fronte a questi sviluppi si trova in una posizione difficile:
Roma non può creare difficoltà né alla Francia, che rappresenta un valido
partner politico, né agli USA, garanti dell’equilibrio politico. Dal punto di
vista militare si ritiene che la CED possa avvantaggiare il fronte centrale
della NATO, a svantaggio del sud e del ruolo italiano. Inoltre c’è il rischio
che la CED si trasformi nel principale interlocutore degli anglosassoni,
mentre le scelte strategiche potrebbero essere influenzate da Bonn e Parigi,
ponendo ai margini l’ Italia. In campo economico la CED potrebbe imporre all’
Italia una politica di riarmo, che Roma sarebbe disposta ad accettare solo se
interamente finanziata da Washington; inoltre potrebbe verificarsi una
dispersione delle risorse dell’Italia a favore di un organismo
sovranazionale. Per quanto riguarda la politica, invece, verrebbe
riconfermata la marginalità dell’Italia nel suo ruolo internazionale.
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De Gasperi alla seduta inaugurale dell’ VIII sessione del Consiglio
Atlantico a Roma
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De Gasperi segue
una linea di sostegno dell’integrazione politica europea: matura in lui un
crescente favore nei confronti di una costruzione europea di carattere
federale. La difesa degli interessi nazionali dell’ Italia può essere
perseguita solo nell’ ambito di una costruzione europea che contribuisca a
europeizzare un Paese arretrato e a risolvere le gravi condizioni di
arretratezza economica e sociale, presenti nella penisola. De Gasperi
riconosce inoltre che all’ Italia non è preclusa la possibilità di svolgere
un ruolo di rilievo nel contesto politico. |
L’
Italia avanza pertanto l’ipotesi della creazione della CPE (Comunità Politica
Europea), che mira a difendere gli interessi nazionali. La nascita della CPE
avrebbe svuotato la CED della connotazione di organismo esclusivamente
militare e l’ Italia si sarebbe trovata su un piano di parità rispetto agli
altri Paesi europei. Questo progetto è sostenuto da Francia, Germania e USA,
il cui primo obiettivo è però quello di creare la CED. Il Benelux è scettico
nei confronti della CPE. |
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Il 27 maggio 1952 viene siglato
a Parigi il trattato istitutivo della
CED (vedi www.degasperi.net)
che comporta:
- particolari concessioni alla Francia da parte degli USA, in particolare per quanto
- riguarda le operazioni francesi in Indocina;
un maggior coinvolgimento degli USA nella difesa dell’ Europa;
L'articolo 38 prevede, su iniziativa italiana, l’avvio di una riflessione sulla
fattibilità della CPE, dopo aver
ultimato le trattative per la CED. Questo rappresenta un innegabile successo
per De Gasperi.
Nello stesso anno viene siglato
un trattato tra USA, Francia, Inghilterra e Germania: il Deutschlandvertrag,
che dichiara lo status internazionale della Germania, non più “nazione
occupata”. |
Robert Schumann |
In Italia nel frattempo si
registrano forti contrasti all’ interno del governo a maggioranza DC: PSI e PCI
conducono una campagna contro la CED, considerata come una minaccia per la
pace. De Gasperi decide quindi di operare un’ accelerazione europeista
italiana: propone che lo studio per la CPE venga avviato prima della ratifica
della CED. In questa proposta trova l’appoggio di Schumann. Si decide dunque di affidare l’esame del progetto della
CPE all’ Assemblea della CECA, che a sua volta istituisce un apposito
organismo, l’ “assemblea ad hoc”, nel cui ambito i rappresentanti italiani
assumono un ruolo significativo.
Nel 1952 l’attenzione di De
Gasperi è rivolta alla politica interna e alle elezioni politiche. Negli USA
i Repubblicani salgono al potere: inaugurano il New Look, una politica estera
che intende superare il containment del periodo trumaniano e risultare quindi
più aggressivi nei riguardi dell’ Unione Sovietica. L’ integrazione europea e
la CED restano gli obiettivi primari degli Stati Uniti, che esercitano forti
pressioni sull’ Europa ad assumere iniziative più ferme anche verso i
comunisti. |
Nel
marzo 1953 Stalin muore e si inaugura una politica di parziale “disgelo”
dell’Unione Sovietica e di vaga apertura nei confronti dell’Occidente. Ma
rimane ferma la volontà di rinviare il riarmo tedesco e di conseguenza l’
Unione Sovietica spinge gli stati europei a rifiutare la CED. Tali avances
trovano un terreno favorevole in Europa, dove l’opinione pubblica è
caratterizzata da una forte preoccupazione per il crescente oltranzismo
anticomunista americano e dal timore per una conflagrazione nucleare. Queste
tendenze rafforzano la Francia, da sempre contraria al riamo tedesco, e
aprono la strada a Churchill per sviluppare una politica di dialogo tra
Est ed Ovest.
Questo
perché, nonostante la forte ripresa produttiva iniziata nei primi anni '50,
la disoccupazione si manteneva su livelli elevati, i salari restavano bassi
e, di conseguenza, i partiti di sinistra e la Cgil si mobilitavano. Così,
costretti a fronteggiare la pressione della sinistra e minacciati
dall'eventualità di una crescita della destra, De Gasperi e i suoi alleati
tentano, nell'imminenza delle elezioni del '53, di rendere inattaccabile la
coalizione centrista, attraverso una modifica dei meccanismi elettorali in
senso maggioritario, tramite una legge
approvata nel marzo del '53 (vedi www.degasperi.net) e che fu
ribattezzata dalle sinistre "legge truffa". |
Winston Churchill
1953 Alcide De Gasperi e Wiston Churchill a Londra |
Georges Bidault
Konrad Adenauer |
De Gasperi dunque non presenta
il prospetto della CED nel suo progetto elettorale, dato che poteva solo
penalizzare la sua campagna: la Sinistra infatti considerava la CED, la
questione di Trieste e il riarmo tedesco, parte della “legge truffa”. Inoltre
nel 1953 in Francia Georges Bidault sostituisce Schuman: Bidault è ancora più scettico verso l’europeismo. Di
conseguenza De Gasperi non può più contare su Schuman, che si era dimostrato
sensibile verso gli interessi italiani. Contemporaneamente anche Adenauer riscontra difficoltà con le sue elezioni a causa della CED; ciò
comporta una crescente cautela di De Gasperi nella politica europea. |
A
questo proposito De Gasperi espone la sua valutazione in una lettera
indirizzata a Fanfani, segretario politico della DC:
“Se le notizie che giungono oggi
dalla Francia sono vere (…) ritengo che la causa della CED sia perduta e
ritardato di qualche lustro ogni avviamento all’ Unione Europea. Che una
causa così decisiva e universale sia divenuta oggetto di contrattazione
ministeriale proprio fra gruppi democratici e gruppi nazionalisti, che
sognano ancora la gloria militare degli imperatori, è veramente spettacolo
desolante e di triste presagio per l’avvenire.”
Dalla breve ricostruzione
effettuata emerge un rilievo possibile:
" l'azione sviluppata da De
Gasperi, in favore dell'unificazione europea, fu più intensa nella fase che
ha lasciato tracce minori (la CED) e meno incisiva in quella che doveva porre
una prima solida base dell'edificio europeo (la CECA). Tra i due metodi per
fare l'Europa che allora tennero campo, il funzionalista e il federalista, De
Gasperi abbia seguito più il secondo che il primo. Senonchè l'iniziale
federalismo fu presto superato dalla percezione che per quella via non solo
non si procedeva nel cammino, ma non lo si iniziava nemmeno e, con il suo
acuto senso del concreto, De Gasperi prese quindi a muoversi secondo il
metodo funzionalista almeno fino a quando si fece promotore dell'articolo 38
del trattato CED. (...) Rimane a chiedersi se il connotato federalista di
quel trattato abbia giovato o nuociuto al processo di unificazione europea.
L'aver voluto passare da una soluzione tecnica (il piano Pleven) ad una
soluzione più accentuatamente "politica" in senso europeo non ha giovato,
nell'immediato, alla battaglia per la ratifica della CED e quindi, in
definitiva, alla causa dell'unificazione europea." (Pietro Pastorelli, 1984 –
(vedi www.degasperi.net) . I processi storici hanno dei loro tempi di sedimentazione.
Discorso di De Gasperi sull’Europa Unita |
1953 Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer a Roma
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