Il Novecento e le sue storie di Scipione Guarracino costituisce un'opera interessante per più di una ragione. Innanzitutto per lo stile semplice, che ne fa un utile strumento didattico, ma senza sacrificare - ed è la seconda ragione del suo interesse - all'obiettivo divulgativo la proposta di spunti originali che invece sono presenti. Infine, questo libro si segnala per l'intelligente rielaborazione della storiografia sul Novecento, per quanto questo fatto costituisca anche il suo principale limite.
Guarracino fa riferimento sia a Barraclough che a Hobsbawm. Il Novecento rappresenta, anche per lui, un "secolo breve", compreso tra il 1914 e il 1991.
Tuttavia, con un procedimento narrativo e una griglia tematica molto vicine a quelle di Barraclough, Guarracino mette in luce come il Novecento trovi lungo la sua strada significati diversi, muti la sua identità.
Inoltre, il XX secolo può essere descritto, secondo Guarracino, con l'idea di un circolo. I fatti sovietici del 1989 sembrano ricongiungere la fine del "secolo breve" con il suo principio, facendo tornare attuali problemi perfino anteriori al 1914. Il secolo per Guarracino assume alla luce della sua "conclusione" la forma di un circolo che riconduce non solo al 1939 (riunificazione tedesca) ma al 1918-22 (dissoluzione dell'ultimo impero allora sopravvissuto) e al 1913 (dissoluzione anche della Cecoslovacchia e della Jugoslavia). Se non ancora più indietro dato che la fine dell'Unione Sovietica rimandava ai caratteri dello Stato russo costruito tra il XVI e il XIX secolo. Allora, se la fine dell'imperialismo e del colonialismo costituisce, secondo questo autore, un'acquisizione definitiva del XX secolo, da altri punti di vista si è ritornati al 1913 (vedi Galleria multimediale: Colonialismo).
Con la differenza che le tensioni nazionalistiche, che prima si erano manifestate all'interno delle costruzioni imperiali, adesso si sono trasferite entro realtà statuali più piccole. Le diverse forme di secessione non hanno portato alla nascita degli Stati nazione, ma degli "Stati delle maggioranze" contestati da minoranze. Ottant'anni dopo la Grande guerra, «compimento del secolo delle nazionalità», «realtà più arcaiche quali le etnie comparivano a rendere difficile la trama della storia, così semplice e lineare se letta secondo i due canoni ottocenteschi degli Stati nazione e delle classi».
Il "secolo breve", secondo Guarracino, appare diviso in due parti dalla seconda guerra mondiale, a loro volta articolate in fasi diverse: la prima guerra mondiale e il dopoguerra e l'epoca del conflitto triangolare (fino al 1945), per quanto riguarda la prima metà del secolo; l'epoca del "grande duello" che corrisponde a tutto il secondo dopoguerra, all'interno della quale va distinto l'ultimo ventennio (crisi economica, "nuova guerra fredda", crollo del comunismo), per quanto concerne la seconda.
Se la fine del colonialismo e la questione dello sviluppo delle nuove nazioni (sia in termini di fallimenti che, viceversa, di successi) segnano per un verso l'intero "secolo breve", anche Guarracino ritiene che la sfida lanciata dal comunismo al capitalismo costituisca il percorso principale del XX secolo, per questo esso termina nel 1989-1991.
La prima guerra mondiale, d'altro canto, ne costituisce l'inizio non solo perché è dal 1917 che questa sfida viene lanciata, ma per un insieme di ragioni. La guerra fu, in primo luogo, un "compimento" delle vocazioni del XIX secolo: liberazione delle nazionalità dagli imperi "tiranni dei popoli", «affermazione delle democrazie liberali contro gli stati del militarismo e delle aristocrazie terriere».
Anche la rivoluzione proletaria mondiale rappresentava, d'altronde, un'altra vocazione del XIX secolo. La guerra fu un momento di rottura, inoltre, perché decretò la fine dell'epoca del "concerto" delle potenze e della "guerra limitata"; andò in frantumi il sistema economico mondiale (stabilità dei prezzi e delle monete). Infine, la guerra mondiale costituì una sorta di compendio di molti degli aspetti che avrebbero caratterizzato il XX secolo (l'esperienza della guerra come esperienza della "specifica modernità del Novecento", il rapporto tra tecnologia e guerra che produsse «l'ostinazione portata fino alla strage», la tensione ideologica...).
La crisi del primo dopoguerra e l'epoca del «conflitto triangolare» (tra capitalismo, fascismo e comunismo) e del secondo conflitto mondiale sono contrassegnati da altri momenti o processi che - secondo Guarracino - danno al secolo altri significati. Lo sterminio degli ebrei costituisce, ad esempio, un altro dei passaggi in cui il "secolo breve" scopre il suo senso più profondo.
Se il risultato della prima guerra mondiale era stato quello di avviare la disgregazione del dominio dell'Europa sul mondo e l'affermazione degli Stati Uniti nel ruolo di centro politico ed economico, la seconda guerra mondiale «mutò completamente il senso del XX secolo». Per diversi motivi. Innanzitutto soppresse completamente uno dei tre contendenti degli anni Trenta (il fascismo) e smentì il carattere epocale che esso aveva voluto imprimere alla propria sfida. In questo quadro, l'antifascismo, «cioè la volontà che tutto questo non dovesse accadere più», diventava un principio di autodefinizione del secolo. In secondo luogo, il 1945 costituì una svolta epocale anche perché chiuse ciò che restava del XIX secolo e tagliò nettamente il problema delle nazionalità, attraverso gli spostamenti delle frontiere fra i paesi dell'Europa orientale e l'espulsione o la fuga delle minoranze. In realtà, il problema delle minoranze non venne risolto e negli Stati comunisti si concentrava ormai una buona parte delle questioni nazionali sopravvissute in Europa. E questi conflitti sotto questo tipo di regime non potevano più manifestarsi come nel periodo precedente. Questa è una delle ragioni, secondo Guarracino, del riemergere di questo tipo di tensioni all'indomani del 1989.
In terzo luogo, Guarracino arriva alla conclusione che se il 1914, e in qualche misura il 1929, hanno le carte in regola per costituire l'inizio del XX secolo, il 1945 è però un momento così forte che sembra ricondurre all'interno di un possibile "lunghissimo Ottocento" il trentennio precedente, «mettendo fuori gioco la cultura e la prassi politica del nazionalismo, ponendo fine alla centralità dell'Europa, avviando la decolonizzazione, inaugurando il bipolarismo».
L'epoca del "grande duello" (tra Stati Uniti e Unione Sovietica) è nata con queste caratteristiche, tuttavia nel corso di quest'epoca il "secolo breve" conobbe nuove tappe nelle successive percezioni che ha avuto di se stesso. L'inizio dell'era nucleare, nel quadro della guerra fredda, costituì una di queste tappe, perché modificava alla radice il discorso sulla pace e sulla guerra «e suggeriva che quel secolo poteva essere anche l'ultimo nella storia dell'umanità». Un altro elemento di definizione di se stesso, infine, il secolo lo trovò nella "società dei consumi", che succedeva al «XIX secolo del lavoro e del risparmio».
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